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LE VILLE DEI ROMANI

di Mario Mazzoli (A.S.S.O.) - articolo pubblicato sulla rivista MONDO SOMMERSO - Febbraio 1993

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Lago Albano, o di Castel Gandolfo: il cratere di un antico vulcano che accoglie i resti di antiche civilta'. E' in provincia di Roma e si trova a 300 metri di altitudine sui Colli Albani, di forma ellittica, ha una superficie di circa 6 Kmq. Il nome, anticamente "Lacus Albanus", deriverebbe dalla citta' di Albalonga che era sita nel circondario. Con un perimetro di 10 km e una profondita' massima nota di 170 metri, il lago fa parte di un'area di suggestiva bellezza e straordinaria importanza archeologica.

Da queste parti, si narra, sia nata la civilta' Romana. E' molto vicino ad un altro lago legato inscindibilmente alla storia di Roma e al cuore degli studiosi di architettura navale e di archeologia subacquea, quello di Nemi.

Come a Nemi anche sul lago Albano si tennero naumachie (erano degli spettacoli introdotti da Cesare nel 46 a.C. che rappresentavano battaglie navali); le ultime furono tenute addirittura nel 1662 da Alessandro VII.

Frequenti i resti di strutture antiche che costellavano l'area del lago e tutti i Colli Albani; in particolare alcune ville furono edificate sulle sponde. Comunque tra le opere piu' importanti spicca l'emissario che fu scavato dai Romani agli inizi del IV secolo a.C.. Realizzato forando orizzontalmente il cratere del vulcano aveva lo scopo di mantenere il livello del lago al di sotto di una certa quota anche se la leggenda fa risalire la sua costruzione ad una profezia dell'oracolo di Delfi che aveva subordinato la presa di Veio da parte dei Romani solo a quando le acque del lago sarebbero arrivate al mare.

E' in questo contesto che per tutto l'inverno 91-92 la A.S.S.O. ha condotto delle ricerche archeologiche subacquee in un'area mai segnalata prima e rivelatasi degna della massima considerazione. Il sito, da noi rinvenuto, fu individuato durante una prospezione visiva dell'area effettuata da Marco Vitelli e Riccardo Zampieri. Alla segnalazione di Vitelli segui' una nostra richesta di permesso lavori alla Soprintendenza Archeologica per il Lazio.

Il Soprintendente, la Dott. Maria Luisa Veloccia, anche questa volta ci ha confermato la sua fiducia acconsentendo per una prospezione estensiva nell'area.

Sin dalle prime immersioni ci siamo resi conto della complessita' delle rilevazioni. Freddo e scarsa visibilita' a parte, ci trovammo nella necessita' di pulire prima di vedere e di rilevare una zona piuttosto ampia. Valutammo ad una quindicina il fabbisogno giornaliero di subacquei, la necessita' di strutture fisse logistiche e di di riferimento, di energia elettrica, ecc.
Le soluzioni operative vennero, come talvolta accade, aprendoci verso altre realta'. Sembra normale, ma a cio' che ci risulta non e' che accada cosi' di frequente. La gelosia tra organizzazioni, i conflitti di interessi, la precisa responsabilita' che le Soprintendenze assegnano al titolare, persona e non Associazione, del permesso costituiscono solo alcuni dei deterrenti verso la collaborazione tra diverse strutture. Noi che abbiamo ottimi rapporti, oltre che con le Istituzioni, con Circoli ed Associazioni talvolta usiamo la cooperazione come alternativa al "lavoro in proprio".

In questo caso i nostri principali collaboratori sono stati: Alta Marea, un circolo subacqueo affermato nell'area dei Castelli Romani che conoscevamo da tempo e che si era rivelato disponibile per supporto in operazioni di questo tipo, il Comune di Castel Gandolfo che, grazie all'arch. Fiandesio, si e' preoccupato del supporto logistico (tubazioni, capanna da cantiere, allaccio energia elettrica, interdizione all'immersione, problemi amministrativi, ecc) e Luca Mercatucci, laureando in archeologia, che si e' affiancato a noi nei rilievi e studi bibliografici.

Dopo una prospezione visiva affettuata su un'area di mt 300 per 150 ci siamo concentrati sull'area che ci e' risultata piu' significativa. L'abbiamo ripulita dai rifiuti che immancabilmente la guarnivano e, dopo aver verificato di non commettere alcun danno ambientale, abbiamo asportato le alghe, alte sino a 4 metri, che ricoprivano il fondo tra le batimetriche di -1 e -6 mt.

