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di Mario Mazzoli (A.S.S.O.) - articolo pubblicato sulla rivista MONDO SOMMERSO - Novembre 1993
Il Garigliano, che si forma dall'unione del Liri con il Gari, nell'ultimo tratto segna il confine tra Lazio e Campania per poi sfociare nel Golfo di Gaeta. Le sue acque sono utilizzate principalmente per scopi industriali ed irrigui, vi sorgono anche delle centrali elettriche e un impianto elettronucleare, oggi non piu' attivo, oggetto di feroci polemiche ambientalistiche che, si dice, contenga ancora un'enorme quantita' di materiale radioattivo estremamente pericoloso.
Lungo il percorso sgorgano delle sorgenti di acque termali; a Sujo in particolare si trovano quelle che erano le acque "Vescinee", ricordate anche da Plinio, molto frequentate durante tutto il periodo dell'impero.
Il bacino del Garigliano, essendo estremamente vario in termini geomorfologici, ha favorito da sempre la frequentazione umana. Il territorio ed il fiume hanno visto frequentazioni, stanziamenti e battaglie di notevole importanza storica. Il Garigliano ha costituito da sempre una via di penetrazione commerciale verso l'interno.
Conseguentemente, lungo il suo corso, sono state realizzate opere fisse sin dall'epoca preromana.
Tra queste fanno spicco: l'antica citta' di Minturnae che, nata come roccaforte Ausona, in virtu' della sua posizione strategica fu prima saccheggiata e poi istituita a colonia da Roma nel 296 a.C.; il percorso di una antica via poi ripercorsa dall'Appia romana; l'acquedotto che captava acqua dalle sorgenti della vicina Spigno Saturnia e il Santuario della Dea Marica, dea dell'acqua e della luce.
Rispetto ad altri fiumi italiani il Garigliano ha avuto molta attenzione in termini di ricerche archeologiche subacquee. Nel 1966 e 1967 una importante missione statunitense, guidata dall'archeologo Prof. Dominque Ruegg (della quale facevano parte tra gli altri H. Hoskins della University of Chicago, J. Huston President of Council of Underwater Archaeology, F. Harris e G. Kapitaen) ne studio' una buona parte.
Questa missione, oltre ad effettuare importanti prove e ricerche
con il mud-pinger appena inventato da Dr. H. Edgerton del Massachussetts
Intitute of Technology, ha portato una considerevole conoscenza del tratto terminale
del fiume documentando i lavori con rilievi di straordinaria precisione ed accuratezza.
Altre missioni statunitensi sono seguite negli anni '80 confermando la straordinaria
ricchezza del fiume, rilevando e recuperando numerosi frammenti architettonici, statuette,
terrecotte, ceramiche di uso domestico, anfore, strumenti medici e da toletta, chiavi di
bronzo, serrature, fibule ed anelli in bronzo ed oro e monete.
Le monete apparirono, come oggi, frequentissime; se ne recuperarono di Greche,
Repubblicane, Primo Impero, Medio Impero e Tardo Impero.
Nel 1988, il sottoscritto e Marco Vitelli effettuarono un sopralluogo e rilievo, in un'area limitrofa il vecchio ponte Borbonico, con il supporto di quella che era la sezione subacquea dell'allora Archeoclub di Bacoli (Biagio Carannante, Giovanni Scamardella e Sabatino Testa).
Il rilievo della zona confermo' anche la mai interrotta opera dei
clandestini. Dal dopoguerra infatti subacquei clandestini hanno depredato in maniera
sistematica il fiume danneggiando fortemente l'alveo. Sono stati asportati persino dei
blocchi di fondale che una volta a terra, sminuzzati, hanno rivelato i loro contenuti
archeologici.
A quest'ultima missione di Giugno '92 hanno invece partecipato: Francesco Paolo
Arata, Piero Dell'Amico, Andrea Fogliuzzi, Mario Mazzoli, Alessandro Spadaro e Marco
Vitelli. Tale prospezione, come ci conferma il Dott. Arata, Ispettore Archeologo
dei Musei Capitolini e responsabile scientifico della missione, aveva lo scopo di
"verificare la consistenza archeologica di alcune aree di interesse tra le quali
quella antistante il Tempio della Dea Marica, che non e' stata mai battuta in modo
sistematico".
In considerazione della estrema complessita' delle prospezioni
subacquee, a causa della visibilita' nulla, della presenza di oggetti pericolosi e per
ottenere informazioni addizionali, si e' proceduto ad una prospezione strumentale tramite
un Side Scan Sonar ad elevata definizione.
L'analisi delle strisciate ha consentito l'individuazione di una quarantina di aree
anomale che sono state ispezionate una per una. Sotto il punto di vista tecnico le
immersioni hanno presentato difficolta' principalmente dovute all'inquinamento, alla
corrente e alla mancanza di visibilita'.
Sullo stato ambientale del fiume non disponiamo di dati certi ma non serve certo una grande fantasia per immaginarli a conferma di uno stato di salute pessimo. Oltre agli agenti inquinanti tipici dei nostri fiumi, come fogne e scarichi industriali, si aggiunge una ricca gamma di rottami, automobili, nasse, reti e alberi che non facilitano il lavoro.
Le immersioni sono state effettuate avvalendosi di mute e caschi a tenuta stagna che, dopo l'uso, venivano risciacquati e messi a bagno in acqua e amuchina. Le immersioni sono state destinate a tre attivita' principali: prospezioni a pendolo, per rettangoli e sondaggio di verifica.
Una vasta area e' stata battuta con la tecnica del pendolo, fissando centralmente all'alveo una banda metrica misurata che il sub aveva come riferimento. Il subacqueo, stabilmente collegato alla barca di appoggio dalla braga (cavo di sicurezza, mandata aria e interfono), percorreva archi di cerchio da argine ad argine riducendo di un metro la lunghezza della braga ad ogni passata. La prospezione per rettangoli invece e' stata adottata sulle aree segnalate come anomale dallo Scan Sonar e ha prodotto ottimi risultati consentendoci di rilevare murature, travi, blocchi marmorei, anfore e frammenti ceramici. Paolo, tra l'altro, ha rinvenuto un frammento di epigrafe monumentale sulla quale si legge:
(___)DENNIO.A.F(___) (___)CAPT.SENT(___)
Scavi sono stati condotti in alcune di queste aree ed in particolare in una dove sono stati rilevati degli enormi dolia, purtroppo rotti, inseriti in un contesto di anfore ed altro materiale archeologico. Attraverso i risultati del sondaggio Paolo Franceso Arata sta ora dipanando il dubbio che ci era rimasto alla chiusura del cantiere: si tratta dei resti di un naufragio antico o di un deposito di derrate alimentari smottato nel fiume o da esso sommerso?
Sara' questa, in ogni caso, una delle aree di un auspicabile intervento futuro che, oltre a definire un'estensione dell'area dotata di banchine portuali e di altre strutture, avra' lo scopo di meglio dettagliare le presenze limitrofe il vecchio ponte romano. Proprio in quella zona che, reimmergendoci dopo solo quattro anni, io e Marco Vitelli abbiamo stentato a riconoscere a causa delle manomissioni e del degrado ambientale sempre piu' spinto.
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