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Lamberto Ferri Ricchi

Oltre L’Avventura

Meraviglie e Misteri del Mondo Sotterraneo e Sommerso

Edizioni IRECO – Marzo 2001


SINTESI DEI CAPITOLI DEL LIBRO

(ed alcuni clip fotografici)

L'ESPLORAZIONE DELLE GROTTE DI PASTENA       

L’ingresso delle Grotte di Pastena (Frosinone) è un gigantesco inghiottitoio, situato nel punto più basso di una suggestiva conca, che riceve le acque piovane provenienti da un vasto bacino imbrifero. Da qui le acque s'inoltrano in una lunga galleria naturale, detta Ramo Attivo, attraversano da parte a parte i rilievi collinari settentrionali del bacino ed infine, dopo un tragitto di circa 2200 metri, rivedono la luce dalla risorgenza dell’Obbùco. Una delle più rilevanti imprese di speleologia subacquea è certamente quella che ebbi la fortuna di condurre con l’aiuto d’alcuni amici del gruppo URRI di Roma: tra il 1964 ed il 1968 superammo in immersione sette sifoni successivi che sbarravano il corso del fiume sotterraneo e l’esplorammo completamente. Dettagliati resoconti dell'impresa, pubblicati su riviste nazionali ed estere, contribuirono a diffondere quella che all'epoca era un'attività pressoché sconosciuta: la speleologia subacquea.

LA GROTTA E' SALVA   

Nel corso dell’esplorazione delle Grotte di Pastena individuai delle strozzature, in corrispondenza di vari sifoni, che s’intasavano con il materiale trascinato dalle piene: questo era il motivo che provocava la frequente sommersione delle grotte e ne impediva l’utilizzo turistico. Nel 1973 ebbi l’incarico di redigere il progetto esecutivo per la rettifica idraulica del fiume sotterraneo e la valorizzazione turistica delle grotte. Poi l’impresa POUCHAIN eseguì con successo i lavori di progetto, superando ostacoli d'ogni genere. Qui racconto gli aspetti avventurosi che caratterizzarono le operazioni, quali furono le tecniche, le attrezzature impiegate e le difficoltà incontrate nel portare a compimento le opere. In seguito le grotte furono visitate anche da 70.000 turisti l’anno ma nei momenti di maggiore affluenza non furono più in grado di accogliere degnamente i visitatori. Il Consorzio che gestisce le grotte mi chiese di occuparmi del problema. Qui espongo alcune delle soluzioni proposte: una di queste prevede di aprire alle visite turistiche l’intero fiume sotterraneo. Le Grotte, con gli oltre tre chilometri di gallerie visitabili, avrebbero così un percorso tra i più lunghi e spettacolari che si conoscano ed acquisterebbero in breve notorietà e importanza a livello internazionale.

FIUMI SENZA LUCE   

Ecco alcune immagini di esplorazioni speleosubacquee riprese alla fine degli anni sessanta, quando era in fase di conclusione l'epoca pionieristica della speleologia subacquea. Le attrezzature di base erano le stesse utilizzate per la normale pratica subacquea. Oggi l'esperienza, l'evoluzione tecnica e la necessità di conseguire traguardi sempre più impegnativi impongono l'uso di pesanti ed ingombranti attrezzature specialistiche.

NELL'ANTRO DEL CORCHIA  

Ho scattato queste foto nel corso di una spedizione nell'Antro del Corchia, in Toscana, uno dei più importanti complessi speleologici al mondo per profondità ed estensione.

L'INFERNIGLIO PROSEGUE  

Le immagini si riferiscono alle prime esplorazioni subacquee della risorgenza dell'Inferniglio nei pressi di Subiaco (Roma) che iniziammo nel 1965. Di recente alcuni speleosub francesi hanno ripreso le esplorazioni nel corso delle quali hanno superato dieci sifoni consecutivi, di cui il secondo lungo ben 400 metri.

IN GROTTA CON LA SORBONA  

"Fare dell'archeologia" ha sempre avuto, come significato più diffuso tra la gente, la ricerca clandestina d'oggetti antichi per arricchire una propria collezione o per trarne guadagni. Vi sono, però, alcune persone ed organizzazioni private che da sempre collaborano in autonomia, ma in perfetta sintonia, con le autorità preposte allo studio ed alla tutela del patrimonio culturale. In questo capitolo racconto le fasi di un difficile lavoro di ricognizione subacquea che condussi con amici di un gruppo archeologico nel laghetto interno della "Grotta Polesini" (Tivoli, Roma), ben nota per aver restituito importanti testimonianze del nostro passato.

