ASSONET - Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione NETwork Archeologia Subacquea
lin_ros.jpg (2033 byte)

SCOPERTE ARCHEOLOGICHE

SUBACQUEE A PONZA

Nel quadro del Progetto finalizzato per i Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Università degli Studi della Tuscia (prof. Piero Alfredo Gianfrotta) in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio (dott.ssa Annalisa Zarattini) e l’ausilio dei tecnici e delle attrezzature dell’Associazione A.S.S.O. (dott. Mario Mazzoli), sta conducendo ricerche archeologiche subacquee nell’isola di Ponza, nel corso delle quali sono state effettuate importanti scoperte che recano un notevole contributo alla conoscenza della topografia antica e della storia dell’isola.

Di particolare rilievo quella effettuata nel noto complesso ipogeo e subacqueo d’epoca romana denominato "Grotte di Pilato" che è una delle principali mete turistiche dell’isola. E’ costituito da ampie grotte collegate con il mare e tra di esse da cunicoli, scavate nel banco roccioso poco a Sud-Est del porto.

Oltre ad aver esplorato e rilevato pozzi e cunicoli non noti in precedenza, sul fondo di uno di essi, in un riempimento di detriti, sono state recuperate parti di una statua di marmo bianco, raffigurante probabilmente un Apollo o un Dionisio, un piccolo altare di tufo e alcune lucerne di terracotta. Tali materiali facevano certamente parte dell’arredo della grotta o vi erano stati utilizzati. Le lucerne, ad esmpio, presentano tracce di combustione e di bruciato sul becco ed altrettanto si riscontra nella parte superiore della piccola ara. La statua doveva essere originariamente alloggiata nella nicchia che si apre al centro della parete di fondo della grotta principale e la sua presenza contribuisce ora a non ravvisare nell’ambiente soltanto una bizzarra peschiera-murenario, come comunemente ritenuto, ma lo caratterizza unitamente ad altri indizi (resti di decorazioni parietali, etc.) come uno di quei ninfei in grotta che spesso costituivano una lussuosa appendice delle ville dell’élite romana. In questo caso la grotta ninfeo costituiva un accessorio di eccezionale ampiezza e bellezza naturale del ben più vasto complesso della villa imperiale che si estendeva sul soprastante promontorio di Punta della Madonna. La villa con questo annesso ninfeo marittimo, interamente scavato nella roccia, era con ogni probabilità residenza della famiglia imperiale, giacchè l’intera Ponza, al pari della vicina Ventotene, di Capir e di quasi tutte le piccole isole italiane, già dall’età Augustea era passata in diretta proprietà del demanio imperiale.

La statua ora rinvenuta lo conferma ulteriormente, dal momento che essa presenta non comuni caratteristiche tacniche (nella lavorazione del marmo e nella costruzione della figura) che si ritrovano, identiche, nelle sculture che decoravano il ninfeo imperiale, sommerso a causa del bradisismo presso Punta dell’Epitaffio a Baia (NA), appartenente al grandioso palazzo che gli imperatori romani possedevano in quella località.

I materiali recuperati saranno affidati alle cure dei restauratori per i necessai trattamenti conservativi e, ad operazioni concluse, entreranno a fare parte del costituendo museo di Ponza. Un calco ricostruttivo della statua, inoltre, potrà essere esposto ai visitatori direttamente nella sua collocazione originaria all’interno della "Grotta di Pilato", contribuendo così ad una sua ulteriore valorizzazione turistica.

Un’altra importante acquisizione per la topografia antica di Ponza è scaturita poi dalla scoperta di un tratto del molo del porto romano, i cui resti orami del tutto scomparsi. Anche se sempre sott’acqua, sono di recente tornati sorprendentemente alla luce circa una decina di metri del lato interno del molo antico: ne hanno il "merito" i potenti motori degli aliscafi di linea che nelle frequenti manovre di arrivo e partenza si portano quasi a contatto della banchina del molo moderno, investendola con violenti spostamenti d’acqua fino a fare crollare una parte della fodera di cemento che inglobava i resti del molo romano. Questi consistono in una poderosa struttura di calcestruzzo, reso idraulico grazie all’abbondante impiego di pozzolana nell’impasto, costruita con la messa in opera in acqua di una cassaforma lignea appositamente predisposta, proprio come è desritto da Vitruvio (età augustea) nel suo manuale di architettura romana a proposito delle costruzioni in mare. Ai piedi del molo, semicoperto dalla sabbia e dai detriti portuali, si conserva ancora eccezionalmente un cospicuo tratto del tavolato della cassaforma di legno. Va da sé che, alla luce di questa scoperta, le modalità di attracco dell’aliscafo potranno essere senza particolare difficoltà modificate per non arrecare danni alla struttura antica.

