SCOPERTE A PONZA (LATINA)
articolo pubblicato sul numero 10 (gen.-apr.
1998) della rivista 
Nel quadro del Progetto finalizzato per i Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Università degli Studi della Tuscia -Viterbo (prof. Piero A. Gianfrotta) in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio (dott.ssa Annalisa Zarattini) e con l'ausilio dei tecnici e delle attrezzature del1'Associazione A.S.S.O. (responsabile dott. Mario Mazzoli), è stata effettuata a settembre una campagna di ricerche archeologiche subacquee nell'isola di Ponza. Nel corso di essa, oltre al recupero di materiali riferibili a relitti di navi romane (anfore di vario tipo, ceppi d'ancora ecc.), sono state effettuate importanti scoperte che recano un notevole contributo alla conoscenza della topografia antica e della storia dell'isola.
Di particolare rilievo quella effettuata nel noto
complesso ipogeo e subacqueo d'epoca romana denominato Grotte di Pilato, costituito da
ampie grotte scavate nel banco roccioso poco a sud-est del porto, collegate con il mare e
tra di esse da cunicoli. Oltre ad aver esplorato e rilevato pozzi e cunicoli non noti in
precedenza, sul fondo di uno di essi, in un riempimento di detriti, sono state recuperate
parti di una statua di marmo bianco, probabilmente un Apollo o un Dioniso, un piccolo
altare di tufo e alcune lucerne di terracotta. Tali materiali, messi fuori uso in una fase
di abbandono, (probabilmente alla fine del III secolo d. C. o agli inizi del successivo),
facevano certamente parte dell'arredo della grotta o vi erano stati utilizzati. Le
lucerne, ad esempio, presentano tracce di combustione sul becco ed altrettanto si
riscontra nella parte superiore della piccola ara. La statua doveva essere originariamente
alloggiata nella nicchia al centro della parete di fondo della grotta principale: la sua
presenza, unitamente a resti di decorazioni parietali ed altri indizi, contribuisce ora a
non ravvisare nell'ambiente soltanto una bizzarra peschiera-murenario, come comunemente
ritenuto, ma uno di quei ninfei in grotta che spesso costituivano una lussuosa appendice
delle ville della élite romana. In questo caso la grotta-ninfeo costituiva un accessorio
di eccezionale ampiezza e bellezza naturale del ben più vasto complesso della villa
imperiale che si estendeva sul soprastante promontorio di Punta della Madonna.
La villa con questo annesso ninfeo marittimo, interamente scavato nella roccia, era con ogni probabilità residenza della famiglia imperiale; l'intera Ponza, del resto, al pari della vicina Ventotene, di Capri e di quasi tutte le piccole isole italiane, già dall'età augustea era passata in diretta proprietà del demanio imperiale.
La statua ora rinvenuta lo conferma ulteriormente, dal momento che essa presenta non comuni caratteristiche tecniche (nella lavorazione del marmo e nella costruzione della figura), che si ritrovano identiche nelle sculture che decoravano il ninfeo imperiale di Punta dell'Epitaffio a Baia (NA). I materiali recuperati, ora affidati ai restauratori, ad operazioni concluse entreranno a fare parte del costituendo museo di Ponza: un calco ricostruttivo della statua, inoltre, potrà essere esposto ai visitatori nella sua collocazione originaria, contribuendo così ad una ulteriore valorizzazione turistica della "Grotta di Pilato".
Un'altra importante acquisizione per la topografia antica di Ponza è scaturita poi dalla scoperta di un tratto del molo del porto romano, i cui resti si ritenevano ormai del tutto scomparsi. Sott'acqua sono tornati sorprendentemente alla luce circa una decina di metri del lato interno del molo antico: ne hanno il "merito" i motori degli aliscafi che nelle manovre si portano quasi a contatto della banchina del molo moderno, e con i violenti spostamenti d'acqua hanno fatto crollare parte della fodera di cemento che inglobava i resti del molo romano. Il molo è costruito secondo i dettati di Vitruvio: una poderosa struttura di calcestruzzo pozzolanico gettato in una cassaforma lignea, di cui, al piede dell'opera, sotto la sabbia e i detriti portuali, si conserva ancora un cospicuo tratto di tavolato.
Va da sé che, alla luce di questa scoperta, le modalità di attracco dell' aliscafo potranno - senza particolare difficoltà - essere modificate per non arrecare ulteriori danni ai resti della struttura antica. Va infine sottolineato il valore sperimentale delle ricerche, i cui risultati sono scaturiti, oltre che dalla collaborazione tra vari enti (Università, Soprintendenza, CNR), dal concorso di discipline e di metodologie diverse, quali l'analisi cartografica, il rilevamento topografico, l'archeologia subacquea e la speleologia subacquea.
Articoli collegati:
Anteprima dei
risultati di scavo (dal
"Messaggero" del 30 settembre 1997)
Ponza e l'arcipelago
delle meraviglie (dal numero 70 della
Rivista "Archeologia Viva" - lug./ago. 1998)
La nave del porto di
Ponza (dal numero 70 della Rivista
"Archeologia Viva" - lug./ago. 1998)
La nave di Aulo
Saufeio (dal numero 70 della Rivista
"Archeologia Viva" - lug./ago. 1998)
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