LA CROCE DEL DE MARCHI   

Nell'aprile del 1961 una giovane ed esile speleologa romana penetrò in un angusto passaggio della "Grotta a Male" (Assergi, L'Aquila). Ritrovò così gli ambienti che l'ingegnere militare Francesco de Marchi aveva descritto in una suggestiva cronaca del 1573 ed invano cercati da molti studiosi. Il gruppo speleologico che stava conducendo l’esplorazione della grotta avrebbe voluto estendere le ricerche nei gelidi laghetti sotterranei, per appurare l’eventuale presenza di prosecuzioni sommerse o di reperti archeologici. Venutone a conoscenza, offrii la mia disponibilità. Fu un'emozionante avventura nelle viscere del massiccio del Gran Sasso, ricca di affascinanti contorni storici ed archeologici.

UNA FINESTRA IN FONDO AL MARE   

I parchi marini devono essere conosciuti e goduti anche da chi non s'immerge. Con quest'intendimento progettai un "Osservatorio Sottomarino", un lungo tunnel che prende inizio da una costa rocciosa, scende dolcemente verso il basso e termina con un'ampia rotonda lenticolare, ad una ventina di metri di profondità. Numerosi oblò e pareti trasparenti permetteranno ai visitatori di osservare i fondali da varie angolazioni. Un'avveniristica Base Subacquea sotterranea, dove saranno ospitati anche laboratori di ricerca, e comunicante con il mare tramite un sifone, consentirà ai sub di immergersi in tutta sicurezza, anche in caso di mare agitato, per effettuare studi di biologia marina, pasturare i pesci o compiere affascinanti escursioni turistiche intorno all'Osservatorio.

NEI SOTTERRANEI DELLE TERME DI DIOCLEZIANO

Scendere nel sottosuolo dell'antica Roma e penetrare in cripte e cunicoli sigillati da tempi remoti è veramente un'esperienza unica e indimenticabile. In questo racconto riferisco sulle indagini effettuate con il georadar per accertare la presenza di cavità e sulle successive esplorazioni eseguite negli sconosciuti sotterranei della basilica di Santa Maria degli Angeli, tra grossi topi di fogna e liquami, per determinare l’ubicazione delle strutture sotterranee, prima della collocazione di un gigantesco e pesantissimo organo monumentale. Ricostruisco poi alcuni degli interventi compiuti da Michelangelo che, operando con gran perizia, seppe trasformare quanto rimaneva dei ruderi delle terme di Diocleziano, nella celebre basilica romana.

LA METODOLOGIA GEORADAR

Uno dei sistemi più avanzati per accertare la presenza di cavità e strutture murarie sepolte mediante indagini non invasive.

PARLARE SOTT'ACQUA CON LA RADIOBOA   

Si può ben comprendere l'utilità di un efficace ed economico sistema, che consenta le comunicazioni tra sub in immersione ed i colleghi in superficie. Ebbene per necessità ne ideai uno che poi realizzai con un collega e collaudai più volte di fronte ad un pubblico d'esperti subacquei. Due aziende si dichiararono disposte a produrlo. Ma i tempi non erano ancora maturi per l'elettronica applicata alla subacquea e così l'attrezzatura finì nel "dimenticatoio". La ripropongo da queste pagine, illustrandone le caratteristiche. Forse qualcuno capirà l'importanza che potrebbe avere ancor oggi questa semplice quanto rivoluzionaria apparecchiatura.

SOPRAVVIVENZA IN MARE   

Quale tenente di complemento dell’Aeronautica Militare ebbi l'incarico di organizzare, assieme a Franco Papò, il primo corso sperimentale di Sopravvivenza in mare. Addestrammo numerosi piloti a catapultarsi dai caccia con il seggiolino eiettabile, ad usare correttamente il paracadute, ad impiegare le tecniche di sopravvivenza ed infine ad essere raccolti dagli aerei e dagli elicotteri del Soccorso. Fu un'esperienza straordinaria. Poi, in vista della futura preparazione di personale dell’Aeronautica da utilizzare in operazioni di soccorso in mare, sperimentai diverse tecniche di lancio dall'elicottero con le bombole. Fatto davvero unico, alle esercitazioni militari presero parte, per tutta la durata dei corsi, anche gli amici speleosub che stavo addestrando, per assistere i piloti durante le severe esercitazioni in acqua.

