![]() |
![]() |
PALAFITTE NEL LAGO DI MEZZANO
di Patrizia Petitti - foto di Mauro Benedetti

estratto dall'articolo pubblicato sul numero
52 (luglio/agosto 1995) della rivista ![]()
Il laghetto di Mezzano, non lontano da Valentano, nell'alto
Lazio, e' senza dubbio uno dei luoghi piu suggestivi della provincia di Viterbo: lo
specchio d'acqua, di dimensioni assai modeste (e' profondo appena 40 m) e' quasi del tutto
racchiuso da colline ripide e verdissime; soltanto a nordest i rilievi si aprono su un
piano attraversato dall'emissario, il fiume Olpeta, che nel primo tratto in uscita dal
lago prende il nome di Fosso delle volpi.
La scoperta di "palafitte" sui fondali di Mezzano si deve a un pescatore,
Fortunato Sonno, I'amministratore della tenuta al cui centro si trova il lago. Questi,
nell'ormai lontano 1972, getto' l'amo in cerca di lucci e "pesco'" due
orcioletti di ceramica attribuibili all'eta' del Bronzo. L'anno successivo si procedette a
una prima campagna di rilevamento e raccolta di materiali di superficie: i lavori vennero
condotti, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica per I'Etruria meridionale,
da Claudio Moccheggiani Carpano, Maria Cristina Franco e Lamberto Ferri-Ricchi. Nonostante
i risultati di notevole interesse, la Soprintendenza pote' riprendere le ricerche, che
sono ancora in corso di svolgimento, soltanto nel 1983.
L'occasione per fare il punto degli studi e' stata offerta da una mostra, "Vulcano a
Mezzano", realizzata per presentare il Museo della Rocca Farnese, in corso di
allestimento a Valentano.
Strutture sommerse . Il nuovo ciclo di indagini
subacquee ha avuto come obiettivo la definizione della topografia dell'abitato, rilevando
le strutture visibili sul fondale e le caratteristiche morfologiche del fondale stesso.
Invece la raccolta dei materiali di superficie si e' limitata ai casi in cui la rimozione
dei reperti era indispensabile per procedere nei rilievi e, ovviamente, per prevenire il
saccheggio. I problemi affrontati nel corso dei rilievi subacquei sono quelli abituali
delle acque interne: scarsa visibilita', limo in sospensione e sui resti archeologici.
Fino a oggi sono state studiate tre aree di forte concentrazione diversamente
caratterizzate: comunque non tutto il fondale e' stato indagato adeguatamente, cosi' come
nessuna delle tre aree note si puo' considerare definitivamente esplorata.
Tipica depressione vulcanica. Una seconda linea
di ricerca e' costituita dalla ricostruzione, ambientale e culturale, del paesaggio
originario in cui I'insediamento attualmente sommerso si sviluppo'. Le trasformazioni,
anche radicali, che I'ambiente ha subito nei milIenni, hanno trasferito le presenze
archeologiche in una prospettiva molto diversa da quella antica, con la quale -
immaginiamo - aveva interagito la comunita' che costrui' il villaggio di Mezzano e questa
"sfasatura" condiziona fortemente la nostra capacita' di comprensione.
L'analisi paleoambientale deve partire da lontano, dall'origine del lago. Il laghetto di
Mezzano, che si trova nel settore settentrionale della caldera di Latera, e' una tipica
depressione di origine vulcanica prodotta da una modestissima esplosione verificatasi nel
corso della complessa storia della caldera. Quest'ultima e' stata in passato occupata da
piu' di uno specchio d'acqua: l'attuale (il laghetto di Mezzano) e' quanto rimane di un
sistema complesso di cui fa parte anche il fosso delle Volpi-Olpeta (si ricorda che il
ruolo di questo corso d'acqua e' ancora tutto da ricostruire: basti pensare che il tratto
che oggi permette il dellusso delle acque dal lago sembra di origine artificiale).
Nell'eta' del Bronzo. La Caldera di Latera, con
il suo aspetto conchiuso di "nicchia", facilita anche la ricostruzione del
sistema d'insediamento di cui il villaggio sommerso faceva parte: ricognizioni e scavi,
oltre all'esame dei materiali provenienti da Mezzano, permettono di ricostruirne gli
assetti nel corso dell'eta' del Bronzo. L'insediamento nella caldera sembra impostarsi su
due abitati principali, di lunga durata, monte Saliette a sud e Mezzano a nord: questi
siti sembrano essere stati occupati dall'Eneolitico (eta' del Rame - III millennio a.C.)
fino alla prima fase del Bronzo medio (XV sec. a.C.); intorno a essi si sviluppano siti di
minori dimensioni che sopravvivono solo per un periodo limitato.