Va infine sottolineato il valore sperimentale delle ricerche ora descritte i cui risultati sono scaturiti, oltre che dalla collaborazione di vari enti (Università, Soprintendenza, CNR), dal concorso di discipline e di metodologie diverse, quali l’analisi cartografica, il rilevamento topografico, l’archologia subacquea e la spelologia subacquea.

Mario Mazzoli (A.S.S.O.)


Dal Quotidiano "Il Messaggero" del 30 settembre 1997:

Ottimi i primi risultati della nuova campagna di scavi condotta dal CNR e dall’Università della Tuscia

E DAL MARE SPUNTA APOLLO

Ponza, statua di marmo romana trovata nelle Grotte di Pilato

Una statua di marmo bianco, un piccolo altare di tufo e alcune lucerne di terracotta. Sono i primi reperti rinvenuti durante la campagna di scavi condotta in questi giorni nella Grotte di Pilato, l’ampio ninfeo di epoca romana che si apre nel promontorio della Madonna, a poche centinaia di metri dal porto di Ponza. La scoperta si deve al Professor Piero Gianfrotta, coordinatore del progetto che vede insieme il CNR, l’Università della Tuscia, la Soprintendenza archeologica per il Lazio e i tecnici dell’associazione "ASSO". Non è la prima campagna condotta in questo vasto complesso ipogeo subacqueo, scavato nella tenera roccia tufacea. Ma è sicuramente la prima condotta con i più moderni sistemi di indagine, come l’analisi cartografica, il rilevamento topografico, la speleologia subacquea. E proprio queste tecniche nuove e sofisticate hanno permesso al gruppo diretto dal dottor Mario Mazzoli di individuare e analizzare alcuni cunicoli, mai prima osservati, delle strutture sommerse: e lì, appunto, è stata ritrovata la statua di marmo bianco, un Apollo o un Dioniso, assieme al piccolo altare e alle lucerne. Ritrovamenti di grande interesse che, oltre tutto, permetteranno di ricostruire la struttura completa dell’impianto marino e di individuarne con esattezza l’epoca e le tecniche di costruzione.

Dopo secoli di abbandono e di oblio (le ampie vasche marine furono anche utilizzate dai pescatori come vivai di aragoste), la peschiera di Ponza torna dunque a riservare delle sorprese. "Dai primi risultati – confida il Prof. Gianfrotta – la statua rinvenuta contribuisce a confermare ulteriormente le comuni caratteristiche tecniche che si ritrovano identiche nelle sculture che decoravano il ninfeo imperiale di Punta dell’Epitaffio, a Baia, nel Golfo di Napoli". L’Apollo di Ponza adornava probabilmente la nicchia centrale della vasca maggiore dell’impianto. Un impianto marittimo che sull’isola, come nella vicina Ventotene o a Capri, costituivano la lussuosa appendice delle ville delle elites romane. Anche le Grotte di Pilato erano collegate, infatti, con la villa soprastante, appartenente alla famiglia imperiale di Augusto, di cui restano i resti di un elegante anfiteatro. "Messaggi" interessanti anche dalle antiche lucerne, che presentano tracce di combustione sul becco, tanto da far pensare ad un’intensa frequentazione dell’impianto marittimo, utilizzato forse anche come area sacra.

Il professor Gianfrotta – conosciutissimo a Ponza per essere stato tra i più assidui promotori del recupero dell’oneraria romana di Lucia Rosa, la nave da carico del primo secolo a.C. rinvenuta nel settembre 1985 al largo della Secca dei Mattoni dai sub Silverio Mazzella e Roberto Calò – si augura che la statua, dopo il restauro, possa restare nel costituendo museo storico e archeologico dell’isola.

Giuseppe Mazzella


RINGRAZIAMENTI:

La campagna di scavo è stata anche possibile grazie al prezioso supporto di alcune persone ed operatori che vogliamo sentitamente ringraziare per la loro collaborazione:

 

Copyright © A.S.S.O. 1995-2002

| Home Page | Indice di Archeologia Subacquea |Info posta per |
lin_ros.jpg (2033 byte)
For a basic translation you may copy the address (url) of this page and paste to

 Altavista Translation with Systran