IMMERSIONE IN UNA FAVOLA   

Siamo entrati nel fantastico mondo delle sorgenti: acque gelide, pure e cristalline, che sgorgano in mille modi diversi dalle vene della terra. Una vita vegetale ed animale di splendore inusitato. Colori incredibili e scintillanti, pietre smaltate, sabbie mobili, ordigni di guerra, isole galleggianti. A volte anche nuovi dati scientifici e preziose testimonianze del passato. La serie di racconti è ricca di utili suggerimenti e indicazioni su come compiere delle splendide immersioni in spazi liquidi del tutto inconsueti, sia per il piacere di un'immersione originale, sia per compiere osservazioni naturalistiche, documentazioni fotografiche e televisive.

UN CLIC NEL BUIO   

Gli ambienti speleologici offrono un gran numero di situazioni che permettono di eseguire fotografie di rara bellezza. Le foto più difficili sono quelle che mostrano l'uomo ripreso in questi ambienti perché la mancanza di luce rende problematico lo studio dell'inquadratura e dell'espressione, mentre le sorgenti di luce artificiali vanno utilizzate con particolari accorgimenti.

NEL SANTUARIO DELLA PREISTORIA ITALIANA   

Nel 1970 avvenne un'eccezionale scoperta per opera di speleologi: la celebre "Grotta dei Cervi" di Porto Badisco (Otranto, Lecce), uno dei più importanti e grandiosi monumenti d'arte pittorica parietale preistorica d'Europa. La grotta, consegnata integra alle Autorità, fu prima offesa da scavi che nulla avevano di scientifico; poi vi furono praticate delle scriteriate aperture, senza considerare i danni innescati dalla circolazione dell'aria. Corse anche il rischio di scomparire sotto il cemento di un erigendo residence turistico. Intervenne la magistratura che diede incarico agli speleologi di compiere una perizia sulla grotta. Presi parte a quei lavori ed effettuai un rilevamento preciso della cavità con un radiolocalizzatore: lo scempio fu evitato, ma i problemi della conservazione dei dipinti non furono risolti.

INDAGINI A TUTTO CAMPO

Sono numerose le branche scientifiche che si occupano dello studio degli ambienti sotterranei; le più importanti sono: la geologia, l'idrologia, la meteorologia, la biologia, la paletnologia, la fisiologia. Ecco alcuni momenti del lavoro di ricerca che si svolge nelle grotte.

LE GROTTE SULFUREE DI PALINURO   

Le scogliere di Capo Palinuro (Salerno) sono visitate ogni anno da migliaia di sub provenienti da tutta Europa. Il forte richiamo è determinato dalla presenza di una trentina di grotte sommerse, alcune delle quali con grandiose cavità e diramazioni ed altre con sorgenti d'acque sulfuree e rilevanti singolarità biologiche. La crescita di quest'inconsueta forma di turismo subacqueo ha però provocato, nel corso degli anni, diversi incidenti mortali. Luigi Ghelia, nell'intento di prevenire questi infortuni, m'invitò a Palinuro chiedendomi d'insegnare alle guide del suo diving le tecniche per far compiere ai sub immersioni speleologiche ricreative con la dovuta sicurezza. Da quell'incontro ebbero origine altre importanti iniziative di carattere scientifico ed esplorativo, che hanno poi permesso di chiarire buona parte dei tanti fenomeni straordinari che caratterizzano quelle grotte. In seguito nacquero nuovi diving: in quello creato da Fabio Barbieri si può praticare della speleologia subacquea anche a livello impegnativo.

UN PO' PER SCIENZA ... UN PO' PER AVVENTURA

Diversi racconti del libro trattano argomenti che hanno a che fare con la speleologia subacquea. Nelle note che seguono ho perciò riportato delle riflessioni utili a quei lettori che intendesse svolgere quella che molti ritengono sia una delle più singolari e affascinanti pratiche esplorative che si conoscano e alcune considerazioni sulle attrezzature del futuro.

