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Mauro Chiesi, Società Speleologica Italiana

PROBLEMI DI PROTEZIONE AMBIENTALE NELLA FRUIZIONE E NELL'ADATTAMENTO TURISTICO DELLE GROTTE

Articolo estratto dal n. 3/2000 della rivista S.I.GE.A "Geologia dell'ambiente"

 

yellowba.gif (996 byte) Riassunto

La Speleologia è la fonte primaria della documentazione geografica e della ricerca scientifica nei territori carsici che, nel nostro paese, ammontano a oltre il 40% del territorio.

La Società Speleologica Italiana (fondata nel 1903), rappresenta il movimento speleologico italiano e possiede titoli per rivendicare un ruolo attivo nel governo e la gestione del bene naturale carsico, sia questo un ambito a carattere diffuso - i già consistenti Parchi a connotazione carsica – sia questo ristretto ad ogni singola cavità naturale o artificiale.

Il presente lavoro vuole offrire una succinta panoramica del contributo della speleologia per il corretto uso di una grotta tipo, anche attraverso l’insostituibile veicolo didattico rappresentato dall'adattamento turistico delle grotte.

parole chiave: ambiente, turismo speleologico, salvaguardia

 

yellowba.gif (996 byte) Abstract

Environmentals problems in planning and managing tourism inside caves.

In the last 100 years Speleology largely improved geographic and scientific knowledge of karst. The Italian Speleological Society (SSI) was founded in 1903 and actually officially represents the whole of the Italian cavers and caving associations. Therefore it has the knowledge and the possibility to play a specific role in planning and managing karts phenomena, whether they consist in large areas (karst outcrops are over 40% of the total Italian territory, some of which has been transformed into a Natural Park), or just in a natural or artificial cave. The present paper will outline the SSI politics for the correct enjoy of a cave, even through it has to be transformed into a show cave.

keywords: environment, cave tourism, safeguard

 

yellowba.gif (996 byte) Entità e distribuzione del turismo in grotta

Come riportato da Cigna et al. (2000) le 800 grotte turistiche importanti nel mondo, veicolano ogni anno circa 170 milioni di visitatori, svolgendo un ruolo socioeconomico non trascurabile, ancora in ascesa, da cui traggono reddito 10 milioni di persone.

Queste cifre andrebbero poi incrementate dal numero, assai maggiore, di persone coinvolte dalla gestione dei parchi carsici.

In Italia il turismo sotterraneo, che coinvolge circa 2.5 milioni di persone all'anno, fornisce un cospicuo introito finanziario e rivela, di fatto, un potenziale interesse naturalistico specifico assolutamente non trascurabile (fig. 1).

Analizzando un po’ più attentamente la questione, i problemi ambientali indotti dalle grotte turistiche si esplicano solo in poche decine di cavità, in Italia rappresentate solo dallo 0,3% ca. delle cavità attualmente conosciute - oltre 32.000 – (Chiesi et al., 1999).

Queste grotte diventano di fatto delle infrastrutture turistiche dove il rendimento della "azienda grotta" deve coesistere con la conservazione del bene che è alla base di questo rendimento.

Parallelamente a questo afflusso esiste una sempre più folta schiera di appassionati speleo (che, per il fatto di indossare casco e tuta variopinta, non sono poi, spesso, tanto meno pericolosi per l’integrità dell’ambiente di vocianti turisti) percorre in lungo e in largo i sentieri sotterranei di grotte "non turistiche". Per restare nel nostro paese, osserviamo che se i 10.000/12.000 speleologi italiani (comprendendo in questo numero anche le persone coinvolte nei corsi e nelle visite guidate) distribuissero omogeneamente la loro attività nelle oltre 32.000 cavità conosciute (iscritte al catasto nazionale delle grotte), il danno ambientale relativo sarebbe pressoché ininfluente. Sappiamo che di fatto non è così: ci sono grotte, in ogni regione italiana, consumate ripetizione dopo ripetizione con danni conseguenti a volte gravi e irreversibili.

 

yellowba.gif (996 byte) Speleologi e Grotte Turistiche

Le grotte e gli ipogei in generale sono accessibili in due modi, quello speleologico e quello turistico.

Con la crescita del movimento speleologico (sono oggi circa 6-8 mila i praticanti la speleologia esplorativa), stante la delicatezza degli ambienti carsici, sono cominciati a manifestarsi i primi segnali di sofferenza "da eccesso di fruizione" proprio di quei beni di cui si andava conoscendo non solamente bellezza e integrità, ma anche delicatezza e peculiarità dei fragili meccanismi dinamici che li determinano. Parallelamente alla crescita di una coscienza ambientale propria della Speleologia, quindi, è andata maturando l'esigenza di porre dei limiti al consumo (le cave) ed allo sfruttamento inconsapevole (impatto umano) dei territori carsici, sino ad arrivare alla consapevolezza che esiste una "soglia di tollerabilità" anche per quel che riguarda il numero di visitatori - sia che questi siano turisti o speleologi o visitatori occasionali - di una singola grotta o una parte di essa.

Gli speleologi sanno spingersi, con grandi difficoltà tecniche, a decine di ore dagli ingressi riemergendo con l’impressione di aver toccato il Centro della Terra.

