UN PORTO NEL PORTO?
INDAGINI NEL BACINO NERONIANO DI ANZIO
articolo pubblicato sul numero 10 (gen.-apr.
1998) della rivista 
Possono convivere le opere civili marittime e la tutela del patrimonio archeologico sommerso? Probabilmente in molti casi si, ma a certe condizioni. La costa di Anzio rientra in un ampio progetto di difesa del litorale laziale, in fase di attuazione da parte della Regione. II progetto prevedeva per Anzio la posa di tre enormi dighe e il conseguente ripascimento artificiale della spiaggia. Fin qui nulla di male, se non fosse che questo pesante intervento si sarebbe dovuto effettuare nel bacino occidentale (l'orientale è occupato dal porto moderno) del porto neroniano, uno dei pochi impianti di età imperiale (almeno in parte) conservato.
La Soprintendenza archeologica per il Lazio (d.ssa A. Zarattini), nell'ambito dei propri programmi di tutela della costa, ha naturalmente imposto accertamenti archeologici preventivi: una prassi che auspichiamo sia sempre seguita su tutto il territorio nazionale. Il Comune di Anzio, sensibile al proprio patrimonio archeologico, ha dunque avviato le ricerche avvalendosi del finanziamento regionale. Le indagini si sono svolte, sotto il controllo della Soprintendenza, tra settembre e ottobre, con la direzione scientifica dello scrivente, con la collaborazione della ditta Marine Sub di Bacoli, e con la partecipazione di Gilberto Balderi, di Euro Cerioni, di Graziella Buscemi e (per breve tempo) di Massimo Monti.
L'area da indagare prevista dal progetto di costruzioni foranee (oltre 25.000 metri quadrati) è stata riportata sul fondale con la "stazione integrata", circoscritta e ripartita con sagole. Se dalle foto aeree era senz'altro ipotizzabile a priori che il segmento occidentale delle dighe sarebbe caduto sulle rovine del molo neroniano, dalle prospezioni sono risultate ulteriori evidenze archeologiche di notevole portata: un molo sconosciuto giace infatti a fianco di quello "principale". E' una struttura in cementizio di malta e tufo gettato in casseforme di legno, larga circa tre metri e mezzo; si conserva in qualche punto per un'altezza, rispetto al fondale attuale, di circa due metri e mezzo. La base è alla profondità di quattro metri. Della struttura delle casseforme si conservano nel fango del fondale un gran numero di palanche e pali di rincalzo. In lunghi tratti addirittura, disgregatosi il cementizio, si rintraccia l'andamento del molo dalla sola palancolata ancora in posto. Seguendo questa traccia se ne sono potuti rilevare vari segmenti, tra cui almeno una drastica variazione di andamento, per complessivi 260 metri. Tutto questo deve però appartenere ad un impianto di ben più ampio e complesso disegno: altre tracce, a seguito di mareggiate, ne sono state infatti nel tempo avvistate in diversi settori del bacino portuale. Le stesse vedute di Anzio, da '700 in poi collocano delle "darsene" in punti assai distanti.
Dati scientifici notevoli sono emersi anche dagli scavi di accertamento effettuati al piede del molo. Le palanche di costruzione si conservano nel fango per circa cm 130; hanno larghezza variabile tra 25 e 50 centimetri e uno spessore di 7. Due di esse, rimosse per le analisi di rito, recano tracce evidenti della lavorazione per la messa in opera e, soprattutto, ripetuti segni epigrafici su una delle facce, sigle composte con caratteri capitali romani, impresse nel legno con punzonatura a freddo. La loro natura, data anche la rarità di testimonianze del genere, è ancora da chiarire: esse sembrano comunque collegabili a situazioni di lavorazione e di cantiere (proprietà del legname, sigle di segheria, o altro). Nei pressi della punta delle palanche, a cm 120 sotto il fondale attuale, giacevano vari frammenti ceramici.
Non è ancora possibile precisare la cronologia di quest'opera; è un monumento, comunque, tutto da indagare, che, se la Soprintendenza non avesse un posto gli accertamenti, sarebbe finito sotto tonnellate di pietra, come stava accadendo a Bacoli (vd. articolo) e come accadde quarant'anni fa nella stessa Anzio, quando un grosso resto di un terzo molo del porto imperiale finì seppellito sotto 1'attuale molo da diporto. Ne rimane solo qualche foto d'epoca...
Enrico Felici
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