I SIFONI PIU’ LUNGHI E PROFONDI IN ITALIA E NEL MONDO

elenco aggiornato di cinquanta sifoni e delle persone che hanno compiuto le esplorazioni record.

A SCUOLA CON IL FILO D'ARIANNA

La Scuola nazionale di Speleologia Subacquea (SNSS) è una delle varie Commissioni in cui si articola la Società Speleologica Italiana (SSI). Ecco come si svolgono i corsi per il conseguimento del prestigioso brevetto SSI-UIS.

SOCCORSO SPELEOLOGICO

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, con la sua sezione formata da volontari provenienti da vari gruppi grotte, è istituzionalmente preposto a prestare soccorso alle vittime d'incidenti in ambienti speleologici anche sommersi ed a svolgere opera di prevenzione infortuni. Oltre agli specialisti del recupero, vi è la costante presenza di un medico appositamente addestrato per la medicina d'urgenza in grotta. Le immagini sono state riprese nel corso di un’importante esercitazione condotta con le Forze dell’Ordine.

SUB NEL COLOSSEO   

Uno dei primi archeologi subacquei italiani ad indossare le bombole fu Claudio Mocchegiani Carpano che con noi imparò a scendere sott'acqua. Partecipai con lui ad una singolare esplorazione in una cloaca allagata del Colosseo. Qui riporto il racconto di quell'esperienza tratto dal suo libro "Archeologia Subacquea". Le sue ricerche proseguirono poi in altre fogne sigillate da limo contenenti reperti importantissimi che, studiati da un'équipe di ricercatori, fornirono nuove importanti informazioni sul funzionamento del famoso anfiteatro.

LA NAVE DELL'AMBULANTE              

Una Soprintendenza lungimirante fece sì che i subacquei dell'isola d'Elba diventassero i migliori sorveglianti del grande patrimonio archeologico sommerso. Quando avvenne il ritrovamento casuale del relitto di un antico veliero romano, lo scafo fu prontamente scavato e diventò oggetto di studi d'avanguardia da parte di scienziati, tecnici ed esperti in varie discipline. Alessandro Fioravanti m’invitò a partecipare a quei lavori. Così fotografai l'antico relitto con la tecnica tipica impiegata nell'aerofotogrammetria. Del carico faceva parte anche una cassetta di legno contenente una strana sostanza cremosa. Ne portai un campione all'Istituto di Geochimica di Roma assieme a frammenti lignei della nave per stabilire l’età del relitto. Dopo ripetute analisi appurarono infine che la sostanza cremosa era la misteriosa "huntite", un minerale rarissimo, mentre le analisi con il metodo del C14 diedero risultati concordi con quelli archeologici.

PALAFITTE A BOLSENA            

Qui racconto le mie prime esperienze archeologiche ed in particolare quelle che ebbero inizio nel lago di Bolsena, dove effettuai la prima documentazione fotografica del famoso giacimento palafitticolo del "Gran Carro". Quell’ampia documentazione, trasmessa da Fioravanti alla Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale, giunse nelle mani della Pennsylvania University che ottenne il permesso di effettuare recuperi e studi sul giacimento. Arrivò una sua équipe subacquea diretta da Peter Throckmorton ed io fui invitato a partecipare ai lavori. Terminata la campagna cominciarono gli studi per stabilire le cause della sommersione del sito archeologico: nacque così la mia tanto discussa "teoria climatica".

IMMERSIONE NELLA PREISTORIA        

La "teoria climatica" prevedeva l’esistenza di variazioni di livello sincrone di altri laghi del centro Italia. Presi ad esplorarli sistematicamente e ben presto vi rinvenni importanti elementi archeologici. Poi ebbi l’incarico di condurre una campagna di studi e recuperi su tre antichi abitati palafitticoli dell'età del Bronzo che avevo rinvenuto nel laghetto di Mezzano (VT). Vi parteciparono noti ricercatori subacquei. Impiegammo per quell’importante occasione attrezzature e tecniche che ancor oggi sarebbero d'avanguardia. Recuperammo numerosissimi reperti archeologici in ottimo stato di conservazione ed iniziarono gli studi interdisciplinari. Il Soprintendente elogiò il lavoro svolto, poi, l’eccezionalità del ritrovamento scatenò gelosie di mestiere. Terminarono così i nostri lavori ma gli scavi continuarono indisturbati ad opera di clandestini.

