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SUI FONDALI CERCANDO IL PASSATO
Cinque anni di archeologia subacquea in Italia: al convegno dell'AIASUB è emerso il quadro vivace di una realtà antica che trovava sul mare e nelle acque interne una situazione privilegiata di commerci e vita quotidiana
ESTRATTO dell'articolo pubblicato sul
numero 93 (mag./giu. 2002) della rivista ![]()
A distanza di cinque anni dal primo incontro (Anzio 1996), si è svolto a Castiglioncello il 20 "Convegno di archeologia subacquea" organizzato dallAIASub (Associazione Italiana Archeologi Subacquei) e dal Comune di Rosignano Marittimo (LI), in particolare dal locale Museo civico. Il programma delle relazioni ha spaziato dallo scavo di siti preistorici lacustri agli impianti portuali, dal commercio marittimo antico e dai giacimenti danfore e vasellame vario alle ricerche sulla laguna di Venezia; dalle imbarcazioni di età classica alle navi di età moderna, passando per lo scavo dellunica galea veneziana giunta sino a noi.
VILLAGGIO PALAFITTICOLO NEL LAGO DI ALBANO. Il convegno si è aperto con lintervento di Annalisa Zarattini (Soprintendenza archeologica del Lazio) relativo alle indagini subacquee sul villaggio detto "delle Macine". Labitato, risalente al Bronzo medio (1700-1600 a.C.) e ritenuto il più importante insediamento palafitticolo di questa età, ha appunto restituito decine di macine di varie dimensioni, insieme ad altri oggetti significativi, quali asce in bronzo, brocche e boccali in ceramica.
SUI FONDALI DI IASOS. Le prospezioni subacquee condotte negli anni 1998 e 2000 a Iasos di Caria, sulla costa dellAnatolia, presentate da Paola Desantis (Soprintendenza archeologica dellEmilia Romagna ) e Fede Berti (Museo archeologico di Ferrara), hanno localizzato un accumulo di materiali, prevalentemente anfore di tipo "Kos", databili fra I sec. a.C. e I sec. d.C., interpretabile come carico di un relitto oppure come deposito portuale. Le strutture, ora sommerse, corrispondono a quelle del porto orientale, il più ampio, dellantico insediamento di Iasos, frequentato dal Neolitico sino allepoca Bizantina (vedi: AV n. 92).
IL PORTO DI VOLTERRA. Tornando in Italia, Marinella Pasquinucci (Università di Pisa) ha presentato una sintesi sulle ricerche relative al porto di Vada Volaterrana, attivo dalletà ellenistica (111-Il a.C.) al VII sec. d.C., e al quartiere portuale in corso di scavo in località 5. Gaetano di Vada (Rosignano Marittimo - Li), dove in età flavia (I sec. d.C.) venne costruito un quartiere connesso con il vicino porto: al momento sono stati portati in luce due complessi termali, un horreum (magazzino), un probabile macellum (mercato), una fontana monumentale e un edificio a destinazione artigianale.
RIPULITURA DELLA STIVA. In località Puntone di Scarlino (Gr) si èinvece concluso lo scavo del bacino portuale dellantico Scabris porrus, a cura del Nucleo operativo subacqueo della Soprintendenza archeologica della Toscana e di alcuni archeologi subacquei. Lintervento, occasionato dalla costru.zione di un moderno porto turistico e presentato da Sergio Bargagliotti e Franca Cibecchini (AIASub e Università di Pisa), ha messo in luce le varie fasi di frequentazione del bacino. Tra i rinvenimenti si evidenzia un gruppo di anfore greco-italiche (fine III - inizi Il sec. a.C.), ceramica da cucina e da mensa molto omogeneo, interpretato come ripulitura del carico di una nave commerciale romana, forse dopo aver effettuato una sosta di scarico nello stesso porto.
NEL PORTO DI CAGLIARI. In occasione dei lavori di manutenzione per
lormeggio delle navi a breve distanza dalla banchina di via Roma, alcune
ricognizioni hanno portato alla luce un imponente deposito archeologico risparmiato,
almeno in parte finora, dai dragaggi. Particolare attenzione alla tutela del giacimento si
dovrà porre dunque ha sottolineato Donatella Salvi (Soprintendenza archeologica di
Cagliari) quando lattracco delle navi di linea verrà spostato nel porto
canale e il porto di via Roma verrà destinato, con operazioni di bonifica, a scopi
turistici.
