ASSONET - Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione NETwork Archeologia Subacquea
lin_ros.jpg (2033 byte)

VASA: AMORE E INGEGNERIA PER UNA NAVE

di Mario Mazzoli (A.S.S.O.) - articolo pubblicato su "Mondo Barca" - 1994

 

Stoccolma, settembre, aria frizzante e tanta gente per strada. Non e' proprio come ad agosto quando durante il "Water Festival" migliaia di persone si riversano per strada a passeggio per bancarelle, trattorie e manifestazioni di tutti i tipi (compreso il campionato del mondo di fuochi artificiali); ma l'aria del luogo dove non ci si annoia e' sempre presente.
Appare come una citta' non opprimente. I boschi, laghi e parchi sono gradevolmente fusi con un'architettura prevalentemente sei/settecentesca. I grandi spazi verdi contrastano con le viuzze strette dei quartieri storici che quando meno te lo aspetti si aprono su belle piazze o sul mare.

Gironzolando con il mio amico Bo Lonnerblad notai anche una insolita limpidezza delle acque e lui mi confermo' che l'acqua di Stoccolma e' talmente pulita da consentire la pesca del salmone e il bagno in pieno centro. Belli e numerosi i musei: il Kungliga Slottet, il Museo Nazionale, il Palazzo Drottningholm, il Medeltimuseet, lo Skansen, molti altri ed il nuovo museo del Vasa.

Il Vasa Museet e' la struttura definitiva che accoglie il vascello reale Vasa che affondo' nel porto di Stoccolma nel 1628 durante il suo viaggio inaugurale. Rappresenta anche uno splendido esempio di amore e determinazione del popolo svedese.
Il Vasa costituisce una importante attrattiva e, dopo la sua scoperta nel 1956 e recupero nel 1961, fu sottoposto ad anni di trattamento conservativo. A fine 1988, nella sua sede provvisoria e durante il trattamento, era gia' stato visitato da 11 milioni e mezzo di persone! A trattamento ultimato, nel dicembre 1988, fu trainato su uno speciale pontone nel nuovo museo, che fu inaugurato a Giugno 1990 dal re Carl XVI Gustaf.

Parliamo prima del Vasa e poi del suo museo.

La storia di questo vascello comincia nel XVI secolo quando Svezia e Danimarca lottavano per il controllo delle acque del mar Baltico.
Il re di Svezia Gustavus Adolphus, a soli 17 anni, si trovo' in guerra su due fronti: ad Est con Russia e Polonia, a sud con la Danimarca. Riusci' a sottoscrivere la pace con i Danesi nel 1613 che, anche se onerosissima, gli consenti' di concentrarsi sul fronte Est. Dopo aver raggiunto un accordo anche con la Russia, che fu esclusa dal Baltico, continuo' la guerra con la Polonia in quello che fu definito il periodo del grande potere Svedese. Quando nel 1629 l'armisitizio fu fimato con la Polonia, la Svezia era ormai pronta per entrare, al fianco dei protestanti, nella Guerra dei Trent'anni che dal 1618 infuriava tra cattolici tedeschi e stati protestanti.

In un contesto tale era chiaro sin dall'inizio che la Svezia avrebbe dovuto controllare il Baltico attraverso una potente flotta. Il re Gustavus Adolphus ne aveva ereditata dal padre una considerevole ma vecchia e bisognosa di riparazioni, cosicche' dopo varie vicissitudini nel 1620 avvio' un impressionante programma di costruzioni navali del quale fece parte anche il Vasa.

La nave, come le altre, fu costruita in base alle tradizioni e all'esperienza tramandata da generazioni. A quell'epoca i migliori costruttori erano gli Inglesi e gli Olandesi. Dato che il suo costruttore fu l'olandese Henrik Hybertsson era ragionevole che il Vasa venisse costruita utilizzando largamente tecniche e forme olandesi integrate in qualche misura da idee svedesi.
Il legno scelto fu la quercia e circa mille vennero tagliate nell'isola di Angso e sulla costa di Smaland.
La nave misurava 69 metri compreso il bompresso era larga 11.7 e alta 52. Con il suo dislocamento di 1210 tonnellate era il piu' costoso ed adornato vascello che la Svezia avesse mai costruito. Artisti intagliatori e pittori si incaricarono di ornare riccamente la nave. Gli artisti espressero un elaborato stile barocco con lo scopo di realizzare una nave stupefacente che rendesse tributo alla potenza della Svezia e, in modo complementare all'armamamento, impressionasse il nemico alla sola vista.

