I RELITTI DEL TUNNEL DI OLBIA
articolo pubblicato sul numero 18 (set.-dic.
2000) della rivista 
Nel centro di Olbia, in prossimità del porto, è in
costruzione un tunnel che, collegando le due sopraelevate d'accesso consenta un miglior
scorrimento del traffico. Durante lo scavo delle trincee per le pareti di contenimento
nell'estate del 1999, sono venuti
alla luce parecchi legni appartenenti a navi antiche. I sondaggi condotti immediatamente
dalla Soprintendenza hanno permesso di identificare, per ora, otto tra imbarcazioni o
parti cospicue di esse. I legni che erano stati dissepolti dalla ruspa ma non ancora
soggetti a degrado, sono stati ricoperti o stivati in cassoni d'acqua. Dopo il necessario
periodo di studio e preparazione per l'intervento, che ha carattere di eccezionalità, la
Soprintendenza archeologica di Olbia, a maggio, ha iniziato lo scavo.
Sono stati previsti la documentazione ed il rilievo dei relitti man mano che lo scavo
procede ed anche lo smontaggio e lo stoccaggio in casse d'acqua dei vari componenti col
procedere dell'intervento per evitare i problemi di esposizione all'aria che, date le
condizioni ambientali del sito, si innescano in poche ore. Certamente ciò impedirà di
avere una simultanea visione generale dello scavo ma permetterà - per contro - di salvare
la quasi totalità dei materiali intrisi d'acqua.
I lavori sono iniziati con lo scavo dei cumuli di
sediinento fatti dalla ruspa, nei quali sono parecchie parti di imbarcazioni di cui per
ora non è identificabile la pertinenza ai vari relitti, ma che potranno essere
ricollocate nella loro sede iniziale in fase di ricostruzione dopo il trattamento di
conservazione. Dopo un attento esame di quanto fatto altrove in passato, si è scelto di
trattare i relitti con impregnazione di resina solubile in acqua (PEG) di peso molecolare
differente in funzione dei tipo di degrado dei legni e di procedere, alla fine dei
trattamenti conservativi, alla ricostruzione dei relitti nello stato in cui sono stati
rinvenuti, senza tentare, per ora, ricostruzioni di imbarcazioni in assetio di
navigazione. Apparentemente sei relitti sono orientati nello stesso senso e, stando ai
particolari della tecnica a inortasa e tenone, sono coevi; due imbarcazioni minori
giacciono poco lontane, sono orientate diversamente e al momento non sono databili per
mancanza di stratigrafia associabile e per essere costruite con tecniche inusuali (una ha
tracce di cucitura anomala e l'altra è apparentemente a scheletro portante ma senza
chiodagione metallica). Non è credibile che, come a Place Jules Verne a Marsiglia, si
tratti di vecchi scafi abbandonati, non solo perché la zona dopo o in cui giacciono non
era marginale ed è quindi impensabile che si inquinasse una zona di traffico intenso ma
principabriente perché i legni divelti dalla ruspa che sono stati salvati erano in ottime
condizioni e connessi con una grande quantità di metalli rossi che non vengono
normaimente lasciati in un relitto abbandonato di proposito. Neppure è inimaginabile che,
come a San Rossore a Pisa, si siano verificati eventi traumatici simili tra loro ma
succedutisi nel tempo.
E' più probabile che, almeno per le
imbarcazioni maggiori, si tratti di un solo, grande disastro: un evento bellico o un vasto
incendio che ha rapidamente affondato un'intera flotta all'interno del porto.
Edoardo Riccardi
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