SULLA CORTA PUGLIESE. Alcune strutture sommerse nellinsenatura a nord di Egnazia (Brindisi) sono state oggetto di unapprofondita indagine presentata da Rita Auriemma (Università di Lecce). Lantico centro apulo, che conosce varie fasi di occupazione dalletà protostorica al medioevo, appare dotato di strutture portuali databili alla prima età augustea (I sec. a.C.). Lanalisi di questi resti ha apportato nuove informazioni sulle tecniche costruttive, che trovano un preciso riscontro con quelle descritte da Vitruvio per i porti romani in cementizio.
UNA "CARTA" VINCENTE PER LA DIFESA DELLA LAGUNA. Luigi Fozzati (Soprintendenza archeologica del Veneto) ha presentato gli ultimi avanzamenti della Carta archeologica e lavvio di una nuova Carta informatizzata per la mappatura del territorio sommerso della laguna di Venezia. La Carta archeologica informatizzata consente di gestire su una base cartografica digitalizzata tutte le informazioni relative ai siti e costituisce il primo esempio in Italia di cartografia archeologica subacquea applicata. Sarà così possibile attuare una corretta pianificazione territoriale, fondamentale per i centri storici di Venezia e Chioggia, dove lintero sviluppo urbano è a totale rischio archeologico.
LUNICA GALEA RINVENUTA FINORA. Restando a Venezia, sono stati presentati da Marco DAgostino (Consorzio Venezia Nuova) i lavori di scavo per il recupero dellormai celebre galea dellisola scomparsa di 5. Marco in Boccalama (vedi: AV o. 92). Larea, occupata dalla galea e da unaltra imbarcazione da trasporto, una rascona, è stata isolata dal mare con delle paratie, che hanno permesso di condurre allasciutto buona parte delle indagini. Le due imbarcazioni furono zavorrate e affondate nel 1338 dai monaci che risiedevano sullisola (allepoca ancora emersa), nel tentativo di rialzarne le rive. La scoperta è di importanza straordinaria in quanto si tratta dellunica galea veneziana finora rinvenuta.
STRADA ROMANA A BURANO. Anche larea lagunare dellisola di Burano è oggetto da alcuni anni di indagini archeologiche, esposte da Claudia Pizzinato (AIASub). In particolare le ricerche hanno interessato una probabile strada (o cammina-mento) di epoca romana, formata da pali e tavole in legno, che attraversa il canale per circa 40 metri, oltre a unopera di arginatura (costituita da pali e tavole infisse verticalmente, colmati da terra e frammenti ceramici vari databili alla metà del IL sec. dC.) sul margine meridionale dellisola, alla cosiddetta Darsena della Giudecca.
RITROVATO UN BRICK NAPOLEONICO. Passando a epoche più recenti, in località Bibione (5. Michele al Tagliamento - Ve) si è appena svolta una campagna dindagine archeologica, diretta da Dario Gaddi e Carlo Beltrame (AIASub), dopo il recupero di una carronata (cannone navale corto - ndr) detà napoleonica da parte di un peschereccio. Il relitto è stato localizzato e sul giacimento, costituito da varie carronate sparse, un cumulo di zavorra formato da pani di ghisa, palle di cannone e vari oggetti in disuso, è stato effettuato un rilievo fotogrammetrico. La lettura del punzone sulla carronata recuperata ha permesso lidentificazione della nave: si tratta del brick napoleonico "Mercure", affondato in uno scontro a fuoco con una flotta inglese nella battaglia di Grado, il 22 febbraio 1812.
LAGO DI GARDA. Un nuovo relitto è stato rinvenuto a 50 metri di profondità nelle acque antistanti Malcesine, sulla sponda veronese del Benaco. Le ricerche, complicate dalla profondità e presentate dallarcheologo Massimo Capulli, hanno permesso di localizzare una porzione del relitto, spezzatosi in due tronconi, e di proporne una prima datazione alletà moderna, probabilmente al XVIII-XIX secolo.