Dall’altra parte certe grotte vengono adattate nelle loro porzioni meno profonde per un turismo di massa: vi vengono installati sentieri, scavate gallerie, messe in opera luci di ogni sorta per sfruttare il "bene grotta" inteso come un complesso di concrezionamenti di cui non esiste, all’esterno, qualcosa di analogo.

Molte grotte sono così sfruttate quasi come "miniere di scenografie" in mezzo alle quali rintracciare concrezioni evocative di qualcosa di noto: presepi, elefanti, madonne.

Negli anni le tecniche si sono affinate, i corsi di speleologia arrivano normalmente in luoghi dove decenni fa arrivavano stremati i nostri predecessori. Abbandonarvi materiali esplorativi non è più ammissibile, come non si devono abbandonare sui sentieri esterni: le grotte hanno cominciato a mostrare d’essere molto più grandi di quel che si pensava, ma anche molto meno capaci di sopportare l’impatto degli esploratori.

Dall’altra parte anche le grotte turistiche hanno mostrato di essere ambienti fragili: le scenografie hanno mostrato tendenza a sfaldarsi sotto l’urto di milioni di visitatori.

Le miniere rischiavano di esaurirsi. I due cammini, quello della fruizione speleologica e quello della fruizione turistica del mondo sotterraneo, hanno cominciato ad avvicinarsi sino ad intersecarsi in questi anni: abbiamo scoperto che le grotte vanno protette sia dagli adattamenti imprudenti sia dagli speleologi ignoranti.

Se è vero che esiste una avversione diffusa tra gli speleologi nei confronti delle "grotte turistiche", questo è da attribuirsi ai danni che ha prodotto e produce un turismo di massa inconsapevole del "consumo" - e quindi della distruzione irreversibile - proprio di quei beni naturali oggetto del richiamo turistico. Non a caso la Speleologia italiana ha negli anni passati espresso un forte dissenso nei confronti proprio di quelle Grotte Turistiche che nascevano mal progettate e operavano mal gestite.

yellowba.gif (996 byte) L’impatto dell’uomo sull’ambiente di grotta

Ogni frequentazione dell'ambiente sotterraneo, sia pure sporadica, provoca un'alterazione all'ecosistema. Può trattarsi di un'alterazione temporanea, con un generico aumento d’energia del sistema, oppure permanente, come nella rottura di concrezioni (fig. 2). Gli speleologi disattenti sono i soggetti che arrecano i maggiori danni ai sistemi ipogei da loro esplorati (la totalità delle cavità conosciute) al contrario dei turisti (nel nostro paese lo 0,3% ca. delle grotte conosciute è in qualche modo attrezzato per la visita turistica). L'inquinamento e la distruzione sono causati dall'ignoranza, o dalla sottovalutazione, degli effetti nocivi conseguenti a determinate azioni.

La responsabilizzazione del singolo è sempre la migliore azione di protezione dell'ambiente. Chi ha vissuto l'evoluzione nell'approccio al mondo ipogeo negli ultimi decenni ha compreso la necessità di modificare alcuni comportamenti "speleologici" in grotta. Tale esigenza nasceva come reazione sensoriale al degrado: la vista di "oggetti" estranei, perciò indesiderati, nell'ambiente. Lo speleologo scopriva le tracce invadenti d’altri speleologi, vedendosi diminuire così quella sensazione di "integrità" che tanto appaga neofiti e veterani. La "wilderness" delle grotte era in serio pericolo; e lo è tuttora.

Solo cominciando a studiare gli effetti delle nostre esplorazioni passate abbiamo potuto renderci conto di quali e quanti danni si possono inconsapevolmente arrecare al nostro fragile ambiente sotterraneo.

 

yellowba.gif (996 byte) Il "livello energetico" di una grotta

Introdotto da Heaton (1986), il concetto di livello energetico di una grotta è un primo fondamentale parametro da considerare perché ci permette di prevedere, in prima approssimazione, il peso relativo dell’influenza dell’uomo sull’ambiente ipogeo. Si distinguono tre differenti livelli energetici, via via decrescenti di vari ordini di grandezza: alto, medio, basso.

  1. le grotte ad alta energia sono quelle interessate periodicamente da eventi imponenti quali le alluvioni;
  2. le grotte a media energia sono interessate da apporti energetici da parte di piccoli corsi d'acqua, del vento e degli animali;
  3. le grotte a bassa energia, infine, sono quelle in cui il flusso energetico è in pratica ridotto al solo stillicidio.

Va da sé che in grotte della prima categoria non vi sono problemi all'introduzione di visitatori: i periodici apporti energetici naturali sono in grado di cancellare, riazzerandole, le modificazioni indotte dalle visite. Le grotte a energia intermedia, ricche di concrezioni, possono al contrario essere pesantemente disturbate da un flusso di visite quando il conseguente apporto energetico diviene confrontabile con il bilancio energetico della grotta stessa. Le grotte a bassa energia, infine, non devono essere frequentate: l'influenza indotta dalla presenza umana è in grado di perturbare irreversibilmente l'equilibrio generale dei parametri ambientali.

