RELITTI DALLA LAGUNA DI VENEZIA
articolo pubblicato sul numero 10 (gen.-apr.
1998) della rivista 
Il Magistrato delle Acque di Venezia di concerto con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto, tramite il consorzio Venezia Nuova ha promosso da alcuni anni una serie di iniziative volte a conoscere e a tutelare il patrimonio storico ed archeologico della laguna di Venezia.
Tra i numerosi ed importanti siti già rinvenuti, ricordiamo le rovine sommerse del monastero agostiniano di San Marco in Bocca Lama nella laguna sud, un complesso documentato dalle fonti almeno dall'XI secolo, già individuate nel 1969 da Ernesto Canal, l'ispettore onorario per l'archeologia lagunare veneziana.
L'isola già nel 1320 era corrosa e ricoperta dalle acque per un buon tratto, ma grazie alla costruzione dell'argine a difesa della laguna ed alla diversione nel 1328 della Brenta da questa parte, riprese vita perché, chiusa la bocca di Fusina e dichiarato intangibile l'argine, anche quelli di Venezia dovevano transitare nei pressi del monastero. Sappiamo infatti che un priore chiese e otteneva cinquanta passi di acque pubbliche per compiervi i restauri e le nuove fabbriche.
Nel 1347 i religiosi dovettero comunque abbandonare l'isola, adibita ormai a ricevere i cadaveri degli appestati. Nel '400 gli edifici erano già in rovina e nella seconda metà del '600 non rimaneva neanche il ricordo del luogo.
I controlli periodici e le ricognizioni archeologiche avviate per
proteggere l'area sommersa, eseguiti dall'impresa IDRA di Venezia coordinata da chi
scrive, hanno poi consentito il rinvenimento di due relitti navali interamente celati da
un riempimento limoso di risulta. I due scafi sono stati identificati con i resti di una
nave tonda da trasporto (lunga m 24 e larga m 6) e di una galea (lunga m 38 e larga m 5).
Si tratta, senza dubbio, di due rinvenimenti unici nel settore dell'archeologia navale: il
relitto di galea permetterà di chiarire le problematiche costruttive sollevate dai
manoscritti veneziani. Sono, in ogni caso, i primi relitti reimpiegati per bonifiche a
scopo edificatorio che si rinvengono nella laguna di Venezia. Gli scafi, infatti, sono
circondati e mantenuti in posizione da una serie di pali infissi verticalmente a ridosso
dell'opera viva.
Non essendo presenti reperti datanti non è semplice stabilire l'esatta cronologia dei due relitti; gli esami dendrocronologici e il C14 dovrebbero però permettere di sciogliere ogni dubbio. E' tuttavia possibile sin d'ora ipotizzare che, visto che il monastero risulta abbandonato già dalla fine del XIV secolo, l'opera di bonifica realizzata con i due natanti riutilizzati possa essere collocata poco prima di quest'epoca, quando cioè la subsidenza e l'eustatismo stavano per provocare l'esodo dei monaci. Il documento del 1328, che ricorda la richiesta al Senato, da parte del priore Nicola, di cinquanta passi di acqua pubblica ben si accosta alle strutture rinvenute, che furono indubbiamente impiegate come base solida per l'innalzamento dei livelli del suolo vicini al monastero. La scoperta dei due relitti è uno dei risultati del controllo sistematico di tutti i siti archeologici finora rinvenuti e riportati nella prima edizione della Carta Archeologica del Rischio della Laguna di Venezia, che raccoglie oggi circa 300 siti sommersi e semisommersi, scoperti dall'inizio del secolo ad oggi.
La Soprintendenza procederà ora al rilievo diretto delle due imbarcazioni e alla loro messa in sicurezza in attesa del recupero, prima pietra del nuovo Museo nazionale di archeologia navale progettato all'interno del complesso architettonico dell'antico arsenale di Venezia.
Marco D'Agostino
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