ETÀ DEL BRONZO. Con un salto a ritroso nel tempo, ma sempre nellambito della salvaguardia dei siti a rischio, in occasione dimportanti opere subacquee effettuate in prossimità delle rive orientali del lago di Garda, la Soprintendenza archeologica per il Veneto - Nausicaa (Nucleo di archeologia umida subacquea Italia centro alto Adriatico) ha richiesto indagini preventive nelle aree in cui si presumeva esistessero abitati perilacustri. I risultati preliminari sono stati illustrati da Francesca Bressan (ALA-Sub). Tra i siti terrestri e subacquei localizzati, si segnalano i resti sommersi di un abitato palafitticolo del Bronzo antico e medio, individuato presso Cisano (Bardolino - Vr).
IL MERCURIO DI CAMARINA. Dal nord al sud della Penisola: nellagosto 1999 nella baia sottostante lacropoli di Camarina (Scoglitti - Rg) èstato rinvenuto casualmente un gruppo di vasi in bronzo (brocche, secchi, bottiglie, bracieri, patere) decorati con figure antropomoffe, alcune lucerne e una statuetta di Mercurio, sempre in bronzo. Il tutto probabilmente facente parte del cnrredo di bordo di una ricca nave naufragata. La scoperta (vedi: AVn. 84) è stata presentata da Giovanni Di Stefano (Soprintendenza di Ragusa).
I NOMI DEGLI SCHIAVI. Giuliano Volpe (Università di Foggia) ha presentato i primi risultati di uno scavo appena conduso sul relitto La Ciotat 3, individuato a 57 mdi profondità in Francia. Lo scavo, diretto insieme a Luc Long (Drassm - Département de recherches arquéologiques subaquatiques et sous-marines), ha permesso il recupero di oltre 250 anfore Dressel 1 (seconda metà Il sec. a.C.), nonostante che un pesante saccheggio abbia danneggiato lo strato superiore del carico. Il particolare interesse del relitto è dato dalla presenza di numerosi bolli sulle anse delle anfore, quasi tutti relativi a nomi di schiavi di origine greca impegnati nella produzione di questi contenitori.
CERAMICA E RELITTI. Giuliana Galli (AIA Sub) con lintervento sulla ceramica e i relitti detà romana repubblicana (111-I sec. a.C.) ha aperto largomento del commercio antico, presentando lo studio dei-carichi vascolari di alcuni relitti simili del bacino mediterraneo, tra Italia, Francia e Spagna, con particolare attenzione, oltre alle anfore e alla ceramica a vernice nera, anche alla ceramica minore duso comune. I dati ottenuti vengono inseriti in un data-base fornito dallUniversità tedesca di Kòln e confrontati con quelli della necropoli celtica di Ornavasso (No).
MATTONI E TEGOLE. Anche materiali "minori" come i laterizi erano oggetto di un ricco commercio marittimo, illustrato da Simonetta Menchelli (Università di Pisa) partendo dallimportazione ed esportazione di questi materiali nellEtruria settentrionale costiera in età romana, con particolare riferimento ai centri urbani di Luna, Luca, Pisae e Volaterrae. Tramite la navigazione fluviale e di piccolo cabotaggio, ma anche con il commercio a grande scala da e verso Roma, le tegole e i mattoni costituivano un carico terziario, accanto agli altri prodotti nordetruschi di maggiore successo commerciale (marmo, legname, terra sigillata, anfore vinarie).
CONRERVAZIONE DEL PESCE. Dai commerci alle attività di pesca. Paola Rendini (Soprintendenza archeologica della Toscana) ha illustrato alcune recenti scoperte relative a impianti di età romana per la lavorazione del pesce: strutture ad hoc sono state rinvenute sullisolotto della torre di Campese allisola del Giglio e a ridosso delle strutture portuali di Cala Maestra a Giannutri.
TONNARA A BARATTI. Allavvistamento e alla cattura del pesce, in particolare dei tonni, è dedicato lintervento di Elisabeth J. Shepherd (Soprintendenza archeologica di Ostia) e Luisa Dallai (Università di Siena), che individuano alcune prove archeologiche e permanenze moderne dellantico punto di avvistamento, con annessa t000ara, nei pressi della punta delle Tonnarelle, a sud del golfo di Baratti (presso Piombino - Li). Lo stesso toponimo moderno ricorda lattività della tonnara di Baratti, attiva fino alla metà del XX secolo.