BOA TELESCOPICA   

La "boa telescopica" è un dispositivo che progettai e costruii per eseguire il rilevamento topografico di giacimenti archeologici sommersi. Si tratta, in sostanza, di un grande galleggiante di ferro, munito di un semplice ed efficace dispositivo pneumatico, che consente la salita e la discesa verticale di una lunga colonna di tubi. Alla sua estremità si può fissare una telecamera, per effettuare la mappatura speditiva o di precisione dei fondali ed altre operazioni di rilevamento. La boa è stata impiegata sui giacimenti archeologici sommersi del Lago di Mezzano, dove ha fornito ottimi risultati.

IL TUNNEL DELL'ORACOLO   

Secondo gli antichi scrittori, i romani avrebbero scavato l'emissario sotterraneo del Lago Albano per ubbidire ad un responso dell'Oracolo di Delfi, il quale aveva attribuito una prodigiosa risalita delle acque ad un monito degli dei. In questo racconto descrivo le avventurose ricognizioni che condussi con alcuni amici nell'antico cunicolo, lungo ben 1450 metri. Ne studiai i criteri costruttivi ed i veri motivi che imposero la realizzazione di quella straordinaria opera idraulica ed arrivai alla conclusione che il lago subì, nel corso dei secoli, notevoli escursioni di livello, a seguito d'intense variazioni climatiche. L'anomala risalita delle acque, considerata un episodio leggendario collegato alla guerra contro Veio, sarebbe invece un fatto realmente accaduto.

LE NAVI DI CALIGOLA

Il Lago di Nemi, nei pressi di Roma, è uno scrigno di tesori archeologici ancora in grado di fornire nuove importanti conoscenze sul passato. Con questa convinzione ripresi alcune delle indagini svolte nell'anteguerra dall'ing. Guido Ucelli, che si occupò del recupero e dello studio delle famose navi romane. Penetrai, così, nell'antico emissario sotterraneo, lo studiai a fondo e ne determinai modalità costruttive e probabile data di scavo; utilizzai elementi storici ed archeologici per stabilire importanti correlazioni con variazioni climatiche verificatesi negli ultimi millenni; formulai nuove possibili spiegazioni sulle cause dell'affondamento delle navi e su come esse venivano messe a secco in caso di necessità ed una nuova ipotesi circa l'origine del nome "speculum Dianae" attribuito al lago di Nemi fin dai tempi arcaici. Riporto poi il gustoso racconto dell'ardito capitano Francesco De Marchi che nel lontano 1535 condusse la prima esplorazione con una campana subacquea sulle celebri navi. Concludo con amare considerazioni circa lo stato di quasi abbandono in cui versa da 50 anni il museo delle antiche navi.

LA FORESTA DI PIETRA           

Nei laghi la vita sembra assente e questo spiega perché siano così poco frequentati dai sub. Interessano invece a geologi, biologi, zoologi e ad altri ricercatori che sanno interpretare ogni più piccolo ed apparentemente insignificante dettaglio. Qui racconto il rinvenimento e le ricerche condotte su alberi sommersi nel Lago di Martignano, nei pressi di Roma, che feci datare con il metodo C14 e risultarono di epoca romana. Per spiegare la loro sommersione, condussi complesse esplorazioni nei due emissari sotterranei: l’antico acquedotto Alsietino e quello del diciannovesimo secolo. Ne trassi ulteriori importanti dati scientifici a sostegno della "teoria climatica". Recenti lavori di altri ricercatori istituzionali hanno confermato le mie conclusioni.

