ASSONET - Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione NETwork Archeologia Subacquea
lin_ros.jpg (2033 byte)

articolo pubblicato sul numero 95 (set. / ott. 2002) della rivista ARCHEOLOGIA VIVA

OLTRE IL MONDO CLASSICO

La XVI Rassegna subacquea di Giardini Naxos unico appuntamento del settore in Italia ha dato ampio spazio anche a tematiche non legate al culto per la classicità

naxos0201.jpg (28994 byte)Ha alzato lo sguardo "Oltre il mondo calssico" l'ultima edizione - sedicesima senza soluzione di continuità - della Rassegna internazionale di archeologia subacquea, organizzata ogni anno dal Comune di Giardini Naxos (Me) per una precisa scelta culturale del sindaco Salvatore Giglio, con il patrocinio scientifico di Università della Tuscia, Soprintendenza per i beni culturali di Messina e Archeologia Viva. La problematica aperta dal programma dei lavori ha spaziato su un orizzonte amplissimo, sul quale - come giustamente accade tra studiosi seri - le risposte non hanno esaurito le domande.

QUEL SONTUOSO ELMO DAL MARE DI GELA. Le questioni irrisolte sono arrivate subito, con la relazione di Rosalba Panvini, della Soprintendenza per i beni culturali di Caltanissetta, che ha riferito su un fulgido elmo di bronzo misteriosamente "pescato" a Cela lo scorso luglio: il mistero sta nel fatto che nessuna traccia di relitto o naufragio èstata identificata nel punto indicato dal pescatore (il quale ha comunque riscosso il suo bravo premio di rinvenimento). È un elmo di tipo calcidese, la versione (più leggera) dell'elmo attico-corinzio che fu adottata in Magna Grecia. Il reperto risale al V-VI sec. a.C. e presenta al centro un foro per il cimiero. Sulla parte frontale si individua la traccia di sopracciglia disegnate. La nitidezza dei dettagli rende ancora più lancinante la nebulosità del contesto: ma qui l'archeologo può solo alzare le mani, se non vuole ridursi a formulare ipotesi di scarsa utilità scientifica, quali: quell'elmo cadde casualmente in mare, oppure vi fu gettato (insieme al carico per allegerire la nave in difficoltà)? E cadde in mare da solo o insieme al suo proprietario? E ancora: quell'elmo è stato davvero pesacato da un fondale marino, così nitido e quasi pronto all’esibizione dopo brevi interventi di restauro nonostante due millenni e mezzo trascorsi in acqua? Sono domande che gli archeologi si sono tenuti educatarnente per sé. Ma i giornalisti — da quelle iene che siamo — non si trattengono dall’esternare dubbi e sospetti, nemmeno su una seria rivistadi divulgazione scientifica come questa. L’episodio da qualcuno è stato letto come metafora: un elmo vuoto, riemerso dall’ignoto, dispensatore di incertezze.., scientifiche e non.

UN RECUPERO NON FA ARCHEOLOGIA. I ‘avvio enigmatico della Rassegna è comunque valso ad acuire l’attenzione generale sul prosieguo dei lavori congressuali, che anche per questo hanno avuto una discreta eco su giornali e notiziari radiotelevisivi. Non è mancata una vivace polemica in seguito alla spettacolare quanto bizzarra iniziativa dei locali rappresentanti delle forze dell’ordine i quali, animati dalle migliori intenzioni, sono improvvisamente saliti sul palco degli oratori per esibire, tutti contenti, un’anfora romana appena recuperata da un fondale, senza alcuna indicazione. Sono stati redarguiti per avere danneggiato un contesto archeologico, ma loro se ne sono andati più stupefatti che mortificati per lo scarso apprezzamento riservato al loro trofeo (e vogliamo resistere, almeno qui, alla tentazione di leggere anche questo episodio come una metafora ...). Chiusa la parentesi, la parola è tornata agli archeologi e alle problematiche più specificamente scientifiche: a margine sono elencati gli interventi, alcuni dei quali saranno illustrati dagli stessi autori sui prossimi numeri di Archeologia Viva.

MASS MEDIA ATTENTI. Vale la pena rilevare l’interesse di cui gli organi d’informazione e i loro lettori (o ascoltatori) hanno gratificato i lavori di questa edizione della Rassegna di Giardini Naxos: i giornali hanno ripreso bene gli aspetti più agevolmente divulgabili dei lavori scientifici presentati. Questa attenzione è confortante, perché gli spazi giornalistici dedicati all’archeologia non sono certo motivati da una voluttà di sacrificio alla dea cultura. Un giornale cerca di compia-cere gli interessi del proprio pubblico. Sarebbe cosa pubblicamente vantaggiosa se questo compiacimento popolare per l’informazione culturale venisse percepito anche dai responsabili delle pubbliche finanze e dai curatori del patrimonio.

 

Guido Scialpi - giornalista

A NAXOS SI E PARLATO DI...

Riportiamo in sintesi gli argomenti affrontati a Giradini Naxos durante la XVI Rassegna internazionale di orcheo oga subacquea.

Dal mare Gela. Rosalbo Panvini (Soprintendenza di Coltanissetta) ha aperto la Rassegna presentando il ritrovamento di un elmo greco (ne porlo Guido Sciolpi nel testo principale). Della stesso archeologa è stato presenlato il volume La nave greco arcaica di Gela (vedi: AV n. 94).

