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QUEL BRONZO DAL MARE DI MAZARA

Il recupero della bellissima statua bronzea nel Canale di Sicilia ha prodotto un entusiasmo paragonabile a quello che oltre venticinque anni fa accompagnò il ritrovamento dei bronzi di Riace. Le trepidanti attese per la lettura archeologica dell'opera ma anche per gli altri pezzi che forse giacciono ancora sullo stesso fondale.

di Rossella Giglio

articolo pubblicato sul numero 69 (mag.-giu. 1998) della rivista ARCHEOLOGIA VIVA

 

Il recente rinvenimento di una statua di bronzo nel mare del Canale di Sicilia, nel corso di una normale battuta del peschereccio "Capitan Ciccio" di Mazara del Vallo (Tp), ha provocato un grande interesse fra gli studiosi oltre alla pressante attenzione dei mass media e all'entusiasmo del pubblico. La statua, raffigurante un personaggio maschile nudo, testa volta indietro e capelli fluenti e una vibrante forza plastica che erompe dalle possenti forme del corpo, solo dopo accurate analisi e confronti potrà essere inquadrata cronologicamente con sufficiente sicurezza. Comunque, a un primo esame, per la raffinata fattura e il movimento di torsione del corpo, l'opera sembra un originale greco ascrivibile all'arte ellenistica (III sec. a.C.).

ERA GIÀ STATA RECUPERATA UNA GAMBA.

Quando è rimasta nella rete del "Capitan Ciccio", la statua giaceva a circa 400 m di profondità; il comandante Francesco Adragna ha immediatamente avvertito via radio le autorità competenti per territorio della Soprintendenza per i beni culturali di Trapani prima del rientro nel porto di Mazara del Vallo la sera del 5 marzo. Già circa un anno fa, in un'occasione analoga, della stessa statua era riemersa la parte inferiore spezzata della gamba sinistra, e fu subito chiaro che si trattava di un reperto di rilevante interesse. Anche allora l'equipaggio del peschereccio aveva awertito la Soprintendenza.

La sera stessa del ritrovamento la statua è stata trasferita presso il Centro polivalente di cultura di Mazara, un edificio già collegio dei Gesuiti, oggi sede di uffici comunali e di un piccolo antiquarium civico. Qui è stato predisposto all'istante un contenitore per "ricoverare" il prezioso reperto in immersione di acqua dolce, mentre nei giorni successivi veniva approntata una vasca in vetroresina con un bagno di acqua deionizzata. È subito scattato anche il servizio di vigilanza, organizzato dalla Soprintendenza di Trapani con il personale del Museo archeologico regionale "Baglio Anselmi" di Marsala.

La visita a Mazara del Vallo di Walter Veltroni, a ventiquattr'ore dal recupero, su richiesta del sindaco della città Giovanni D'Alfio, è un indice dell'eccezionalità del ritrovamento. II ministro, accompagnato dal direttore generale del Ministero per i beni culturali, Mario Serio, ha colto l'occasione per affermare che sarà stipulata una convenzione con la Marina militare per la protezione del patrimonio subacqueo italiano; a tale proposito, l'ammiraglio Pier Maria Lillo, comandante di MarSicilia, ha confermato che la Marina potrà mettere a disposizione i propri mezzi tecnici ad alta tecnologia, indispensabili per le ricerche archeologiche in alta profondità. Per quanto riguarda la Sicilia, in virtù dell'autonomia regionale, l'assessore ai Beni culturali Nino Croce, ha già stabilito con il ministro una piena intesa di collaborazione.

CONFRONTI CON UN SATIRO DANZANTE.

La statua in bronzo, priva delle braccia e delle gambe (la parte inferiore della gamba sinistra, ripescata precedentemente, corrisponde esattamente alla frattura) , si conserva per un'altezza di circa un metro e mezzo e doveva essere di grandezza superiore al naturale. Rappresenta un personaggio maschile nudo. La testa è gettata all'indietro con lunghi capelli fluenti a grosse ciocche; le orecchie sono a punta; avorio o osso nell'orbita oculare. La figura rientra nelle varianti note del tipo del satiro; le forme del corpo, che si avvitano in un grande movimento di torsione, possono ipotizzare confronti con esempi ben noti, anche se di piccolo formato. L'atteggiamento si potrebbe confrontare con quello del Satirello danzante (cosiddetto "Satiro che si afferra la coda"), statuetta in marmo della metà del II sec. a.C. da un originale di bronzo, del Museo nazionale romano, in cui il satiro è rappresentato nell'atto di girarsi su sé stesso durante la danza; la struttura centrifuga, caratteristica della metà del II sec. a.C., caratterizza, ad esempio, anche il satiro danzante e barbato da Pompei, esposto al Museo archeologico di Napoli (cfr. W. Fuchs, Scultura greca). Dalle testimonianze note, le due essenze demoniache primitive sono identificabili nelle figure del sileno, generalmente rappresentato con zampe e coda equina, e del satiro con coda e zampe caprine: elementi comuni e diversità sono da attribuire ai differenti luoghi dove la tradizione si è formata. Nelle creazioni di genere della scultura ellenistica, è possibile ritrovare raffigurazioni quasi completamente umanizzate.

Rossella Giglio (Soprintendenza per i beni culturali di Trapani)

 

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