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QANA': ALLA RICERCA DEL PORTO PERDUTO

di Barbara Davidde

Articolo pubblicato sul n. 63 (maggio/giugno 1997) della rivista ARCHEOLOGIA VIVA

 

Non era mai successo prima. Un'équipe scientifica ha esplorato i fondali del golfo di Aden alla ricerca dei resti del porto di Qana', uno dei principali del regno sudarabico dell'Hadramawt (che in antico occupava le regioni meridionali dell'attuale Repubblica dello Yemen e le regioni occidentali dell'attuale Sultanato dell'Oman).

Il progetto e l'équipe subacquea (composta dagli archeologi Barbara Davidde e Roberto Petriaggi, dal disegnatore Marco Sangiorgio e dall'operatore video Matteo Mescalchin) fanno parte della missione archeologica dell'Istituto italiano per 1'Afirica e 1'Oriente nella Repubblica dello Yemen.

RICCHI COMMERCI PER MARE

Le ricerche hanno permesso di raccogliere dati molto interessanti, come del resto è già avvenuto nello studio di altri porti antichi (Alessandria, Tiro, Sidone, Cesarea Marittima, Cartagine, Pozzuoli) . I regni dell'Arabia Felix, come greci e romani chiamavano lo Yemen, basarono la loro prosperità sul 1'agricoltura e sulla produzione ed esportazione di incenso, mirra e balsami, sostanze aromatiche assai apprezzate per le cerimonie religiose e la preparazione di unguenti, medicinali, spezie e profumi. Le vie carovaniere e le rotte transoceaniche sono state per quei regni e per le popolazioni arabe nel corso dei secoli i canali naturali per i traffici tra il mondo mediterraneo e 1'Oriente. I contatti commerciali via mare tra il bacino del Mediterraneo,1'Arabia del sud e 1'India sono attestati anche prima dell'età ellenistica, ma senza dubbio un loro significativo incremento si determina durante i primi secoli del1'impero romano. In particolare il regno dell'Hadramawt, considerato dagli autori antichi la patria dell'incenso, non solo aveva il controllo diretto delle carovane che trasportavano le migliori qualità di incenso e altre merci lungo i deserti e gli altopiani fino a Petra e in Siria, ma disponeva anche di due porti, Qana' e Moscha, ed era quindi una tappa obbligata per le navi greche e romane dirette in India.

A Qana', attraccavano navi ca riche di vino, olio, salsa di pesce, stoffe, ma anche oggetti di rame, di stagno, o più preziosi come piatti d'argento, statue e perfino cavalli. Queste notizie dettagliate si leggono nei testi degli storici e geografi antichi e sono confermate in parte dagli scavi condotti in questi ultimi anni dagli archeologi dell'Accademia delle Scienze di Mosca e del Cnrs di Lione. Dell'antica Qana', dominata dalla nera e minacciosa Roccia dei Corvi (1'Husn al-Gurab, nei pressi di Bir'ali, un villaggio di pescatori) , sono tornati alla luce i resti, rimasti a lungo coperti dalla sabbia del deserto, delle abitazioni, dei magazzini dell'incenso e di un edificio di culto, insieme a ricche collezioni di ceramica, reperti di vetro e centinaia di monete di bronzo.

FONTI EPIGRAFICHE E DIARIO DI UN INGLESE

Il compito degli archeologi subacquei era quello di individuare e documentare le eventuali strutture portuali, le tecniche di costruzione e tutti i reperti rinvenuti durante le prospezioni. Difficile individuare 1'area più adatta dove iniziare le operazioni. Solo due erano le fonti che fornivano indicazioni, seppure generiche, sul porto: due epigrafi sudarabiche e il diario di un viaggiatore inglese del secolo scorso. Le epigrafi narrano che nel 230 d.C. un re sabeo, durante la sua campagna di conquista del regno dell'Hadramawt, fece incendiare e affondare 43 navi ancorate nella baia del porto di Qana'; dalla lettura di quei documenti si intuiva che probabilmente il porto non era provvisto, come per esempio i porti romani contemporanei, di moli e banchine, ma naturalmente tutto doveva essere provato dall'indagine sul territorio. I tecnici subacquei hanno indagato sistematicamente tutto il tratto di costa a est dell'Hual-Gurab fino alla Baia a sud in fascia batimetrica compresa tra gli 0 e gli 8 metri senza trovare alcuna traccia di strutture murarie. Quale era, dunque, la baia utilizzata come ancoraggio?

Nel suo diario di viaggio 1'inglese Lt. Wellsted, capitano del "Palirus", che nel 1834 visitò lo Yemen, descrive accuratamente ciò che resta dell'antica città di Qana' e riconosce due porti, uno principale nella baia a nord e uno secondario nella baia a sud, quest'ultima ormai insabbiata. Tale indicazione è stata immediatamente verificata dagli archeologi i primi giorni delle ricerche. Come aveva notato il viaggiatore inglese, la baia sud ha subito un considerevole insabbiamento e quindi solo dopo un accurato studio delle carte geologiche, in programma per la prossima campagna, ed eventualmente impiantando un cantiere di scavo archeologico subacqueo con 1'ausilio di una sorbona, potrebbero essere raggiunti esaurienti risultati scientifici.

UN GRANDE GIACIMENTO ARCHEOLOGICO

A questo punto, non restava che cominciare a esplorare sistematicamente i fondali della baia a nord, alla ricerca di qualche indizio che testimoniasse la sua frequentazione da parte di navi antiche. Fin dalle prime immersioni, effettuate in un'area non molto distante dai magazzini dell'incenso, alla profondità di cir ca 7-8 metri, gli archeologi hanno trovato le prove che cercavano: il fondale sabbioso era letteralmente cosparso di anfore, grosse giare, olle, ceramica comune, perfino una piccola lampada, inquadrabili in un arco cronologico compreso fra la fine del I sec. a.C. e la fine del VI sec. d.C. provenienti per lo più dal bacino del Mediterraneo. Dal tipo di anfore recuperate sembra che gli abitanti di Qana' apprezzassero molto, per esempio, il vino dell'Italia meridionale e l'olio africano. Il primo reperto individuato è stata un'ancora litica di forma troncopiramidale, recuperata insieme a più di 70 reperti ceramici, tutti consegnati al Museo di Attaq per essere esposti al pubblico. L'analisi petrografica di un frammento dell'ancora potrà fomire informazioni sulla rotta percorsa dalla nave che la utilizzò prima di perderla nel mare di Qana'.

Durante le prospezioni subacquee sono stati individuati quattro blocchi di pietra di forma irregolare solcati da una scanalatura, più o meno profonda nella parte mediana, attuata per agevolare la presa delle cime. Molto probabilmente queste pietre, viste le dimensioni e la sommaria lavorazione, non erano ancore litiche bensì dei veri e propri corpi morti che le navi arri vate a Qana' potevano utilizzare nelle procedure di attracco: dopo aver ancorato nella baia, i mercanti utilizzavano barche più piccole per trasportare a terra i prodotti da vendere o da barattare. Il ritrovamento di queste pietre lascia supporre che il porto di Qana', benché sprovvisto di banchine o moli, fosse comunque un'area d'ancoraggio attrezzata.

 

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