PESCA IN ACQUE INTERNE. Non solo mare. Ricerche di superficie e scavi condotti nella piana del Bientina (fra Pontedera e Lucca) hanno permesso di recuperare una quantità significativa di manufatti e dati riconducibili allattività di pesca e alla navigazione che si svolgeva lungo il ramo dellAuser (lantico corso del Serchio) che anticamente sboccava nellArno proprio allaltezza di Bientina (Pi). Il complesso dei materiali, presentato da Giulio Ciampoltrini (Soprintendenza archeologica della Toscana) e Augusto Andreotti, comprende soprattutto pesi da rete, ami e aghi in bronzo e alcuni pesi per bilancia in piombo, tracce evidenti dellattività di pesca, e probabilmente anche commerciale, che in età romana si svolgeva lungo un fiume dellEtruria settentrionale.
PIOMBO SPAGNOLO. Lo scopo del lavoro dellarcheologa Carlotta
Bigagli, invece, è stato quello dindividuare larea di distribuzione dei
lingotti di piombo di provenienza spagnola prodotti dalla gens Aquinia, una potente
famiglia della Hispania Tarraconensis la cui attività si sviluppò nel distretto
minerario di CarthagoNova (Cartagena, Spagna) intorno al I sec. a.C., periodo in cui il
traffico commerciale marittimo dei lingotti di piombo di produzione spagnola è molto
intenso e interessa tutto il Mediterraneo.
RICERCHE AD ALTA PROFONDITÀ E TECNOLOGIA. Nellarco del 2001 si sono svolte nella baia di Baratti e tra la costa di Piombino e lisola dElba alcune prospezioni volte a testare luso di scan sonar e di Auv (cioè veicoli autonomi sottomarini), per il rilievo dei fondali applicato alla ricerca di giacimenti archeologici profondi. Il progetto ha visto la collaborazione fra Soprintendenza archeologica della Toscana, rappresentata dalla relatrice Pa-mela Gambogi, lAccademia americana di Roma, il MII (Massachusetts Institute of Iechnology) e il Saclant Undersea Research Centre della Nato (sede di La Spezia). In particolare è stato rilevato un nuovo relitto di nave oneraria, denominato Follonica Nord, con anfore di tipo Dressel 1B e Dressel 1C (fine il - inizi I sec. a.C.), in buono stato di conservazione, nonostante le tracce evidenti del passaggio di clandestini.
ALLE FOCI DELLINDO. Oltre alla ricerca archeologica, importanti dati vengono dalle fonti scritte. Stefano Medas (lstiaen) ha cercato di mettere in luce alcuni aspetti di rsautica antica presenti nellIndjké dello storico greco Arriano (circa 95-180 dC.), uno dei più affascinanti racconti per mare dellantichità, dove si narra il viaggio di Nearco, lammiraglio di Alessandro Magno che condusse la celebre spedizione marittima alle foci dellindo.
NAVI ILLIRICHE. Sempre nellambito della nautica antica si inserisce lintervento dellarcheologo Adrian Anastasi, incentrato su due particolari tipologie dimbarcazioni, note dalle fonti scritte tra III e I sec. a.C., definite liborna e lembos, entrambe associate a popolazioni illiriche (Liborni, Daorsi, Ardiei e forse i Labeati). Descritte come navi da guerra, piccole e veloci, non è ancora possibile affermare con certezza se si tratti dello stesso tipo dimbarcazione.
OPERE DARTE PER MARE. Lintervento di Francesco Paolo Arata (AlASub) ha chiuso i lavori del convegno, presentando un quadro del complesso fenomeno del commercio di opere darte in epoca medievale e moderna. Partendo dalle evidenze archeologiche e storiche, risalenti a epoca tardoantica (IV-V sec. d.C.) fino ai primi decenni del XIX secolo, sono state sempre affidate alla navigazione sculture singole o intere collezioni darte, nonostante gli elevati rischi di naufragio: dai ritrovamenti di Punta del Serrone (Brindisi) Barletta e Malamocco alle peripezie dei marmi del Partenone (i celebri Elgins marbl es)
Franca Cibecchini
Archeologa subacquea - AIASub Dipartimento Scienze storiche del Mondo antico - Università di Pisa
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