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PONZA E L'ARCIPELAGO DELLE MERAVIGLIE
Le isole Pontine si offrono come vere perle mediterranee di ricchezza naturalistica e storico-archeologica. Ecco i risultati di recenti indagini subacquee che stanno fornendo elementi inediti per una più completa e precisa identificazione della storia dell'arcipelago.
Testi di Mario Mazzoli - Collaborazione scientifica di Piero A. Gianfrotta - Foto di Marco Vitelli, Mario Mazzoli, Piero Pruneti - Disegni di Davide Ivan Pellandra
articolo pubblicato sul numero 70
(lug.-ago. 1998) della rivista ![]()
Isole Ponziane o, piu' comunemente, Pontine. Un piccolo arcipelago a venti miglia dalla costa del Lazio meridionale composto da due gruppi di isole: Ponza e le vicine Palmarola, Gavi e Zannone, quest'ultima inserita nel Parco Nazionale del Circeo, e, più distanti, Ventotene e Santo Stefano. L'intero arcipelago porta il segno di una lunga storia iniziata con la presenza umana accertata a partire dal Neolitico, passata attraverso la forte esperienza della romanità e ben presente in tutte le vicende che hanno coinvolto il Tirreno fino ai giorni nostri. A Ponza, l'isola più grande, nonostante l'ultimo disordinato sviluppo urbanistico e la disattenzione verso le testimonianze archeologiche, il passato conserva testimonianze di particolare fascino. in questo articolo prenderemo in considerazione alcuni esempi del patrimonio sommerso, particolarmente a rischio per la sistematica attività di subacquei clandestini. Le poche ricerche ufficiali furono avviate dalla Soprintendenza archeologica per il Lazio alla fine degli anni Ottanta quando i tecnici dell'Associazione Asso furono incaricati di indagare su un relitto del i sec. a.C. affondato in prossimità della Secca dei Mattoni e fortunatamente segnalato da un subacqueo di Ponza, Silverio Mazzella (vedi: La nave di Aulo Saufeio). Alcuni anni dopo, la stessa associazione scavò un relitto del i sec. d.C. (vedi: La nave del porto di Ponza).
Quelle grotte che non erano peschiere
Agli inizi degli anni Novanta fu la volta delle cosiddette Grotte di Pilato, dove fu effettuato uno scavo liberando dai detriti alcune zone della struttura e rinvenendo interessanti testimonianze. Ha fatto poi seguito l'operazione condotta l'anno scorso dall'Università di Viterbo (Piero A. Gianfrotta), in collaborazione con la Soprintendenza archeologica per il Lazio (Annalisa Zarattini) e con l'ausilio dei tecnici e delle attrezzature della Asso (responsabile Mario Mazzoli), nel quadro del Progetto finalizzato per i beni culturali del Cnr: sono state così effettuate scoperte subacquee che recano un notevole contributo alla conoscenza della topograria antica e della storia dell'isola.
Di particolare rilievo si sono rivelate le ultime indagini nel noto complesso ipogeo e subacqueo d'epoca romana denominato Grotte di Pilato, una delle principali mete turistiche di Ponza. Si tratta di ampie cavità artificiali collegate con il mare e tra loro tramite numerosi cunicoli scavati nel banco roccioso a sudest del porto.
Momenti dello svuotamento di uno dei pozzi scavati all'interno dell'ipogeo-ninfeo
delle Grotte di Pilato e alcune viste del dedalo di cunicoli semisommersi
Durante il rilevamento di pozzi e cunicoli sommersi, alcuni dei quali ancora inesplorati, sul fondo di uno di questi, ostruito da detriti, sono state recuperate parti di una statua di marmo bianco, probabilmente Apollo o Dioniso, un piccolo altare di tufo e alcune lucerne di terracotta. Tali materiali dovevano far parte dell'arredo della grotta o vi erano stati utilizzati. Le lucerne, ad esempio, presentano tracce di combustione sul becco e altrettanto si riscontra sulla piccola ara. Quanto alla statua, doveva essere alloggiata in una nicchia che si apre al centro della parete di fondo della grotta principale e la sua presenza contribuisce a non ravvisare nell'ambiente soltanto una bizzarra peschiera per la coltura delle murene, come si era comunemente ritenuto fino a questo momento.