A conferma di cio', il primo reperto che fu recuperato fu la testa di un leone ruggente che portava ancora le tracce di giallo bruno nella criniera e di rosso nelle fauci. Questa testa era una di quelle destinate ad abbellire i portelli dei cannoni. Negli ornamenti della nave il leone ricorre spesso; aveva lo scopo di rappresentare il "leone del Nord" come all'epoca veniva chiamato Gustavo II Adolfo. La maggior parte delle sculture ha un significato simbolico; alcuni motivi, come Ercole, sono tratti dalla mitologia greca, altri dalla Bibbia, dalla storia romana e da quella contemporanea dei re svedesi doverosamente mitizzati. E' anche rappresentato il triviale, l'erotico e il burlesco utilizzando prosperose sirene, tritoni e diavoli. Questi diavoli sogghignanti non smisero di farlo nemmeno quando, la domenica del 10 Agosto 1628, l'orgoglio della Svezia ed il timore dei suoi nemici (per i suoi 48 cannoni da 24 libbre, 8 da 3 libbre, 2 da 1 e 6 carronate) mentre usciva dal porto di Stoccolma si inclino' sotto una raffica di vento, l'acqua entro' dai portelli dei cannoni facendola capovolgere ed affondare a meno di un chilometro e mezzo dalla partenza.

Il capitano danese, Sofring Hansson, fu subito arrestato e di fronte al Consiglio di Stato giuro' di non avere alcuna colpa, che i cannoni erano stati ben legati e che tutto era stato fatto secondo le migliori regole della marineria. Questi e gli uomini dell'equipaggio dettero la colpa alla instabilita' della nave dovuta alla sproporzione tra l'opera viva e quanto vi era sopra come artiglieria, alberi e sartiame.
A questo proposito il capitano Joran Matsson rivelo' che una precedente prova di stabilita', effettuata in presenza dell'ammiraglio Klas Fleming, era stata interrotta perche' la nave ondeggiava paurosamente. Anche il costruttore Hein Jakobsson e l'appaltatore se la cavarono dimostrando che il vero progettista era stato l'olandese Henrik Hybertsson, morto l'anno prima, che le misure della nave erano state approvate dal re in persona e che anche il numero dei cannoni era quello previsto dal contratto. Il Consiglio di Stato prosegui' le indagini ma nessuno venne condannato.

Ma perche' il Vasa affondo' ? La documentazione del museo sintetizza gli studi successivi cosi':
1) il Vasa era molto instabile,
2) l'ammiraglio Fleming non ne impedi' la partenza,
3) il re oltre a pretendere un gran numero di cannoni premeva per la fretta e ne approvo' le misure,
4) Il costruttore, pur espertissimo, si baso', come del resto tutti gli altri, su misure di precedenti navi ma stavolta il compromesso non resse, il Vasa era troppo grosso e carico!

Dopo soli tre giorni dall'affondamento un inglese, Ian Bulmer, si aggiudico' i lavori di recupero ma falli', cosi' come Hans Olofsson. Molti tentarono di recuperare la nave senza successo fino ad una trentina di anni dopo quando Albrecht von Treileben e Andreas Peckell recuperarono piu' di 50 cannoni grazie all'esperienza dei loro uomini e ad una campana subacquea.

Provate solo ad immaginare cosa volesse dire a meno 30 metri nel Baltico, in mutandoni di cuoio, al buio e con a disposizione una bolla d'aria, corda e rampino: staccare cannoni da una tonnellata dagli affusti, farli uscire dai portelli e recuperarli; fu un'impresa eccezionale!

Il Vasa rimase li' disturbato solo da ancore e catene per centinaia di anni sino a quando il professor Nils Ahnlund riaccese l'interesse di un testardo e competente ingegnere trentottenne: Andres Franzen.
Franzen era uno dei maggior esperti di guerre navali svedesi e sapeva bene che nel Baltico non vive la teredine, il mollusco che nei mari piu' salati distrugge il legno. Cosicche' dopo cinque anni di ricerche, il 13 settembre 1956, il suo "casareccio" scandaglio a fustella porto' in superficie un annerito pezzo di quercia. L'aiuto e gli occhi di Edvin Falting, espertissimo sommozzatore, gli confermarono che si trattava del Vasa. Franzen si rivelo' anche un incredibile persuasore, infatti grazie al contributo della Marina Svedese, di imprese e privati nel 1957 iniziarono gli imponenti lavori di recupero.

Tra le piu' disparate proposte tecniche prevalse quella "tradizionale" della Neptunbolaget, una ditta specializzata in recuperi subacquei. Si trattava di passare dei cavi sotto la nave, fissarli a due pontoni che una volta svuotati del loro carico di acqua avrebbero sollevato la nave. Tecnica piu' o meno simile a quella che Girolamo Cardano aveva messo a punto nel '500.

I tunnel sotto la nave vennero scavati dai sommozzatori, o meglio dai palombari, utilizzando delle speciali lance ad acqua lavorando a piu' di trenta metri strisciando sotto la carena con il continuo pericolo di crolli e di rimanere imprigionati tra funi e tubi vari.

Ad Agosto 1959 si inizio' a sollevare.