 

yellowba.gif (996 byte) Il concetto di "capacità ricettiva" di una grotta

Dal punto di vista del flusso di energia o di massa, la quasi totalità delle grotte deve essere considerata come un ambiente quasi isolato; al fine di mantenere la perturbazione dell'ambiente entro una soglia accettabile di reversibilità, occorre limitare la modificazione dei parametri ambientali fondamentali. La capacità ricettiva di una grotta (Cigna, 1989) può essere definita come "…il massimo numero di visitatori accettabili in una determinata unità di tempo e con condizioni definite, che non implica una permanente modificazione di un parametro rilevante". Questa importante definizione è applicabile indistintamente a tutte le grotte. Riconoscendo che i parametri ambientali subiscono fluttuazioni naturali nel tempo, si pone l’attenzione a quelle variazioni che a seguito della frequentazione di visitatori si scostano da tali andamenti naturali. In questo modo è possibile determinare, secondo il tipo di grotta, quali parametri "critici" sono da tenere costantemente sotto controllo con particolare riguardo. Ecco perché è da ritenere indispensabile effettuare un monitoraggio preliminare ad ogni progetto di adattamento turistico: si devono rilevare i valori naturali di riferimento e stabilire la dinamica naturale del sistema, che è esclusivo e caratteristico di ogni grotta.

 

 yellowba.gif (996 byte) Scala del problema, fattori di degrado, rimedi, responsabilità

Sotto questo punto di vista, accomunare lo "speleologo" al "turista" sotterraneo non deve sembrare una forzatura: dal punto di vista dell'ecosistema grotta, ci accorgeremo che non vi è sostanziale differenza, sia sotto il profilo della scala del problema (nel nostro caso una singola cavità) sia sotto il profilo dell'analisi dei fattori di degrado producibili.

Vediamo allora (fig. 3) che, alla scala di una singola grotta, la qualità dei danni producibili è essenzialmente identica tra quelli speleologici e quelli turistici: il danno aumenta in funzione della frequenza dei passaggi nelle varie aree sensibili della grotta. L’adattamento turistico, quindi, influisce prevalentemente sulla quantità del danno piuttosto che sulla qualità, fatti salvi ovviamente i casi in cui all'adattamento turistico corrispondano opere infrastrutturali interne (percorsi, disostruzioni, apertura nuovi ingressi, ecc.) ed esterne (apertura di strade, piazzali di sosta, ecc.) pesanti e irreversibili (SSI & CAI, 1989). Inquadrando il problema alla scala di una singola grotta, benché ancora distinguibile in turistica o non turistica, le possibili risposte ai problemi esposti sono essenzialmente le medesime, richiamando tutte (fig. 4) a:

  1. valutazione preventiva delle condizioni ambientali precedenti alle esplorazioni/visite;
  2. minimizzazione dell'impatto da visitatori/speleologi;
  3. codice di comportamento etico/deontologico e necessità di vigilanza.

Se, viceversa, il problema è esteso su di una scala territoriale (la tridimensionalità del paesaggio carsico esterno ed interno), vediamo che allora le risposte possibili si spostano a livello dell’intera popolazione e la soluzione va dunque ricercata nell’azione di governo e gestione del territorio.

Le politiche di protezione ambientale non raggiungono buoni risultati se sono basate esclusivamente sull’imposizione di vincoli. Lo dimostra il problema dei rifiuti abbandonati in montagna dagli escursionisti. Si è sempre trattato di operazioni "illegali", ma solo una diffusione capillare del concetto di montagna come bene collettivo ha portato alla virtuale soluzione del problema.

 

yellowba.gif (996 byte) Le principali contaminazioni e deturpazioni derivanti dalla frequentazione dell’ambiente sotterraneo

La coscienza dell’esistenza del mondo sotterraneo dipende dallo sviluppo della sua esplorazione e fruizione: va dunque condotta, con estrema cautela e consapevolezza del fatto che il nostro impatto è inevitabile, sia dei modi per ridurlo. Le contaminazioni indotte dalle esplorazioni ipogee, in funzione della quantità, qualità e durata nel tempo, possono avere effetti irreversibili. Ma è corretto pensare che la grotta, nella sua dinamica evolutiva naturale, non subisca mai impatti analoghi? Ha senso preoccuparci di quello che possiamo produrre con le nostre esplorazioni? Poiché non esiste una soluzione valida in ogni caso, anteponiamo alla discussione che segue due considerazioni:

  1. ogni grotta ha una sua peculiare "capacità ricettiva": superata questa soglia alcuni dei suoi parametri fondamentali (temperatura, umidità, flussi energetici, concentrazione di CO2 o altri gas ecc.) possono modificarsi irreversibilmente;
  2. tutti noi amiamo le grotte intatte e ci rattristiamo nel vederle contaminate dalle azioni dell'uomo "speleologico" (turista o speleo-esploratore che sia).

Diffuse e pericolose sorgenti di contaminazione e degrado possono essere introdotte nelle grotte, più o meno consapevolmente dall’uomo che le visita. Le contaminazioni chimiche, quali quelle derivanti dalla rottura degli involucri delle batterie (utilizzate per apparecchiature fotografiche e torce elettriche), possono liberare sali metallici (Pb, Zn, Hg, Cd, Ni, Ag) in presenza di acidi forti causando corrosione diretta sulle concrezioni, grave inquinamento acido in piccole quantità di acqua (vaschette ecc.) ma, principalmente, possono causare un gravissimo inquinamento chimico in enormi volumi di acque di grotta rendendole inutilizzabili per scopi idropotabili (SSI & CAI, 1989). Anche un solo mozzicone di sigaretta libera sostanze solubili tossiche (nicotina, catrame ecc.) capaci di sterminare la fauna presente in piccoli volumi d'acqua.

