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FRANCIA: L'ULTIMO BILANCIO DEL DRASSM

articolo pubblicato sul numero 12 (set.-dic. 1998) della rivista L'ARCHEOLOGO SUBACQUEO

Quest'anno si e' svolta a Fos-sur-Mer la consueta presentazione delle attivita' archeologiche subacquee effettuate dal Dipartimento francese di Ricerche Archeologiche Sottomarine e Subacquee nell'anno precedente. Patrick Grandjean, direttore del DRASSM, ha percorso i punti salienti dell'attività 1997, precisando che alcune attività, tra cui il programma di analisi dendrocronologiche coordinato da Patrice Pomey, hanno subito un fermo dovuto alla manutenzione della nave-supporto Archéonaute, da quest'anno smilitarizzata. Nonostante ciò, l'attività è proseguita.

Jacques Collina-Girard ha illustrato le ultime acquisizioni del suo programma sulle coste sommerse del Mediterraneo, iniziato in seguito al ritrovamento della grotta Cosquer e dedicato nel 1997 al tratto fra Ajaccio e Girolata, in Corsica. Le indagini hanno messo in evidenza che il già noto processo di innalzamento marino, ha avuto dei periodi di stagnazione nell'Olocene.

I sondaggi di Frédérie Leroy nello stagno di Thau, a nord di Sète (Hérault), hanno portato alla scoperta di un abitato protostorico. I carotaggi documentano strati ricchi di materiale, soprattutto organico, dei Bronzo finale. Pali in quercia verde, oltre a diversi utensili non identificabili in salice bianco, sono stati datati Col C14 fra il 3100 ed il 1055 a. C. Sono stati recuperati semi di lino, di papavero (forse domestico), di fico e di vite selvatica.

Prosegue la carta archeologica del lago Lemano (Alta Savoia), coordinata da André Marguet. Prospezioni e carotaggi restituiscono un'altemanza di strati sterili e antropizzati, soprattutto dell'età del Bronzo, con macine, lisciatoi in pietra per la lavorazione della ceramica e asce in roccia metamorfica delle Alpi. Le tracce di frequentazione di età romana sono legate soprattutto alle attività di pesca. E' anche venuto alla luce un relitto del XVI secolo di cui si occuperà E. Rieth.

Un insediamento preistorico della Charente, fiume della regione di Bordeaux, è stato oggetto della relazione di Yves Billaud, che pensa ad una delle prime attestazioni della frequentazione nella zona: le analisi al C14 hanno fornito una datazione oscillante fra il 4200 ed il 3800 a.C.

Sempre in ambiente fluviale, nella Saóne, continuano le ricerche di Philippe Bonin e Louis Bonnamour. Ostili condizioni ambientali impongono qui le prospezioni batimetriche, con la restituzione computerizzata di profili e curve di livello. Fra i risultati, l'identificazione dei terrapieni realizzati per la costruzione del ponte romano di Chalon.

Col supporto di carte e rilievi batimetrici si svolgono anche le ricerche di Bemard Maurin nel lago Sanguinet (Landes). Fra i vari siti in prossimità della riva, spicca quello di Put Blanc, frequentato, sembra, per un millennio a partire dal Bronzo finale. Oltre alle numerose piroghe monossili già note, sono stati individuati alcuni fondi di capanne lignee con pavimenti in terra battuta e resti di focolai, con materiali ceramici attribuibili allaprima età del Ferro.

Il relitto della Tour Fondue (Var), della seconda metà del 111 sec. a.C., è stato anche quest'anno oggetto di indagini, mirate prevalentemente allo scafo. Bernard Dangréaux ha presentato alcuni particolari della costruzione a guscio portante e del sistema di assemblaggio a tenoni sfalsati, un confronto per i quali è il relitto di Cavalière. Oltre al carico di anfore greco-italiche e massaliote e di ceramica comune massaliota ad impasto chiaro, Dangréaux ha segnalato il ritrovamento di un remo e di un'ancora metallica ad un solo braccio.

Gli ultimi risultati del programma di carta archeologica del litorale e delle isole di Hyères, coordinato da Luc Long con un'équipe italo-francese, sono stati illustrati da Frédéric Leroy, Claude Vella, Franca Cibecchini, Marina Valente, Anne Hoyau, Sabrina Marlier e Valéry Léonard (vd. L'archeologo subacqueo IV, 1, pp. 12-13).

La fattoria fortificata del lago di Charavines (lsère) continua a restituire, ha spiegato Eric Verdel, testimonianze eccezionali della piccola comunità rurale impiantatasi sulla riva in epoca carolingia. Fabbri, calzolai, falegnanlá, carpentieri e persino orefici, hanno lasciato tracce della loro attività, durata poco più di un venticinquennio e bruscamente interrotta nel 1036 dall'innalzamento del lago. All'ultima campagna si deve il ritrovamento di utensili legati all'artigianato metallurgico.

