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LA NAVE DEL PORTO DI PONZA

Sotto le eliche dei traghetti in manovra

     

articolo pubblicato sul numero 70 (lug.-ago. 1998) della rivista ARCHEOLOGIA VIVA

 

Il relitto si trovava a poca distanza dalla vecchia banchina. L'Associazione Asso si affrettò a intervenire nel giugno 1991 perché i lavori di ampliamento del molo non distruggessero quanto casualmente era stato portato alla luce dal movimento delle eliche dei traghetti, che attraccano a retromarcia sconvolgendo quanto si trova sotto. Alcuni spezzoni delle ordinate del relitto spuntavano dal fondale e altri erano stati sparpagiiati intorno. Inoltre, apparivano evidentissimi i segni di manomissione da parte di clandestini. Nonostante la bassa profondità (4 - 8 m), l'indagine si è presentata complessa per la vicinanza di fogne, il traffico delle navi, per la necessità di rimuovere un accumulo di fango e alghe morte e per la presenza degli immancabili rifiuti. E' stata rilevata una porzione della struttura di otto metri per cinque iniziando dalla parte scoperta e spostandosi all'interno della duna di fango.

UN RELITTO IMPONENTE

Il relitto presenta ordinate alte 21 cm e larghe 19, mentre le tavole del fasciame sono spesse 6 cm. La robustezza degli elementi costruttivi fa pensare a una nave di grosse dimensioni. Nel corso delle indagini finora effettuate sono stati osservati materiali di periodi diversi. Ad esempio: numerosi i frammenti di anfore vinarie e da garum (salsa o pesce), tappi ceramici e vasellame. In termini quantitativi spiccano frammenti di anfore Dressel 7-11, spagnole, destinate appunto alla salsa di pesce. Inoltre: un fondo di coppa di ceramica sigillata italica databile ai primi dei I sec a.C. (su un frammento compare il bollo del noto ceramista aretino Ateius); della ceramica a vernice nera, forma Lamboglia 27, con timbro a rosetta tipica del III-II sec. a.C.; un'anforetta globulare forse per l'uso di bordo, di probabile età augustea; un'anfora vinaria di tipo greco-italico; ciottoli di zavorra; frammenti di ardesia e di lavagna; chiodi di bronzo a sezione quadrata e una lastra di piombo del rivestimento della nave con evidenti tracce di quadrettatura come guida per la posa dei chiodi di fissaggio al legno.

RITROVATI I RESTI DELLA POMPA DI SENTINA

Sono stati rinvenuti anche un bozzello ligneo con anima in bronzo; un cilindro ligneo con asse cavo alettato in bronzo e un ulteriore asse cavo sempre in bronzo ma privo del rivestimento ligneo esterno, ambedue ricollegabili alla pompa di sentina. Sopra un frammento di anfora Dressel 8 è stato possibile leggere una iscrizione dipinta con i nomi dei mercanti (Alessandro, Silvano e Optato) che avevano spedito l'anfora. Sulla base dei dati rilevati non è stato possibile dedurre quali siano state le cause dell'affondamento, che per il momento si può datare verso la fine del I sec. d.C. Non sappiamo se, quando avvenne l'affondamento, la nave fosse già vuota e conservasse tra i paglioli e le ordinate frammenti residui di precedenti carichi e zavorra, oppure se i sommozzatori dell'epoca (urinatores) abbiano in seguito provveduto al recupero del carico.

Mario Mazzoli - Presidente A.S.S.O.

Articoli collegati:

redball.gif (992 byte) Ponza e l'arcipelago delle meraviglie (dal numero 70 della Rivista "Archeologia Viva" - lug./ago. 1998)

redball.gif (992 byte) Relazione scientifica della Dott.ssa Giuliana Galli (estratto dal Vol. XLVII di Archeologia Classica - 1995)

redball.gif (992 byte) Relazione operativa dello scavo (pubblicata sulla rivista "Mondo Sommerso" nel marzo del 1992)

 

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