RICERCHE ARCHEO-AMBIENTALI IN SARDEGNA
articolo pubblicato sul numero 10 (gen.-apr.
1998) della rivista 
Nel mese di luglio 1997 si è svolto nelle acque di Cala Sintias, comune di Castiadas (Cagliari),un cantiere pilota di indagini ambientali promosso dall'Istituto Centrale per il Restauro con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica di Cagliari, finalizzato alla caratterizzazione degli strati di ricopertura naturale di un relitto di età romana detto "delle antefisse".
Le indagini sono volte allo studio della successione dei limi che si sovrappongono allo strato archeologico, con I'impiego di metodologie proprie della geologia e della biologia marina, oltre che della chimica applicata. Lo scopo è quello di caratterizzarne la composizione minero-petrografica e biochimica per valutare la possibilità di insediamento della posidonia come strato di protezione dei siti archeologici a rischio.
La nave di Cala Sintias giace su una batimetrica compresa tra i 27 e i 30 metri; in base al carico di manufatti fittili, embrici, antefisse con decorazione a palmetta rinvenuti a bordo, viene datata al I sec. d.C. La Soprintendenza Archeologica dal 1993 ha già condotto due campagne di indagine dirette da Donatella Salvi. Il sito è particolarmente adatto alle ricerche perché presenta una stratigrafia praticamente inalterata e peculiari caratteristiche ambientali.
I tecnici subacquei hanno realizzato il rilievo
topografico di una superficie di fondale marino di circa 400 metri quadrati dove è stata
ipotizzata la presenza del carico. In una seconda fase le indagini sono state condotte in
un'area più ristretta di 50X13 metri circa, delimitata da capisaldi fissi. All'interno di
quest'area, utilizzando un puntale d'acciaio è stato possibile determinare la variazione
del profilo sotterraneo del fondo fino ad arrivare al limite superiore dello strato
archeologico rappresentato dai mattoni. Si è proceduto quindi all'estrazione manuale di
carote per profondità variabili di 1-2 metri, a seconda delle caratteristiche
morfologiche del fondale, così da ottenere la successione degli strati di ricopertura
naturale del sito.
Le indagini di laboratorio sulle singole stratificazioni individuate con i carotaggi sono state appena avviate; tuttavia, la lettura morfologica dei carotaggi ha consentito di individuare la zona di giacitura del relitto e la profondità del suo interramento.
Non è la prima volta che in Italia si sperimenta un sistema di protezione archeologica di questo tipo; analoghe esperienze, con l'applicazione del metodo della lepidocronologia sono già state condotte nel 1995 sugli strati di copertura di un relitto arcaico presso Isola Bella (Taormina).
Barbara Davidde
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