L’abbandono di rifiuti e l’alterazione dello stato originario delle cose determinano la deturpazione dell’ambiente di grotta, spesse volte con effetti irreversibili.

Gli ambienti che esploriamo non sempre sono a misura d'uomo. E’ da evitare ogni contatto inutile con le concrezioni: toccare le concrezioni o sporcarle di fango significa alterare la loro crescita naturale poiché si modifica il velo d’acqua superficiale da cui dipende il loro sviluppo, nelle innumerevoli e stupefacenti forme conosciute. Tra le deturpazioni estetiche più frequenti, purtroppo, i graffiti e le scritte di ogni tipo che deturpano le pareti delle nostre cavità ci ricordano "come eravamo": meno maturi ed attenti all'ambiente; le scritte recenti ci ricordano invece che ancora molto resta da fare. Nelle grotte veramente labirintiche si utilizzeranno pezzetti di nastro colorato come indicazioni di direzione.

Gli attrezzamenti fissi per la progressione in sicurezza di grotte ad alta frequentazione speleologica (chiodature, corde fisse, traversi ecc.), sono definibili "adattamento turistico di ordine zero", cioè il livello più basso dell’adattamento. Nel realizzarli si dovranno rispettare le medesime regole auspicate per il turismo sotterraneo: reversibilità e sicurezza.

Le nuove tecniche di disostruzione per la progressione in grotta stanno fruttando tantissime nuove vie sotterranee. Vanno eseguite solo in modo mirato, con ragione e con l'obiettivo di ottenere variazioni minime: se la grotta è stretta e angolosa, dovremo rassegnarci e tenercela così.

Oltre a possibili danni strutturali le disostruzioni possono arrecare danni enormi modificando la circolazione dell'aria nella montagna: in alta montagna rischiamo di riempire o svuotare di neve (o ghiaccio) decine di metri di pozzi; in zone temperate possiamo distruggere intere regioni concrezionate (Badino, 1998).

Sono effetti gravissimi, purtroppo già osservati e verificati. In queste condizioni risulta assolutamente necessario prevedere di installare una chiusura che ripristini il flusso d'aria come era prima del nostro passaggio.

Lo svuotamento artificiale di un sifone altera la circolazione dell’acqua distruggendo un microambiente fino a quel momento disponibile per la fauna acquatica e, in particolare, apre una nuova via per l’aria la cui circolazione può modificarsi in modo difficilmente prevedibile e su una scala che solitamente non possiamo valutare. Lo svuotamento dei sifoni deve essere perciò temporaneo e anche in questo caso occorre prevedere di ripristinare le condizioni naturali.

I depositi archeologici e paleontologici, i concrezionamenti, le mineralizzazioni e la fauna presente debbono essere lasciati assolutamente intatti. Saranno fotografati e rilevati sommariamente per segnalarne la presenza agli enti e autorità competenti.

Le fotografie sono le uniche cose andranno "portate via" in gran quantità, ma facciamo attenzione nel prenderle e, ovviamente, portando all'esterno tutti i rifiuti conseguenti (scatole, pile, bulbi, ecc.).

Per le eventuali analisi mineralogiche di speleotemi e per la determinazione di specie che si suppongono non studiate basteranno o pochi grammi di minerale ben campionato, o un mirato campionamento faunistico, prelievi che solo specialisti di settore sanno eseguire correttamente.

Infine occorre considerare la grotta come un ambiente biologicamente (biotopo) molto fragile. Ricordando che le forme di vita in genere sono microscopiche e delicatissime, eviteremo il calpestio dei depositi di guano, unico "pascolo" disponibile per molti animali.

Assolutamente da rispettare è il riposo dei pipistrelli (in particolare durante il letargo), producendo rumore e illuminazione violenti ed inutili: il consumo energetico impiegato da un pipistrello per svegliarsi anticipatamente dal letargo invernale ridurrà di molto le sue scorte energetiche con grave pericolo per la sua sopravvivenza.

La visita di cavità frequentate da colonie di pipistrelli andrebbe quindi evitata.

 

yellowba.gif (996 byte) Il degrado prodotto dal turismo sotterraneo

L'adattamento turistico delle grotte è ciò che permette l'irruzione del mondo "esterno" nel mondo sotterraneo. Le grotte turistiche non sono certo tra le principali cause del degrado del territorio e se ben gestite, possono diventare un insostituibile mezzo di conoscenza, e quindi di conservazione, dell'ambiente carsico nel suo insieme. Il "sacrificio" della naturalità di una cavità può ripagare ampiamente in termini di conoscenza dell'ambiente ipogeo da parte di un ampio pubblico, facilitando l'opera di conservazione dei valori ambientali del territorio carsico nel suo insieme.

La conoscenza è il presupposto fondamentale per la difesa collettiva della natura.

Abbiamo compreso che chiunque visiti una grotta può introdurre un inquinamento termico, chimico e biologico. Il calore emanato tende a rialzare la temperatura, la produzione di CO2 può incrementare i livelli naturali fino a limiti di guardia per la stessa salute dei visitatori.