CLIMA E STORIA

Verso la metà degli anni sessanta accertai che molti bacini lacustri dell'Italia centrale erano stati interessati da notevoli escursioni di livello, che queste erano avvenute contemporaneamente, che la causa era da attribuire a variazioni climatiche e che i dati ricavati potevano essere utilizzati per ricostruire l'evoluzione del clima regionale dalla preistoria ad oggi. Osservai che le variazioni climatiche di maggior intensità e durata avevano influito sulle economie agricole regionali determinando lunghi periodi di carestie, emigrazioni e recessi culturali oppure floridezza, espansioni territoriali e sviluppo delle civiltà. Da quest'insieme di dati e considerazioni nacque la "teoria climatica" che spiego in questo capitolo. Oggi che i governi del mondo hanno richiesto alla Comunità Scientifica Internazionale approfondite indagini sui processi interattivi tra clima, ambiente e attività umane relativi degli ultimi millenni i miei studi sono stati ripresi e convalidati da vari centri di ricerca istituzionali.

LA VORAGINE DEI SACRILEGHI

La Ciociaria è un territorio con importanti reliquie archeologiche, grandiose opere monumentali e bellezze naturali, note e famose nell'ambito locale, ma pressoché ignorate dai turisti che dal nord d'Italia scendono verso il Mezzogiorno. Così pochi sanno dell'esistenza, in questo splendido territorio, dei due grandiosi monumenti carsici presenti a Collepardo (Frosinone), noti come Pozzo d'Antullo o Santullo e come Grotta dei Bambocci o della Regina Margherita. Di recente le Autorità m’incaricarono di eseguire un progetto per la valorizzazione turistica dei complessi speleologici. Ecco, per grandi linee, una sintesi del progetto, redatto per rendere compatibili due realtà con esigenze spesso contrapposte: rispetto della natura e fruizione turistica.

LA GROTTA CHE NON SI TROVA

Il più grande "Presepio dell'Epifania" del mondo è un imponente complesso monumentale composto da otto imponenti ed artistiche statue, la più alta delle quali supera i quattro metri d'altezza. Fu realizzato da un insigne scultore e pittore romagnolo, noto anche per i suoi studi leonardeschi e sulla Sacra Sindone e per aver eseguito numerose statue commissionategli da enti religiosi e laici in Italia e nel mondo. Dalla sua improvvisa morte le statue, che riporto in fotografia, giacciono in precari ricoveri; in omaggio alla tradizione, andrebbero collocate in una grotta da ricostruire all'interno di un edificio religioso ma, date le dimensioni eccezionali, non è stato possibile trovarlo. Perché allora non sistemarle sotto un riparo roccioso o in una vera grotta?

NELLE VENE DELLA TERRA   

Questo è il racconto dell'avventurosa esplorazione di una risorgenza sottomarina che si trova in Sardegna, nel golfo di Orosei, a sud di Cala Gonone (Nuoro). Nel corso di quell'esplorazione penetrai con un amico in una grotta sommersa che risultò lunga 470 metri: percorremmo in totale 1080 metri senza mai trovare aria, conquistando così due record mondiali. Le tante osservazioni tecniche e scientifiche che riportai su diverse pubblicazioni resero più familiari le grotte sommerse, che a quei tempi erano evitate anche dai sub più temerari e preparati, contribuendo ad abbattere le barriere psicologiche che ancora ostacolavano la pratica delle esplorazioni speleosubacquee. Con il trascorrere degli anni la speleologia subacquea ha poi affrontato obiettivi sempre più audaci. Oggi, ad esempio, nella vicina Grotta del Bue Marino, sono in corso le esplorazioni di alcune diramazioni, che comportano il superamento di numerosi, lunghi sifoni successivi.

NUVOLE VERDI   

Lungo le coste del golfo d'Orosei, nella Sardegna orientale, ingenti quantità d'acque dolci fuoriescono da varie grotte e scaturigini sommerse della costa. Un loro studio sistematico non è mai stato condotto, ma il potenziale delle falde freatiche sembra notevole e potrebbe certamente contribuire a placare la grande sete che d'estate attanaglia ogni angolo dell'isola. Recentemente penetrai con due amici in una grotta sommersa, pompai del colorante in una fessura dalla quale fuoriusciva una notevole quantità d'acqua dolce e sperimentai un metodo semplice ed efficace per misurare la portata delle sorgenti sottomarine.

PIPISTRELLI ALL'INFRAROSSO      

Per fotografare dei pipistrelli in volo realizzai una speciale barriera elettronica a raggi infrarossi. Quando un pipistrello l'attraversava provocava lo scatto di un flash elettronico: il pipistrello veniva così ripreso da una macchina fotografica posta su di un cavalletto. Poi eseguii altre singolari immagini con una ben più complessa apparecchiatura stroboscopica.