L'operazione di pulizia e smaltimento e' durata 3 weekend. A questa e' seguita la sistemazione di corsie subacquee realizzate con corde di nylon, corpi morti e boe, che hanno avuto la finalita' di assegnare aree di lavoro ben precise ad ogni coppia di sub i quali, lavorando con il metodo del traversino, posizionavano tutto cio' che rinvenivano riportando i dati su schede prestampate in poliestere formato A4.
Tale scelta organizzativa e' stata imposta da diversi fattori come la scarsa visibilita', l'andamento estremamente variabile del fondale, la frequenza di materiale archeologico anche se frammentato e la necessita' di avere una struttura di riferimento per le trilaterazioni interne e irradiazioni all'esterno del campo. Il posizionamento dei capisaldi e dei principali punti archeologici e' stato realizzato con l'ausilio di una stazione topografica, "portando a galla" i punti necessari al collegamento dei rilievi subacquei con quelli di superficie.

Ne e' scaturito un rettangolo di mt 80 x 50 diviso in 15 corsie di 5 mt per 50 che si spingevano da -1 mt ad un massimo di -24. L'area e' stata battuta anche con un metal detector Garrett XL 500 Pulse, donatoci a titolo di sponsor dall'importatore ufficiale, la EB Elettronica di Montaletto di Cervia.

In considerazione della natura vulcanica del terreno non ci aspettavamo risultati entusiasmanti ma anche grazie alla possibilita' di azzerare lo strumento "demineralizzando" il terreno, abbiamo rilevato alcuni pezzi metallici. Purtroppo nessuno di questi poteva essere definito archeologico trattandosi di cerchi di botti, pezzi di automobili, rifiuti metallici e una cintura di piombi da sub. Saremmo stati piu' fortunati in un sito meno inquinato da materiali metallici!!!

Dopo il rilevamento a tappeto abbiamo effettuato dei sondaggi utilizzando una sorbona ad acqua, progettata e realizzata dal nostro Bernardino Rocchi. Anche questi sondaggi hanno confermato la presenza di materiale archeologico edilizio, essenzialmente di periodo imperiale, come coppi, tegole, antefisse e frammenti marmorei.

Alcuni reperti, posizionati e fotografati in situ, sono stati asportati dal fondale e depositati presso il Laboratorio dei Marmi della Soprintendenza Archeologica per il Lazio a Villa Adriana (Tivoli) per pulizia e studio.

Tra i vari spiccano i resti di una statua marmorea maschile a grandezza naturale

un avambraccio e mano destra in marmo, alcune antefisse con viso femminile e "a palmetta", parti di muratura e fondazioni, alcuni spezzoni di colonne; tutti collocabili intorno al primo periodo imperiale. Alcuni bolli sono stati rinvenuti su materiale edilizio. Ad esempio una tegola porta:

(..)AE BAX

e su un coppo appare

(.).EVI BA.

Cio' che del sito risulta comprensibile, dopo questo intervento preliminare, e' che si tratta di una struttura importante mai rilevata precedentemente che sembrerebbe risalire al primo periodo imperiale. Dico sembrerebbe inquanto parte cospicua del materiale si riferisce a tale periodo ma non mancano manufatti repubblicani e frammenti di ceramiche arcaiche. Quanto abbiamo rilevato e' ora allo studio della Soprintendenza Archeologica per il Lazio e costituisce solo il punto di partenza per successive campagne. Il prossimo lavoro dovra', infatti, meglio definire questa complessa realta' subacquea sperando che lo si possa condurre lasciando sul posto le attrezzature e le boe.

Quest'ultimo aspetto sembra marginale ma in termini di produttivita' diventa sostanziale. Trovare le cime delle boe di superficie tagliate, dover montare e smontare la sorbona tutte le volte, rilevare evidenti tracce di manomissione del giacimento non depone certo per un lavoro sereno e produttivo. E' anche di questo che abbiamo discusso in una riunione ad hoc convocata dal Dott. Moccheggiani Carpano (Vice Direttore del Servizio Tecnico per l'Archeologia Subacquea) presso il Ministero dei Beni Culturali. Da lui e dai Carabinieri abbiamo avuto la conferma che sul lago verra' effettuata una sorveglianza molto piu' stretta in modo che la tutela del patrimonio sia anche li' una realta' operativa visibile a tutti.

E' senza mezzi termini la che A.S.S.O. conta su questa tutela diretta e su un potenziamento dei controlli perche' solo cosi' lo studio a grande area che contiamo di effettuare potra' essere una realta' gestibile con la produttivita' e la serenita' che merita.

 

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