I pezzi della statua rinvenuti durante lo svuotamento
della camera sommersa sotto la crepidine della sala centrale
Un grandioso ninfeo della villa Imperiale
Insieme ad altri indizi (resti di decorazioni parietali ecc.) la statua caratterizza il complesso come uno di quei ninfei in grotta che spesso costituivano una lussuosa appendice delle ville dell'elite romana. In questo caso la grotta-ninfeo costituiva un accessorio di eccezionale ampiezza e bellezza naturale del ben più vasto complesso residenziale che si estendeva sulla soprastante Punta della Madonna. La villa, con annesso ninfeo marittimo interamente scavato nella roccia, era con ogni probabilità residenza della famiglia dell'imperatore, giacché l'intera Ponza, al pari della vicina Ventotene, di Capri e di quasi tutte le piccole isole italiane, già dall'età augustea era passata al demanio imperiale.
D'altronde la statua rinvenuta nelle Grotte di Pilato presenta caratteristiche tecniche non comuni nella lavorazione del marmo e nella costruzione della rigura e che si ritrovano identiche nelle sculture che decoravano il ninfeo imperiale (attualmente sommerso a causa del bradisismo) presso Punta dell'Epitaffio, appartenente al grandioso palazzo che gli imperatori romani possedevano a Baia (nel golfo di Pozzuoli).
I materiali recuperati potranno far parte dell'ormai - da molti anni - costituendo Museo di Ponza, mentre un calco ricostruttivo della statua potrebbe essere esposto ai visitatori nella sua collocazione originaria all'interno della stessa Grotta di Pilato, contribuendo così ad un'ulteriore valorizzazione turistica del luogo.
Torna il luce anche il porto romano
Un'altra importante acquisizione per la topografia antica di Ponza è nata dalla scoperta di un tratto di molo del porto romano, i cui resti si ritenevano ormai del tutto scomparsi. Sono tornati in luce circa dieci metri del lato interno del molo antico: hanno "merito" i potenti motori degli aliscafi di linea che nelle manovre di arrivo e partenza investono la banchina del molo moderno con violenti spostamenti d'acqua, fino a fare crollare una parte della fodera di cemento che inglobava i resti del molo romano. Questi consistono in una poderosa struttura di calcestruzzo, reso idraulico dall'abbondante impiego di pozzolana (sabbia vulcanica) nell'impasto, realizzata con la messa in opera in acqua di una cassaforma lignea appositamente predisposta, così com'è prescritto da Vitruvio (età augustea) nel suo manuale di architettura a proposito delle costruzioni in mare (vedi AV nn. 52 e 64 per lo stesso sistema di banchinamento esaminato nei porti di Anzio e Cesarea - n.dr.). Ai piedi del molo, semicoperto dalla sabbia e dai detriti portuali, si conserva un cospicuo tratto del tavolato della cassaforma di legno.
E' doveroso sottolineare il valore sperimentale delle ricerche descritte, i cui risultati sono scaturiti, oltre che dalla collaborazione di vari organismi (Università, Soprintendenza, Cnr, Asso), dal concorso di discipline e metodologie diverse, quali l'analisi cartografica, il rilevamento topografico, l'archeologia e la speleologia subacquea.
Mario Mazzoli - Presidente ASSO
Articoli collegati:
Anteprima dei risultati di scavo (dal "Messaggero" del 30 settembre 1997)
La nave del porto di Ponza (dal numero 70 della Rivista "Archeologia Viva" -
lug./ago. 1998)
La nave di Aulo Saufeio (dal numero 70 della Rivista "Archeologia Viva" -
lug./ago. 1998)
RINGRAZIAMENTI:
La campagna di scavo è stata anche possibile grazie al prezioso supporto di alcune persone ed operatori che vogliamo sentitamente ringraziare per la loro collaborazione:
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