ACQUE DI ZOLFO   

Nessuno si era immerso prima in una sorgente solforosa. Al di là di questo singolare primato, le tante notizie ed i dati di carattere tecnico e scientifico che raccolsi resero particolarmente interessante quest'inconsueta esplorazione. Le sorgenti appaiono come due laghetti adiacenti dai quali parte un canale che va ad alimentare le moderne terme "Acque Albule" di Tivoli. Il lago esplorato ha un diametro di 150 metri, una profondità di 36 ed è proprio adiacente alle rovine delle antiche terme romane. Gas irrespirabili e venefici sgorgano abbondanti dalle acque, perciò le sorgenti sono circondate da alte recinzioni con appariscenti cartelli che riportano avvisi di pericolo di morte. Strane forme di vita che si sviluppano in quell'ambiente privo d'ossigeno e piccoli animali mummificati lungo le rive, creano un'atmosfera terrificante, ma nello stesso tempo molto stimolante per i ricercatori.

NEI LABIRINTI SOMMERSI DI CAPO CACCIA        

Alla fine degli anni sessanta la speleologia subacquea era ancora praticata in forma occasionale. I pochi speleosub capaci di compiere importanti esplorazioni svolgevano la loro attività soprattutto nell'ambito delle organizzazioni speleologiche: queste, tuttavia, si dedicavano principalmente all'esplorazione delle grotte dell'entroterra. L'esplorazione delle grotte sottomarine avveniva perciò casualmente, per lo più ad opera di qualche cacciatore subacqueo o di corallari. Appresi che alcuni corallari avevano scoperto un grande complesso di grotte sottomarine intercomunicanti, sotto la Punta dell'Asino, a Capo Caccia (Alghero, Sassari) e mi recai sul posto per esaminarle e studiarle. Poi, anno dopo anno, estesi le esplorazioni all'intero promontorio di Capo Caccia e di Punta Giglio. I racconti di quelle singolari esplorazioni, pubblicati sulla rivista Mondo Sommerso, fecero conoscere ai sub quegli stupendi ambienti sommersi. Oggi sono una delle mete preferite dei subacquei provenienti da tutta Europa, che le visitano in tutta sicurezza in compagnia degli istruttori dei centri d'immersione locali.

VETICA: IL POZZO DELLA MORTE   

Nell'aprile del 1971 le Autorità della provincia di Frosinone mi chiesero di collaborare alla ricerca di un uomo, che si era allontanato da casa col proposito di porre termine ai suoi giorni. Vi era motivo di ritenere che si fosse gettato nella Vetica, una profondissima voragine con un salto iniziale di 150 metri, che si apre sul fianco dell'omonima montagna, nei pressi dell'abitato di Pastena. Ecco il racconto di quella difficile operazione.

UNA CATTEDRALE SOTTERRANEA      

L'esplosione d'alcune mine in una cava sul monte Soratte (Roma), scoperchiò la volta di una gigantesca caverna. Vi scesi per fotografarne le eccezionali concrezioni e studiarne l'eventuale uso turistico. Purtroppo ogni iniziativa si fermò ed ora quella stupenda cattedrale sotterranea subisce un rapido degrado causato dall'esposizione alla luce del sole e dai vandalismi della gente che vi getta vacche ammalate ed usa le migliaia di sottili stalattiti a spaghetto quali bersagli.

NEI POZZI SACRI DELLA DRAGONARA   

La curiosità è una molla potente che può spingere a compiere imprese al limite delle capacità umane. Proprio questa condusse un subacqueo sardo ad effettuare un'esplorazione ardita e solitaria, in una grotta del celebre promontorio di Capo Caccia (Alghero, Sassari), a caccia di fantomatici idoli pagani. Come spesso accade, il sub rinvenne molte cose assai interessanti, ma del tutto diverse da quelle cercate. Organizzai e diressi le prime indagini subacquee in quella grotta. Le immersioni furono molto impegnative e si sfiorò la tragedia, ma i risultati scientifici compensarono i rischi e le fatiche sopportate