Ancora da studiare, e difficile da controllare, è l’inquinamento "da polveri": ogni visitatore è avvolto da una "nube" di polvere (composta di batteri, spore di alghe, licheni e muschi, particelle di pelle, peli, capelli, particelle di tessuto proveniente dallo sfregamento dei vestiti, ecc.) che costituisce una consistente introduzione, sia organica che inorganica, che finisce per depositarsi in parte sulle concrezioni come neoformazioni grigiastre. Le spore introdotte attraverso questo meccanismo possono in seguito svilupparsi in vicinanza delle fonti luminose, se esse non sono sistemate correttamente oppure emettono luce con uno spettro utilizzabile per la fotosintesi clorofilliana. Questa "polvere" e le "fioriture vegetali" rendono a volte necessario "lavare" con getti vaporizzati le parti concrezionate delle più frequentate grotte turistiche. L’impatto ambientale dei singoli turisti ha modi analoghi a quello degli speleologi: diminuito per la (normalmente) breve permanenza in grotta, ma aumentato per il numero enormemente superiore di visite.

La Società Speleologica Italiana ritiene che l'impatto dell'attività speleologica debba soddisfare gli stessi requisiti richiesti ai gestori delle grotte per gli adattamenti turistici di "ordine superiore", che sono:

  1. la non alterazione irreversibile dei parametri fisici-chimici-biologici di grotta rispetto a quelli riscontrabili nella situazione naturale precedente all’adattamento turistico;
  2. la non compromissione irreversibile del paesaggio interno ed esterno alla cavità mediante opere infrastrutturali distruttive e impattanti;
  3. una corretta opera di informazione e di educazione ambientale da parte di guide professionali;
  4. la conservazione del bene naturale deve essere anteposta ad ogni altra considerazione di carattere economico nella gestione del bene turistico speleologico, affidandosi a comitati scientifici di controllo di livello nazionale e internazionale;
  5. una parte degli utili di gestione provenienti dallo sfruttamento del bene naturale carsico devono essere investiti nella ricerca e in opere di salvaguardia ambientale.

In pratica, con l’insieme di queste regole, la Società Speleologica Italiana intende proteggere le grotte sia dagli speleologi disattenti sia dagli adattamenti turistici ad alto impatto. In questo senso, c'è completa identità di obiettivi fra la speleologia moderna e gli adattamenti turistici a basso impatto ambientale (Chiesi, 1996).

 

yellowba.gif (996 byte) Il monitoraggio preliminare all'adattamento turistico

Allo scopo di studiare la dinamica del sistema si deve provvedere all'installazione di centraline di controllo ad acquisizione automatica e registrazione continua, poste in punti ben scelti, per registrare l'andamento giornaliero e stagionale dei principali parametri ambientali quali la temperatura, l'umidità, la concentrazione di anidride carbonica, la conducibilità delle acque.

Può risultare di particolare importanza il rilievo della velocità e del flusso delle masse d'aria messe in relazione all'andamento delle temperature esterne e degli altri fattori climatici locali. Queste ultime misure sono oggi relativamente facili da eseguire, grazie alla disponibilità di termo-anemometri digitali, portatili, sensibili anche alle piccole correnti d’aria. Alla fine di un ciclo di misure della durata minima di un anno, si ha un'idea dell'andamento del clima sotterraneo; si può così stabilire la "capacità ricettiva" del sistema definendo il massimo spostamento tollerabile di uno dei parametri caratterizzanti l'ambiente dai suoi valori normali senza che questo ne subisca danni permanenti.

Il dato sarà di riferimento per i monitoraggi che dovranno essere effettuati durante le opere di adattamento (fase di cantiere) e la definitiva apertura al pubblico (fase di gestione).

Per dimostrare quantitativamente la rilevanza del problema analizziamo un esempio pratico: quello delle Grotte di Castellana in provincia di Bari, una fra le più importanti e antiche grotte turistiche italiane. Forti e Cigna (1983) confrontando l'andamento della temperatura dell'aria tra le misure effettuate negli anni 1958-59 con quelle del 1982, rilevarono un generalizzato aumento complessivo di circa 3 °C, mentre le variazioni naturali al mutare delle stagioni risultavano sostanzialmente trascurabili (±0,02 °C). L’aumento considerevole dei valori non era certo legato a fluttuazioni naturali ma doveva essere imputato ad un non corretto sfruttamento turistico dell'ambiente.

Assumendo i valori di volume, densità e calore specifico dell'aria delle grotte di Castellana, risultò che la quantità di calore necessaria per innalzarne di 3 °C la temperatura era di circa 0,4*109 J.

