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L'ONERARIA DI PONZA

di Mario Mazzoli (A.S.S.O.) - articolo pubblicato sulla rivista MONDO SOMMERSO - Marzo 1992

 

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L'isola di Ponza ormai e' una delle mete predilette dalla ASSO. La vicinanza a Roma, tanti amici e la ricchezza del suo mare ci spingono a spendere una parte importante del nostro tempo in questo compromesso tra bellezze naturali struggenti e disorganizzazione abissale. Anni fa un nostro amico ponzese ci disse: ".. sono sempre gli stessi che vengono a Ponza; i nuovi vengono rigettati da un contesto poco professionale e scarsamente attento alle esigenze del turista......"
Senza scomodare illustri teorie economico-sociali anche noi abbiamo, nel passato, dovuto fare i conti con una realta' poco accattivante che ci ha portati ad organizzare studi o scavi di archeologia subacquea portandoci da casa addirittura matite ed elastici. L'esperienza recente sembra, invece, capovolgere queste constatazioni. A parte le iniziative dei singoli che esistono ovunque, qualche cosa si muove anche a livello di comunita'. Gli habitues come noi, poi, hanno potuto rilevare un'impennata di interesse che, senza pretendere troppo, fa apparire quest'isola piu' viva che in passato. L'interesse per lo studio della nave oneraria del porto poi, ci ha addirittura stupefatti; ma procediamo con ordine.

L'anno scorso un nostro socio di Ponza ci segnalo' la presenza , nel porto, di frammenti di un fasciame attorniato da cocci prevalentemente romani. Non dobbiamo dimenticare che porti come quello di Ponza hanno fatto da contorno a millenari trasporti diventando ricettacolo di materiali importanti e non tipici delle attivita' marinare.

Fummo condotti sul posto dove tra cocci, proiettili della seconda guerra mondiale, ceramiche "borboniche" e rifiuti moderni, sporgevano evidenti le ordinate di uno scafo ligneo. Prendemmo alcune foto, delle misure a qualche campione di ceramica riservandoci di studiarli in inverno. Segnalammo il rinvenimento alla Soprintendenza Archeologica per il Lazio aspettando una buona occasione per effettuare uno studio piu' approfondito.

L'occasione, o meglio, la spinta ci venne da due direzioni. Una fu costituita dai lavori di ampliamento della banchina portuale che rischiavano di compromettere definitivamente il giacimento e l'altra, incredibile ma vero, venne da alcune persone del posto.

Preoccupati che i lavori danneggiassero il sito, ci tempestarono di telefonate e servi' a poco informarli che la Soprintendenza Archeologica per il Lazio aveva impartito delle direttive alla ditta appaltatrice perche' cio' non avvenisse.
Noi, a dir la verita', eravamo molto interessati al lavoro che costituiva una rara opportunita' di studio di un fasciame antico a cosi' bassa profondita' (max 7.5 mt) e in acque tranquille. Eravamo pero' anche frenati da altri impegni ma soprattutto proccupati dello scarso supporto logistico che avremmo, come al solito, trovato.

Era una domenica di marzo mentre, in porto, stavamo sistemando le attrezzature da apnea sui gommoni prima di rientrare a Roma quando fummo prelevati da Pino Juliano.
Pino, che gestisce il diving Center "Noi e il Mare", e' stato uno dei promotori del lavoro ed essendo socio ASSO, conosceva bene le nostre intenzioni. E' stata una gara di collaborazioni e simpatia che ci faranno ricordare questo campo non solo come un utile ed interessante lavoro di archeologia subacquea ma anche come un'esperienza umana ed aziendale molto importante. Il termine aziendale puo' sembrare fuori luogo ma ha invece una valenza importante.
La ASSO e' costituita da volontari che effettuano queste operazioni avvalendosi di risorse proprie e di sponsor esterni. Quando gli sponsor sono tanti e piccoli vanno concertati ugualmente con professionalita e rispetto, perche trovino adeguato utilizzo, riscontro e non si sovrappongano.