Al relitto Lardier 4 (Var) è stato dedicato l'intervento di Anne Lopez-Joncheray, che ne ha descritto il carico composto per la maggior parte da tegole e completato da anfore Gauloise 4 di età fiavia. Le tegole, importate nella regione in un'epoca che precede l'attività delle note fomaci di Fréjus, comprendono alcuni esemplari rnuniti di orifizio centrale destinato, sembra, al passaggio del fumo o della luce.

Luc Long ha poi illustrato le operazioni nelle acque della Camargue, di cui (soprattutto per le difficili condizioni climatiche e ambientali) solo da poco si conoscono le potenzialità. Documenti d'archivio hanno permesso l'identificazione di due relitti scoperti al largo delle Saintes Maries de la Mer, già datati con la dendrocronologia intorno al 1800: la "Notre Dame de Montalègre" e il "Coup de Feu", naufragati nel 1812 mentre cercavano di sfuggire agli inglesi. Le ricognizioni negli antichi bracci o canali del Rodano hanno poi portato al ritrovamento di resti di antiche "carattes", imbarcazioni della metà del XIX secolo tipiche della regione del Basso Rodano che, trainate da animali, trasportavano sale anche fino ad Arles.

All'entrata del golfo di Fos (Bouches du Rhóne), l'équipe coordinata da Bertrand Maillet ha individuato una cinquantina di anfore massaliote della metà del V secolo a.C.; rimane però ancora problematica l'identificazione di un relitto. Nell'ansa di Verdon, inoltre, la stessa équipe ha parzialmente scavato un relitto insabbiato della metà dell'Ottocento, un'imbarcazione che probabilmente funzionava sia a vela che a vapore.

L'intervento di Hélène Bernard è stato dedicato al programma di carta archeologica delle coste della Corsica. Di particolare interesse il relitto di Giraglia: oltre al carico misto di dolii e anfore Dr. 2-4 della Tarraconese, i sondaggi hanno portato alla luce una parte dello scafo in olmo.

Le numerose segnalazioni che interessano già da molti anni la rada di Port Vendres (Pirenei Orientali) hanno attivato anche l'anno scorso un'équipe coordinata da Cyr Descamps. Un sito, in prossimità dei relitti Port-Vendres I e II, continua a fornire materiale tardoantico come anfore LRA 3, Dr. 23, vasi in sigillata africana D (forma Hayes 59) e frammenti vitrei; materiale più antico (anfore Dr. 20), tuttavia, rende ancora problematica l'identificazione di un relitto. Un'altra novità sono alcuni blocchi scolpiti di età alto-imperiale.

Christophe Devals ha esposto i risultati di operazioni di emergenza nel Brivet, affluente della Loira nella regione di Nantes, che in tre anni hanno portato al recupero di circa 6.000 oggetti. Nell'ultima campagna, una nuova piroga datata all'epoca hallstattiana, lunga 5,50 metri, si è aggiunta ai 50 esemplari accumulati negli anni precedenti, che vanno dalla preistoria all'epoca gallica, fino all'età carolingia.

Le forti maree e il fondale roccioso rendono l'avanporto di Saint-Malo (Bretagna) pericoloso per la navigazione e quindi archeologicamente "a rischio": le prospezioni dello scorso anno, di cui ha parlato Elisabeth Veyrat, hanno però avuto esito negativo.

Michel Daeffier ha presentato lo scavo di un relitto moderno nell'ansa delle Marinières, presso Villefranche-sur-Mer (Alpes Maritimes), le cui caratteristiche costruttive portano a un'origine inglese o spagnola; la cronologia è fissata dalla ceramica fine da mensa tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo.

L'ammiraglio Turcat ha poi evocato le vicende del "Magenta", nave della Marina Francese che nel 1875 trasportava 40 casse di stele puniche recuperate in Tunisia da una nússione dell'Académie des Belles Lettres. Per un incendio, all'arrivo a Tolone la nave fece naufragio. Iniziò subito il recupero, ma i palombari lasciarono sul fondo un discreto numero di stele, di cui una quarantina sono state recuperate l'anno scorso insieme ad una testa dell'imperatrice Sabina, consorte di Adriano.

Nell'ambito della carta archeologica delle coste del Languedoc Roussillon, Marie-Pierre Jézégou ha illustrato i sondaggi su tre relitti (Tamarissière I, II e III) di imbarcazioni commerciali dell'Ottocento. In un quarto sito (Bresqou II) si è individuata una "concentrazione sparsa" di 16 moschetti dell'epoca di Luigi Xlll (metà del XVII secolo), di cui 7 in bronzo e 9 in ferro, forse gettati in mare da una galera in difficoltà.

Marina Valente

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