Le cause di tali alterazioni potevano essere quindi ricercate nell'illuminazione elettrica (che a lato di una potenza di impianto di complessivi 105 kW introduceva nell'ambiente 690*109 J all'anno). Un’altra fonte di calore era sicuramente quella dei visitatori. Una persona che cammina emana circa 170 W che, rapportati ad una durata di visita di 80 minuti, corrispondono ad un’energia ceduta all'ambiente di 0,8*106 J. Considerando che nell'intervallo fra le due misure si erano contati 6.690.000 visitatori ci si assestava su un rilascio totale, nel periodo indicato, di circa 5*1012 J. Un’altra fonte poteva essere cercata nell'immissione di aria calda dall'esterno ad opera di un pozzo di aerazione costruito nel 1967; non erano disponibili i dati di funzionamento ma era assai probabile che fosse poco determinante poiché l'isoterma media annua di Castellana si aggira attorno ai 16° C, vicina alla temperatura della grotta. Gli apporti di calore dovuti all'illuminazione e al numero di visitatori erano perciò molto maggiori dell'energia necessaria ad aumentare la temperatura dell'aria interna di 3°C: la perturbazione ambientale doveva dunque essere dovuta a loro (occorre notare come, nel corso degli anni, si instauri un equilibrio tra aria della grotta e roccia in cui si apre: l’effetto "volano" di quest’ultima riporterebbe in parità il bilancio termico del sistema).

Confrontando i dati della temperatura con il numero di visitatori/anno, che è passato da centomila del 1958 ai quattrocentomila del 1982, Cigna (1989) concluse che la capacità ricettiva andava compresa fra questi due valori, e che inoltre era opportuna la sostituzione delle lampade esistenti con altre a luce fredda e che doveva essere ulteriormente parcellizzato l'impianto.

 

yellowba.gif (996 byte) Criteri generali per adattamenti turistici rispettosi dell’ambiente carsico

Ogni grotta attrezzata, anche minimamente, per la visita turistica deve essere costantemente controllata: l'andamento dei parametri registrati in continuo viene messo in relazione ai flussi di visita e all'andamento dei parametri climatici esterni.

Le variazioni di temperatura legate al rilascio di calore dei visitatori e dell'impianto di illuminazione devono risultare assorbite dall’ambiente, senza provocare alterazioni delle condizioni naturali della grotta nel tempo. È evidente che le eventuali alterazioni registrate dovranno essere compensate da una diminuzione dell'energia immessa: minore calore da illuminazione, minore calore dai visitatori.

In grotte a basso flusso d'aria l'andamento della CO2 deve essere attentamente controllato; infatti se si assume che un individuo ne emetta 2 litri al minuto e si considera una durata media di visita di un'ora, considerando anche il contemporaneo consumo di ossigeno, in piccoli volumi d'aria si può arrivare ben presto a concentrazioni assai elevate che non sempre il sistema riesce a smaltire in tempi brevi. In particolari casi, la presenza di fonti endogene di CO2 può elevare la concentrazione fino alla soglia limite di abitabilità del 4%. Questo scompenso potrebbe inoltre significativamente influenzare il delicato equilibrio fra condizioni di concrezionamento e corrosione a favore di quest'ultime innescando, al limite, fenomeni di corrosione delle concrezioni.

Da tutto quanto è stato spiegato diventa chiaro che è indispensabile che l’ente che gestisce la grotta turistica includa in sé una commissione tecnico-scientifica, come quelle già operanti in alcune delle esperienze più evolute di grotte turistiche e di Parco Naturale a connotazione carsica (Parco dei Gessi Bolognesi, Riserve Naturali carsiche della Sicilia). A queste commissioni, composte da specialisti nominati dalle organizzazioni speleologiche nazionali e internazionali, va affidato il compito di analizzare i dati del monitoraggio ambientale e determinare conseguentemente le azioni di mitigazione dell'impatto prodotto dalle visite, oltre a promuovere e coordinare le necessarie condizioni per lo svolgimento di ricerche scientifiche specialistiche all'interno della grotta e nell’area carsica.

 

yellowba.gif (996 byte) Il turismo di massa

Ogni azione ed ogni opera infrastrutturale deve rispondere ai requisiti di minimo impatto e reversibilità prima descritti. Sta di fatto che la grotta non è una struttura isolata, ma una parte nascosta del paesaggio carsico, in questo ben integrata. La "visita alla grotta" non può prescindere da una visione del contesto di paesaggio in cui si trova. Il momento precedente all'entrata in grotta dovrebbe introdurre all'ambiente sotterraneo tramite la lettura dei tratti esterni del paesaggio carsico: sentieri didattico-naturalistici con tavole esplicative che introducano all'ingresso vero e proprio, lasciato nello stato più naturale possibile. Passare dal negozio di souvenir e/o dal bar direttamente in una galleria concrezionata tramite una porta di ferro aumenta l'errata sensazione di estraneità e di isolamento del mondo sotterraneo dall'ambiente che lo racchiude.

Relativamente alle sistemazioni interne per masse considerevoli di visitatori, la tendenza corretta è quella di optare per strutture a basso impatto, che possano essere facilmente rimosse qualora si decida di ritornare alle primitive condizioni. Quindi niente colate di cemento, piuttosto passerelle metalliche assemblabili .

Il tipo di illuminazione deve essere calibrata sulla singola cavità in funzione della sua dinamica interna, prima analizzata con il monitoraggio preventivo. In generale l'illuminazione dovrebbe preferibilmente orientarsi su lampade a scarica nei gas, a basso consumo e basso inquinamento termico, piuttosto che su quelle a incandescenza che presentano un maggior rilascio di calore. Le lampade a scarica nei gas presentano un'efficienza più elevata e spettri di emissione che non consentono lo sviluppo del processo clorofilliano limitando così lo sviluppo della cosiddetta "lampenflora" costituita prevalentemente da alghe e muschi le cui spore sono inconsapevolmente introdotte in grotta proprio dalla massa turistica. Di contro questo tipo di illuminazione non permette accensioni e spegnimenti frequenti ed è conveniente lasciarla in funzione per tutto l'orario di visita. Nel caso di utilizzo di lampade ad incandescenza, dove non sussiste il problema dello spegnimento/riaccensione, può essere conveniente "parcellizzare" l'impianto sia per problemi di sicurezza che per illuminare tratti di grotta solo quando transitati da visitatori, limitando così l'apporto di calore.