Con la fase "appenninica" del Bronzo medio (XIV sec. a.C.) si registra una
generale, forte contrazione delle presenze, che colpisce entrambi gli abitati principali e
che prosegue anche nel successivo Bronzo recente. In modo particolare a Mezzano a questa
fase vanno attribuiti alcuni oggetti di bronzo assolutamente speciali; uno di essi
segnatamente, per il tipo di tecnica detto, lascerebbe pensare ad un'offerta votiva. A
queste presenze corrisponde, come gia' si e' detto, la forte riduzione dell'abitato e di
conseguenza, pur restando aperto e molto problematico il significato della frequentazione
del lago, si potrebbe ipotizzare che in questa fase l'occupazione perda il carattere
residenziale che aveva fin qui avuto.
Nel Bronzo finale (XIl sec. a.C.) si rileva una consistente ripresa e, nello stesso tempo,
anche uno spostamento di entrambi gli abitati principali, quello meridionale e quello
settentrionale, in posizioni piu' elevate sulla cresta delle colline al margine della
caldera.
Rapporti con l'Italia del nord. Tra il materiale
archeologico raccolto sui fondali del lago di Mezzano spicca im gruppo assai consistente
di bronzi, che costituiscono una delle serie piu' importanti dell'Italia centrale: i vari
reperti coprono un arco di tempo che va da una fase evoluta del Bronzo antico (XVI sec. a.
C.) a una fase finale del Bronzo recente (Xlll sec. a.C.).
I reperti sono stati sottoposti a un'analisi incrociata: sono stati infatti esaminati non
solo da un punto di vista archeologico ma anche metallografico. Quest'ultimo studio ha
permesso.di individuare sia la composizione chimica del metallo che i processi di
lavorazione degli oggetti e, successivamente alla loro produzione, anche episodi di
rilavorazione a seguito di una forte usura. Inoltre, poiche' alcuni reperti conservavano
ancora lembi dei manici di legno, si e' provveduto anche all'analisi botanica per
riconoscere l'essenza impiegata.
Al Bronzo antico (XVI sec. a.C.) si attribuisce un gruppetto di asce; di un tipo assai frequente nei rinvenimenti di questa fase, e uno spillone (vedi foto all'inizio dell'articolo) che non solo costituisce I'oggetto piu' antico della serie, ma documenta anche uno speciale collegamento del lago di Mezzano con l'Italia settentrionale. Nel passaggio all'eta' del Bronzo medio (XVl-XV sec. a.C.) la presenza di reperti metallici si rarefa in tutta la penisola e anche dal lago di Mezzano provengono soltanto due reperti, entrambi attribuibili alle prime fasi del Bronzo medio (XV sec. a.C.): di nuovo un'ascia e una spirale, che le analisi metallografiche hanno rivelato essere d'argento quasi puro.
La spada di Mezzano. Dopo la fase "appenninica"
(XIV sec. a.C.) del Bronzo medio, con il Bronzo recente (XIII sec. a.C.), l'attivita'
metallurgica riprende con particolare vigore, segno, molto probabilmente, dei nuovi
assetti raggiunti dalle societa' preistoriche. Appartiene a questa fase un gruppo nutrito
di bronzi: di particolare effetto le due spade, databili al XIII sec. a.C. Per quanto
riguarda la spada tipo Arco (cosi' chiamata dalla localita' del Trentino dove e' stato
ritrovato il primo esemplare conosciuto), la provenienza degli altri esemplari noti,
cinque in tutto, dal letto di fiumi dell'Italia nordorientale, ha spinto a ipotizzare una
deposizione di carattere rituale.
L'analisi metallografica cui e' stata sottoposta la spada di Mezzano ha in un certo senso
confermato questa ipotesi: non sembra, infatti, essere stata sottoposta a incrudimento e
quindi la bassa durezza dovuta alla mancanza di questa fase la rende scarsamente
funzionale e rafforza l'ipotesi di un'offerta votiva. La seconda spada, che da un punto di
vista metallografico non presenta particolarita', e' invece eccezionale da un punto di
vista tipologico, essendoci in Italia soltanto un altro esemplare simile.
I forti collegamenti con l'Italia settentrionale, ripresi nel XIII sec. a.C. come indicano
le due spade, si mantengono anche nel secolo successivo e sono documentati da una fibula
ad arco di violino foliato; genericamente attribuibile al Bronzo recente e' invece
un'insolita punta di lancia, caratterizzata da due spuntoni al posto dei fori per i fermi.
Patrizia Petitti - Soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale
Copyright © 1995 - Giunti Gruppo
Editoriale (Firenze)
E' vietata la riproduzione totale o parziale dei testi e delle immagini
| | Home Page | Indice di
Archeologia Subacquea |Info |
| For a basic translation you may copy the address (url) of this page and paste to |