Tramite i cavi ed i pontoni la nave fu staccata dalla morsa di fango e in 16 fasi successive fu trasportata in acque meno profonde.
Per altri due anni lavorarono per chiudere i fori dove alloggiavano bulloni e chiodi sgretolati dalla ruggine, riparare la poppa, chiudere i portelli dei cannoni in modo tale da rendere la struttura piu' forte e a tenuta. Dopo aver trascorso 333 anni sul fondo, nell'aprile del 1961 davanti ai media di tutto il mondo il Vasa affioro'.
Il 4 maggio lo scafo era stato liberato dal fango e dall'acqua e fu trainato in una darsena dell'isola di Beckholmen.

Il lavoro degli archeologi fu enorme ma gratificato dalle innumerevoli scoperte. Fu come entrare nel XVII secolo con tuta di gomma e stivaloni, confortati da svariate vaccinazioni, con a disposizione 14.000 reperti. La ricostruzione ad opera degli scienziati del museo e di un gruppo di carpentieri, consenti' di posizionare piu' di 13.500 pezzi che, integrati con alcune ricostruzioni, hanno contributo al risultato odierno: un vascello completo al 95%.

Immediatamente si pose un grosso problema: la conservazione di 1080 tonnellate di quercia in una enorme struttura principale ed in miglaia di altri pezzi. Fu scelto di spruzzare lo scafo con soluzione di acqua e polietilenglicole (PEG) una sostanza che si sostituisce all'acqua saturando il legno impedendogli di restringersi e spaccarsi. Le sculture ed i pezzi piu' piccoli vennero trattati con la sola soluzione di PEG.
Per 17 anni dal 1962, 25 minuti di spruzzatura e 20 di sosta, 24 ore su 24.

Nonostante questo trattamento il Vasa e' ancora delicato. E' per questo che il Museo ha un'umidita' costante del 57% in inverno e 60% in estate, una temperatura rispettivamente di 17 e 20 gradi, una luminosita' massima di 50 lux ed e' stato studiato in modo che la luce del sole non colpisca mai la nave.
Lo slancio e la lungimiranza con la quale operarono i protagonisti possono essere meglio compresi ed apprezzati riprendendo una bella correlazione di fatti che Jean-Yves Blot formula nel suo libro Archeologia Sottomarina. Il 2 dicembre 1949 un contrammiraglio francese e due ammiragli britannici assistettero alla passerella del cacciatorpediniere Finisterre che in piena Manica rimorchiava l'Implacabile, ex Duguay Trouin, vascello da guerra costruito completamente in quercia a Rochefort nel 1800 con 74 cannoni. Il vascello si fece onore in epoca napoleonica, fu catturato a Trafalgar e galleggiava ancora un secolo e mezzo dopo, ingombrando i bacini di carenaggio del porto di Plymouth. Inghilterra e Francia, riconciliate, si domandarono che cosa farne. Condotta 45 km al largo della costa del Sussex, mentre le bandiere delle due nazioni sventolavano sulla poppa, la vecchia nave, con il consenso dei due Stati, ricevette quattro cariche di esplosivo; ma non colo' a picco: tanto di cappello ai costruttori di Rochefort! Un rimorchiatore dovette sfondare il vascello sopravvissuto a Trafalgar a colpi di prua. La "cerimonia" duro' complessivamente due ore e mezza. Dieci anni piu' tardi la Svezia profuse tesori d'energia per far percorrere il cammino opposto al Vasa!

Come dicevamo il museo e' la degna sede di questo vascello e soprattutto il prestigioso coronamento di anni di sforzi scientifici, finanziari e tecnici oltre che dell'amore di tante persone. Si tratta di un eccezionale esempio di museografia realizzato sull'isolotto di Djurgarden. Consente di ammirare la nave da sette livelli e dall'esterno e' facilmente riconoscibile dagli alberi da 40 tonnellate ricostruiti in acciaio e posizionati sul tetto alla stessa altezza degli originali, 52.5 metri dalla chiglia.
Il museo e' molto frequentato e parlando con il public relation manager, la Dr. Katarina Villner, ho saputo che un recente campionamento di visitatori, luglio ed agosto 92, ne registrava il 41% di lingua scandinava (no Finlandia), il 28% di lingua inglese, il 17% tedesca e il 5% di italiani. Le varie aree espositive sono state realizzate con estrema cura e il colpo d'occhio e' impressionante. Il Vasa troneggia con il suo scafo scuro tra ricostruzioni del cantiere, di vita a bordo, filmati, plastici riproducenti le fasi del recupero, computer IBM con programmi multimediali interattivi.
E' quasi sempre contornato da decine di persone che a bassa voce alzano il naso ammirando non si sa cosa di piu', se il vascello o il museo.

Certo e' che la sfortuna della Svezia di ieri puo' essere stata un'opportunita', ma la Svezia di oggi ha dato vita ad un bellissimo museo, dando prova di grande determinazione ed amore meritandosi questa eredita' e persone come Anders Franzen.

Collegati al museo del VASA!

 

Copyright © A.S.S.O. 1995-2002

| Home Page | Indice di Archeologia Subacquea |Info posta per |
lin_ros.jpg (2033 byte)
For a basic translation you may copy the address (url) of this page and paste to

 Altavista Translation with Systran