Per quanto riguarda l'apporto energetico di una fonte di illuminazione è stato rilevato (Forti, 1980) che, a soli 50 cm da un punto luce ad incandescenza da 1 KW, dopo pochi secondi dall'accensione la temperatura della roccia sale da 15° a più di 25° e l'umidità scende dal 90/100 % al 55/60 % e che, sempre a causa del riscaldamento, si innescano rilevanti correnti d'aria. Ciò induce rapidamente ad una sensibile alterazione locale del processo concrezionario, che di luogo in luogo può portare alla distruzione o alla neoformazione di speleotemi di chiara origine antropica.

Abbiamo già visto che le disostruzioni possono modificare la circolazione d’aria in una montagna: la cosa vale anche per le grotte turistiche, tanto più se vengono aperti nuovi ingressi.

Per questo, qualora si dovessero realizzare gallerie di accesso artificiali per agevolare il flusso-deflusso dei visitatori, si impone l'installazione di un sistema di porte stagne affinché il sistema non si perturbi nella sua circolazione. Vi sono due possibilità: un sistema di almeno 3 porte stagne (una di scorta) con camera di compensazione interposta; un sistema di "porte ad aria" ove un flusso laminare "forzato" d’aria, oltre a impedire gli scambi tra l'atmosfera esterna e quella di grotta, riesce a "lavare" i visitatori dalla polvere e dalle spore vegetali con un effetto "aspirapolvere".

 

yellowba.gif (996 byte) Il turismo speleologico

In alternativa al turismo di massa, comincia ad essere sempre più praticato il "turismo speleologico". In pratica si tratta di "adattare" il turista alla visita in sicurezza dell'ambiente sotterraneo piuttosto che adattare la grotta alle esigenze del turista; la visita deve avvenire sotto il costante controllo da parte di guide speleologiche allo scopo formate tecnicamente e culturalmente. È la forma più "speleologica" di accostarsi al mondo delle grotte: coinvolgente, istruttiva, immediata e rispettosa dell'ambiente.

Già alcune forme di turismo sotterraneo si sono orientate negli ultimi anni verso questa soluzione che, in termini di attrezzamenti permanenti, risulta la meno impattante. È il caso, ad esempio, della Grotta della Spipola (Bologna) e di Onferno (Rimini) dove, oltre a ricevere un equipaggiamento personale di tipo leggero, il turista viene accompagnato da guide di formazione culturale speleologica.

Alle grotte di Frasassi (Ancona), Su Mannau (Iglesias), alle Carlsbad Cavern’s (New Mexico, U.S.A.), sono organizzate visite "speleologiche" oltre il percorso illuminato. Le attrezzature permanenti possono essere così ridotte al minimo e la grotta può essere visitata da un turista medio grazie a modeste facilitazioni infrastrutturali, per lo più dettate da motivazioni di sicurezza.

Proprio per le loro peculiari finalità di base, gli adattamenti di una grotta per il turismo speleologico non di massa non determinano alterazioni morfologiche rilevanti: la grotta è visitata per quello che è. Sono evidenti le analogie con la pratica della speleologia esplorativa, con tutti gli impatti ambientali che la caratterizzano, però, ed occorre di conseguenza molta attenzione. In questo modo si offre la possibilità ad una più vasta utenza di accedere a punti altrimenti poco accessibili della grotta.

I turisti "speleologici" tuttavia debbono essere sempre guidati e istruiti con estrema attenzione, poiché alla lunga questo può indurre danni enormi alla grotta. Questo problema è già molto avvertito, ad esempio, nelle grotte di Frasassi: parti del percorso "non turistico" sono state ridotte in condizioni disastrose, in parte irrecuperabili, proprio dalle visite "speleo-escursionistiche" e, nel complesso, si può ragionevolmente affermare che il danneggiamento a quel meraviglioso complesso sia sfuggito di mano proprio nelle parti non attrezzate per il turismo di massa. Ottimi modelli di organizzazione e controllo dei danni derivanti dallo speleo-escursionismo, sono da anni operanti, a titolo di esempio, alle Carlsbad Cavern’s nel Nuovo Messico. Ogni gruppo speleo-escursionistico, sempre non numeroso, è accompagnato almeno da una guida speleologica locale (speleologi stipendiati dall’ente gestore la grotta, in questo caso un Parco Nazionale) che informa e fa rispettare le regole di base della visita:

  1. non si entra con vestiario o calzature sporchi di fango;
  2. si cammina solo ed esclusivamente in fila indiana, seguendo attentamente i segnali (amovibili) che sono posti sul terreno (fettucce colorate, piccoli segnali catarifrangenti di colore bianco o verde per il senso di entrata e rosso per l’uscita);
  3. non si abbandona mai, per nessun motivo, il percorso consentito;
  4. nei passaggi più angusti si spegne obbligatoriamente la lampada a carburo;
  5. si fotografa tutto quello che si può fotografare, ma solo dal percorso segnalato.