Dopo un'accurata pianificazione a tavolino siamo partiti, i primi di giugno, con un paio di automobili un gommone ed un fuoristrada UAZ carichi di attrezzature e subacquei. Le attrezzature andarono ad integrare quanto gia' presente nel locale che il Comune di Ponza ci ha, da tempo, permesso di destinare a deposito "ingombranti".

Con noi c'erano dei collaboratori prestigiosi: il nucleo subacquei dell'Arma dei Carabinieri. Con loro esiste ormai un rapporto di stima e professionalita' che dura da tempo e che inizio' attraverso la Soprintendenza Archeologica per il Lazio quando, come Sede Centrale dell'Archeoclub d'Italia, effettuammo lo scavo della nave oneraria della secca dei mattoni.
A questo importante contributo e agli sponsor si e' aggiunto il patrocinio di Mondo Sommerso.

I cantiere fu disposto su due aree principali, una subacquea e l'altra a terra. Data la vicinanza del relitto alla riva il campo di terra fu installato sulla costruenda banchina. Li' sono state dislocate le attrezzature pesanti come il compressore stradale, tralicci, tubi innocenti, ferri, ricambi, bombole, sacche sub, la UAZ ed il furgone dei Carabinieri. La pompa della sorbona ad acqua, gentilmente concessa dai Cantieri Parisi, fu successivamente spostata per problemi di rendimento su una barca di "Ciccio Nero" ancorata sul giacimento.

Il lavoro sotto il punto di vista subacqueo presentava scarse difficolta' tecniche ma alcuni problemi andarono affrontati. I principali erano costituiti dalla altezza e solidita' della duna di sabbia e fango che ricopriva lo scafo, la visibilita' in alcuni giorni pessima, l'arrivo e partenza dei traghetti che metodicamente ricoprivano quanto ci si apprestava a rilevare e, non ultimo, l'inquinamento gentilmente concesso dalle fogne limitrofe!

La durezza della duna fu affrontata prima con una lancia ad acqua e poi a suon di sega da falegname e sorbona pesante. La scarsa visibilita', i traghetti e l'inquinamento ce li sorbimmo, invece, per tutto il tempo frapponendo tra noi e loro tutta una serie di rimedi farmacologici (per l'inquinamento) e artigianali come, ad esempio, un visore a cono d'acqua chiara per fotografare i particolari.

Per effettuare il sondaggio sono state installate due sorbone. Quella ad aria, con lo scarico in superficie, alimentata dal compressore stradale e quella ad acqua, con lo scarico sul fondo, alimentata con una pompa da irrigazione installata su una barca di legno.

L'obiettivo era di scoprire una porzione significativa dello scafo, rilevarlo, datarlo, valutarne l'importanza e ricoprirlo.

E' stata rilevata una porzione di fasciame di 8 metri per 5, partendo dalla parte scoperta spostandosi verso la duna che sovrasta il giacimento, asportandone una parte cospicua. Il relitto, orientato verso 315 NW, si trova ad una profondita' media di 6,5 metri, si presenta imponente e in accettabile stato di conservazione .

Tra le ordinate abbiamo rinvenuto grande quantita' di frammenti del carico: anfore da vino, olio e garum, tappi di ceramica e vasellame.

Tra le anfore, spiccano in termini quantitativi frammenti di Dressel 8 destinate a contenere garum. Su un frammento di questi abbiamo rinvenuto un titulus picto che, anche se incompleto, sembra citare

" ALEXANDRI, SILVANI ET OPTATI SERVUS"

Si tratta della firma del servo che curo' l'"imbottigliamento" del garum.
Presenti dei ciottoli da zavorra, delle lastre e frammenti di ardesia, masse ferrose, chiodi anche molto grandi, frammenti di ceramica sud gallica e ceramica a vernice nera di tipo A. Rinvenuta, un'anforetta alta 35 cm contenitore di derrate alimentari imprecisate.
Molto interessanti 2 cilindri in legno con anime cave, alettate, in bronzo appartenenti probabilmente al sistema di prosciugamento delle acque di sentina. E' stato poi rivenuto un disco di bozzello ligneo con anima cava in bronzo.