NOTTE INFERNALE

E' un'avventura che risale al maggio 1970. Ma Stromboli, il celebre vulcano delle isole Eolie, non è certo cambiato. In quel tempo il mondo seguiva con ansia le irrequietezze dell'Etna, mentre a Pozzuoli il movimento bradisismico legato al vulcanismo flegreo sembrava volersi accentuare. Tuscania, fiorente cittadina Viterbese, che sorge su di un'area vulcanica, era stata duramente colpita da un terremoto. Eravamo forse su un gran pentolone che stava sbuffando da tutti i lati, nell'attesa del botto finale? In questo clima "ribollente" s'inseriva anche il celebre vulcano di Stromboli, che nei primi di maggio aveva avuto un sussulto più violento del solito: dal cratere era poi fuoriuscita una copiosa colata lavica che si era riversata in mare lungo la celebre "Sciara del Fuoco". Volli andare a vedere come stavano effettivamente le cose.

IL MISTERIOSO ACQUEDOTTO ETRUSCO DI TARQUINIA   

A Tarquinia (Viterbo), durante i lavori di restauro d'un antico fontanile, fu individuato l'imbocco di un cunicolo etrusco. Ecco la storia della sua difficile esplorazione, che comportò anche il superamento di uno strettissimo e pericoloso sifone. Era la prima volta al mondo che venivano impiegati degli autorespiratori in un antico acquedotto. Il rilievo topografico del cunicolo per 390 metri e gli studi geotecnici che effettuammo consentirono di accertare le cause che provocavano l'inquinamento dell'acqua e di indicare gli interventi da porre in atto per eliminarle.

UN ROV NELL'ELEFANTE BIANCO

Il 15 gennaio 1984, nel corso dell'esplorazione della risorgenza dell'Elefante Bianco (Valstagna, Vicenza), due sub persero la vita. Il Soccorso Speleologico ed i Vigili del Fuoco della regione recuperarono ben presto un corpo; per l'altro, che non si trovava, giunsero soccorritori da mezza Italia. Partecipai a questa seconda fase di ricerca, su invito dell'ing. Giorgio Chimenti, all'epoca vice direttore del CNAS (Centro Nazionale Addestramento Sommozzatori) di Roma e oggi comandante dei VVF di Genova. L'utilizzazione di un ROV, ossia di un modernissimo mezzo telecomandato subacqueo, usato per la prima volta al mondo in questo genere d'operazioni, facilitò la difficile opera d'individuazione e di recupero della salma. Racconto anche la storia di un precedente incidente, avvenuto nel luglio del 1971, ed altri più recenti, che provocarono la morte di altri sub. Vi sono diversi aspetti di queste drammatiche vicende, dalla successione degli incidenti, ai mezzi e alle tecniche impiegate per il recupero delle salme, che è opportuno siano conosciuti, perché i sub si rendano conto di quanto rischiosa sia l'immersione in grotta, quando la si compie senza la necessaria preparazione. Racconto anche le esplorazioni condotte dagli speleosub più preparati d’Europa, che vi hanno condotto ardite esplorazioni: nell’ultima, lo svizzero Olivier Isler scese fino alla profondità di 139 metri e rimase in immersione oltre nove ore.

TRAGEDIA IN GROTTA

Nelle Grotte di Castelcivita, un piccolo centro dell'entroterra cilentano distante un centinaio di chilometri da Salerno, tre giovani speleosub persero la vita mentre effettuavano l'esplorazione di una grotta sommersa. Le operazioni per recuperare le loro salme, iniziate immediatamente ad opera dei sommozzatori dei vigili del fuoco e dell'arma dei carabinieri, si dimostrarono subito molto difficili. Furono portate a termine solo dopo due giorni, con rischi molto gravi per gli operatori e seri incidenti risoltisi fortunatamente senza conseguenze. Ripropongo una ricostruzione dei fatti, frutto d'accurate indagini svolte assieme a Claudio Ripa, noto campione mondiale di caccia subacquea e fotografo subacqueo, che effettuai per conto della Società Speleologica Italiana e della rivista Mondo Sommerso. Il racconto viene proposto quale invito per tutti i subacquei ad operare sempre entro i margini della più completa sicurezza e ad impiegare tecniche d'immersione ampiamente collaudate. Segue infine un resoconto su un recente proseguimento delle esplorazioni condotte con moderne tecniche per le immersioni profonde.


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