Tarida angioino-aragonese. Il relitto di una nave militare da trasporto è stato scoperto sui fondali sabbiosi di Camarina. Ne ha parlato Giovanni Di Stefano (Soprintendenza di Ragusa) che fa risalire la tarida all’inizio del XIV secolo, quando uno furiosa tempesta fece colare a picco l’unità con il suo carico di armigeri e cavalli.

Rimessaggio per triremi. Uno pagina nuova nella storia dell’archeologia navale è stata aperta da David Blackman (British School ot Athens) e da Maria Costanza Lentini (Soprintendenza di Messina) sulla stessa riviera di Giardini Naxos: gli scavi sullo costa hanno rivelato un ricovero per navi da guerra (triremi), costruito su un pendio roccioso alla metà del V sec. a.C. e dismesso alla fine del medesimo secolo in coincidenza con la distruzione di Naxos ad opera di Dionigi di Siracusa.

naxos0202.jpg (21360 byte)Le navi di Olbia. Una grande quantità di imbarcazioni romane è stata scoperta nello zona interrato dell’antico porto di Olbia. Gli scavi e la relazione sono stati curati da Rubens D’Oriano (Soprintendenza di Sassari) e dall’archeologo navale Edoardo Riccardi. Tutti gli scafi sono stati riportati in luce a tempo di record, in quanto la zona sta per essere sottoposta a importanti lavori di viabilità. Le navi sarebbero state affondate in porto nel V sec. dC. durante un attacco di Vandali

Relitto napoleonico. L’unico relitto in Italia di nave napoleonica è stato indagato da un gruppo di ricerca che fa capo all’Università di Venezia e al Ministero dei beni culturali. Ne ha parlato uno degli autori dell’impresa, Carlo Beltrame: si tratta del "Mercure", un brigontino affondato nelle acque di Grado (Go) da unità inglesi nel 1812.

In pericolo le navi borboniche. Il ricercatore subacqueo Armando Carola, una delle figure storiche dell’attività sottomarino napoletana, ha indicato i punti dei fondali di Napoli dove giacciono i relitti presumibilmente della flotta borbonica affondata dagli inglesi in occasione della rivoluzione napoletana del 1799: i lavori previsti per la sistemazione del porto potrebbero distruggere una pagina di storia.

Nuovi itinerari subacquei. Sebastiano Tusa (Gioss- Palermo) ha illustrato un progetto per la valorizzazione in situ dei materiali archeologici scoperti nel mare delle Egadi, creando una serie di itinerari riservati ai subacquei.

Villaggio nel lago di Albano. Sempre più anche i laghi vulcanici dell’Italia centrale si stanno rivelando ambienti d’insediamento privilegiata in età preistorica. E il caso delle indagini condotte nel lago di Albano da Annalisa Zarattini (Soprintendenza del Lazio).

Indagini in Sicilia. Di particolare interesse per il panorama del patrimonio sommerso della Sicilia è stata la relazione di Gianfranco Purpura (Università di Palermo) che ha offerto un quadro riassuntivo delle ricerche da lui stesso condotte lungo la costa occidentale.

Archeosub in Andalusia. Il litorale andaluso è stato passato in rassegna dalla spagnola M. Gallardo Abarzuza (Centro de Archeologia Subacuatica di Cadiz) dove le indagini hanno portato al ritrovamento di urta serie di relitti medievali e moderni.

Pisa sul mare. Marinella Pasquinucci (Università di Pisa) ho fatto il punto sui ritrovamenti "terrestri" di testimonianze relative al portus pisanus, cioè al sistema portuale di Pisa antica e medievale.

Dai fondali di Cuma. L’ungherese AJ. Toth (Università di Budapest) ha illustrato le "ancore" in pietra rinvenute nel golfo di Cuma, ponendo il problema della classificazione dei pezzi recuperati.

Chi bruciò le navi di Nemi? Piero Alfredo Gianfrotta (Università della Tuscia), coordinatore scientifico, con Maria Costanza Lentini, della Rassegna di Naxos, ha riassunto la storia delle navi romane del lago di Nemi volute da Caligola (37-41 d.C.) e andate distrutte nel corso della seconda guerra mondiale. L’incendio che le ridusse in cenere non sarebbe da ascrivere ai tedeschi in ritirata, come si è sempre detto, ma a un incendio doloso da parte di ignoti per coprire i furti di materiali compiuti sui due monumentali relitti.

Relitti aeronavali. Con la sua consueta passione di medico in prestito all’archeologia, Domenico Macaluso ha richiamato l’attenzione su un settore finora trascurato dalla ricerca subacquea, quello dei relitti aerei e navali della seconda guerra mondiale disseminati lungo le coste, che tanto potrebbero contribuire alla ricostruzione di fatti bellici e situazioni umane, solo li si prendesse sul serio come reperti.

 

Copyright © 2002 - Giunti Gruppo Editoriale (Firenze)
E' vietata la riproduzione totale o parziale dei testi e delle immagini

 

| Home Page | Indice di Archeologia Subacquea |Info posta per |
lin_ros.jpg (2033 byte)
For a basic translation you may copy the address (url) of this page and paste to

 Altavista Translation with Systran