Come si diceva, il materiale ceramico rinvenuto e' quantitativamente elevato e vario anche se frammentato. Si tratta di quanto perso o rotto si sia fermato sotto i paglioli e tra le ordinate, lasciato a fungere da zavorra e quindi frutto della sovrapposizione di svariati (?!) viaggi. Un successivo attento studio di questi frammenti consentirebbe di ottenere importanti indicazioni sulle rotte seguite dalla nave.
A proposito dei resti lignei va detto che si presentano in condizioni accettabili per la parte da noi scoperta. Quanto era gia' esposto agli agenti marini, e umani, e' stato devastato da ancore e dalle eliche dei traghetti in manovra. Di questa seconda parte abbiamo rinvenuto alcuni pezzi, anche di dimensioni considerevoli, persino ad un centinaio di metri di distanza.

Si tratta di una struttura poderosa, il cui affondamento dovrebbe essere avvenuto intorno al 1 secolo DC. Le ordinate sono mediamente alte 21 cm e larghe 19, le tavole del fasciame hanno uno spessore di 6 centimentri. Abbiamo scoperto e rilevato 27 ordinate che ci hanno confermato l'interesse della scoperta. Dopo averlo filmato, fotografato e rilevato con l'ausilio di un computer IBM LAP TOP 40 SX, concessoci dalla IBM SEMEA, ne abbiamo simulato la proiezione. Ne deriverebbe un 'imbarcazione di circa 25 metri a chiglia poco pronunciata.

I risultati di questo sondaggio confortano l'intuizione iniziale; una nave da carico grande, spogliata del carico dagli urinatores (i sub dell'epoca) o prima dell'affondamento, il cui attento studio puo' offrire un valido contributo alla documentazione dell'architettura navale del tempo. E' di questa seconda fase che stiamo discutendo al nostro interno e che, grazie anche alla consuenta disponibilita' della Soprintendenza Archeologica per il Lazio, cercheremo di portare avanti nel futuro.

Nel frattempo stiamo constatando il successo anche di immagine di questa operazione. La scelta di fare un campo aperto, che ha permesso a tutti di guardare i disegni, piani di lavoro, di chiedere chiarimenti e delucidazioni e' stata pagante. Abbiamo ricevuto indicazioni su potenziali giacimenti e molte manifestazioni di simpatia anche se, dopo due giorni, siamo stati costretti a disattivare il monitor che permetteva di osservare dal vivo i lavori subacquei a causa della ressa che si creava. La giustificazione ufficiale e' stata ricondotta ad un guasto. I curiosi ci perdoneranno questa piccola bugia sapendo che eravamo costretti a destinare una persona a tempo pieno per sorvegliare il marchingegno e soddisfare le domande.

Ora mentre scriviamo e' in corso presso i locali della Pro Loco una mostra curata dalla ASSO sul tema "Ponza, archeologia subacquea e volontariato".

Con questa iniziativa, concertata con la Soprintendenza, la Pro Loco, partocinata da Mondo Sommerso, curata sotto il punto di vista scientifico dalla Dr.ssa Giuliana Galli, che ha studiato con noi anche la Nave della Secca dei Mattoni, abbiamo voluto presentare ai visitatori tramite nostri filmati, foto, rilievi, reperti e la ricostruzione di un campo archeologico subacqueo; gli studi e le emozioni che hanno caratterizzato questi ultimi anni di lavori ponzesi e soffermarsi in particolare su quest'ultimo.

Abbiamo cercato di portare sotto piu' gente possibile e di dare il giusto risalto ai contributi ricevuti, nella speranza che questa partecipazione di pochi possa convincere i molti ad apprezzare un po' di piu' la propria storia e l'ambiente che ci circonda.

 

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