In questo modo, dopo alcune decine di migliaia di visite, la parte non turistica delle Carlsbad può essere vista da chiunque nelle medesime condizioni di come l’hanno vista i suoi primi esploratori. E non è poco.

 

yellowba.gif (996 byte) Conclusioni

Ogni forma di frequentazione dell'ambiente sotterraneo può provocare un'alterazione all'ecosistema grotta. Grotte turistiche incontrollate e speleologi disattenti arrecano danni consistenti ai sistemi ipogei: inquinamento e distruzione sono causati da ignoranza e sottovalutazione degli effetti conseguenti a determinate azioni. Abbiamo cercato di mettere in luce alla scala di una grotta i fattori di degrado, le responsabilità, i possibili rimedi che ogni "uomo speleologico", turista o esploratore esperto che sia, deve adottare. Per costruire una coscienza collettiva dell’importanza del rispetto e della salvaguardia dell'ambiente ipogeo, gli speleologi e le grotte turistiche devono acquisire e perseguire obiettivi comuni.

 

yellowba.gif (996 byte) Bibliografia essenziale

 

yellowba.gif (996 byte) Supporti didattici audiovisivi

La protection du milieu souterrain (1985), Ministere de l’Education pedagogique (in collaborazione con F.F.S.), libretto con 24 diapositive e 2 cassette di commento automatico.

Protezione dell’ambiente carsico, CAI & SSI (1990), videoquaderno della collana "verde montagna" con testo e 48 diapositive

 

yellowba.gif (996 byte) La Commissione Nazionale Cavità Artificiali

Nel 1981 a Narni fu creata, in seno alla SSI, la Commissione Nazionale Cavità Artificiali, sulla spinta di gruppi speleologici che spostavano la loro attenzione dalle grotte  agli ipogei costruiti dall'uomo. Per anni, a volte per secoli, una intricata rete di sotterranei, spesso collocati nei centri storici, erano rimasti inutilizzati e lasciati al loro desino, troppo spesso sinonimo di riempimento e ricettacolo di rifiuti. Il paziente lavoro degli "speleologi urbani" contribuì alla conoscenza di questo patrimonio nascosto, che si rivelò immenso. Il rilievo, la documentazione fotografica, lavori di disostruzione, furono gli strumenti che permisero, insieme a convegni e mostre, di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'esistenza di questi beni culturali rimasti fino a quel momento sconosciuti. L'ampiezza e la varietà degli ambienti, insieme alla fantasia che contraddistingue da sempre il popolo partenopeo, fece sì che a Napoli fosse "aperta" da speleologi, per la prima volta in Italia, una parte del sottosuolo, circa dieci anni fa. In ordine cronologico seguirono i centri umbri di Orvieto, Narni e Amelia, quindi Bergamo e altri. Attualmente il fenomeno è diffuso su tutto il territorio nazionale, isole comprese, con circa quindici città che aprono il loro sottosuolo ai visitatori. La tipologia delle cavità artificiali varia dalle cave ai pozzi, dalle cisterne agli acquedotti ed opere di drenaggio, dalle chiese ai locali dell'inquisizione ed agli insediamenti rupestri. La scoperta o riscoperta di tali luoghi è stata intrapresa, nella maggioranza dei casi, da gruppi speleologici, mentre la loro valorizzazione turistica è opera di associazioni o società, nate dai gruppi stessi, che a volte hanno curato direttamente tale aspetto. La curiosità per tutto quel che nasconde il sottosuolo, fa sì che i "non speleologi" attratti da questi sotterranei siano di ogni età ed estrazione sociale, anche se principalmente il livello culturale può considerarsi medio-alto. L'ingresso, di solito subordinato al pagamento di un biglietto, consente di effettuare una visita guidata da personale preparato, per lo più di formazione speleologica. Il flusso turistico, nella maggioranza dei casi, è ancora di poche migliaia di unità l'anno e questo non permette ai gestori di avere personale dipendente, che viene sostituito dall'opera del volontariato. Gli introiti vengono poi utilizzati per migliorare la percorribilità interna, aumentare gli spazi visibili, fare promozione. Il numero limitato di visitatori non crea, o li crea solo in parte, problemi di conservazione degli ambienti, contrariamente a quanto accade nelle grotte turisticizzate, anche per il fatto che i luoghi furono costruiti dall'uomo per le sue necessità. Il fenomeno del turismo sotterraneo in cavità artificiali, che in Italia veicola attualmente 70/80.000 visitatori all’anno, è in espansione e vanno coordinate iniziative di promozione. A tal proposito in Umbria è nato il consorzio "Umbria Sotterranea", costituito dalle Associazioni e Società che gestiscono il sottosuolo di Amelia, Narni e Orvieto, che a loro volta hanno creato il consorzio "Italia Sotterranea" dentro al quale si trovano alcune delle principali reatà nazionali, fra cui Napoli. La speleologia, anche in questo caso, è riuscita a dimostrare la sua utilità sociale, a servizio di quel patrimonio culturale che rappresenta le radici della nostra storia.

Roberto Nini (Commissione Nazionale Cavità Artificiali)

 

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