MARSIGLIA: LE MUSEE DES DOCKS ROMAINS
articolo pubblicato sul numero 12 (set.-dic.
1998) della rivista 
Tra i
molti musei che arrichiscono la città di Marsiglia e ne fanno una delle città
culturalmente più attive e significative non solo francesi, ruolo non secondario ricopre il Musée des
Docks Romains, nel nuovo allestimento del 1987.
Dopo la seconda guerra mondiale venne attuata una profonda ristrutturazione urbanistica di Marsiglia, durante la quale, nel 1947, furono scoperti ambienti di età antica destinati a magazzini commerciali; l'archeologo Fernand Benoit si adoperò per conservarli e valorizzarli.
Il luogo del rinvenimento si colloca in prossimità dell'antica linea di costa del porto di Massalia, la più importante colonia tocca del Mediterraneo occidentale. In quest'area, dal VI secolo a.C. a tutta l'epoca romana, trovarono spazio gli insediamenti abitativi e produttivi della città antica. P- un luogo di grandi potenzialità archeologiche, come dimostrano anche le recenti - eccezionali - scoperte effettuate in Place Juìes Verne con lo scavo di diverse imbarcazioni d'epoca greca e romana (vd. L'archeologo subacqueo 1, 3, pp. 13-15).
Durante la prima età imperiale si decise qui l'installazione di un magazzino per derrate alimentari che, analogamente agli esempi noti di Ostia e di Pompei, presenta la caratteristica di utilizzare come contenitori delle merci (in arrivo, o in transito, nel porto cittadino) i dolia, grandi recipienti di terracotta, disposti su più file parallele.
L'ottimale e lungimirante conservazione di questo sito archeologico (pur inserito nel tessuto edilizio moderno) ha favorito l'idea di realizzare qui un piccolo, ma peculiare, polo museale, nel quale trovassero spazio, a meglio comprendere il ruolo commerciale svolto dall'antica Marsiglia, anche le scoperte archeologiche subacquee avvenute nel corso di più di quarant'anni lungo le vicine coste.
Non è infatti da sottovalutare, anche nel caso della città francese, quanto le ricerche archeologiche subacquee contribuiscano a meglio delineare il quadro delle relazioni commerciali, economiche, sociali e culturali del mondo antico.
Al Musée des Docks è possibile a pieno seguire questo percorso attraverso i materiali selezionati e sobriamente disposti nelle vetrine che contornano l'area archeologico.
Nel contempo è possibile, per chi a vario titolo s'interessa di archeologia subacquea, avere un'idea di quanto questo settore di ricerca in Francia con continuità sia stato coltivato e sviluppato, valorizzato e trasmesso.
Cronologicamente si parte con il materiale del relitto di l'Esteou dou Miet del VI secolo a.C. con anfore etrusche e ceramica in bucchero, per poi passare al relitto Plane 2 del V secolo a.C., che presenta un carico misto di anfore puniche, greche e massaliote, cerarnica a vernice nera d'origine attica e lingotti di rame a forma di pani rotondi e schiacciati.
Segue la presentazione del carico del Grand Congloué 1, scavato tra il 1952 e il 1957 da J. Y. Cousteau e da F. Benoit, una delle prime esperienze dell'archeologia subacquea francese. Da questo relitto, databile agli inizi del Il secolo a.C., provengono oltre 400 anfore vinarie greco-italiche e 7000 vasi in ceramica a vernice nera. Al momento dello scavo, condotto più come un recupero, non si comprese che in realtà nello stesso luogo erano naufragate due imbarcazioni antiche, di cui la prima, poi denominata Grand Congloué 2, s'era sovrapposta dopo circa un secolo ad una nave affondata precedentemente. Solo da pochi anni l'attento studio dei materiali e dei giomali di scavo ha permesso di chiarire la dinamica dei due naufragi, confermando la necessità di condurre anche sott'acqua scavi con rigoroso metodo stratigrafico.
Alla metà del I secolo a.C. si data il relitto Planier 3 conservato per una lunghezza di quattordici metri con il suo carico di anfore Lamboglia 2; su di esso P. Pomey e A. Tchemia avviarono una delle prime esperienze di riprese stereofotogrammetriche subacquee. Importante è la sezione dedicata al Petit Congloué, uno dei non numerosi relitti (in Italia sono stati indagati quelli analoghi di Ladispoli e di Diano Marina) che hanno la peculiarità di presentare stivati a bordo come contenitori fissi i
dolia, impiegati per il trasporto del vino prodotto nell'Italia centro-meridionale, secondo un uso adottato tra la fine dell'età repubblicana e la seconda metà del I secolo d.C. Sul relitto francese, che si data all'età giulio-claudia, sono stati individuati ben 15 dolia di oltre due metri di diametro, a cui s'accompagnavano come parte lel carico numerose anfore di tipo Dressel 2/4.
All'incirca nello stesso periodo si colloca il relitto Planier 1, dal quale tra l'altro provengono due rare piccole statue in legno, probabile ornamento del larario di bordo.
Al Il secolo d.C., o meglio al regno dell'imperatore Adriano (1 17-138), si data il relitto della Pointe de la Luque A, il cui singolare carico era costituito dategole, sia del tipo piatto (tegulae), che del tipo semicilindrico (imbrices).
Con il relitto del Cassis si giunge alla fine del IV secolo d.C. li suo carico, rappresentato prevalentemente da ceramica sigillata chiara D, ben testimonia anche per quest'epoca gli scambi commerciali tra la costa nord-occidentale dell'Africa e la Narbonese.
Interessante, a corollario della presentazione dei relitti, è la vetrina con le attrezzature e l'equipaggiamento di bordo, tra cui figurano diverse ancore (tanto in pietra, che in piombo e in ferro), scandagli in piombo, anelli e pesi in piombo per le vele e le reti da pesca, ed anche alcuni elementi di "ingegno", il tradizionale strumento per la pesca del corallo. Da segnalare è la porzione dello scafo di una nave romana, denominata "Galère de César", probabilmente il più antico rinvenimento di relitto romano conservato, risalendo la scoperta al lontano 1864.
Molto importante e rappresentativa è infine la sezione dedicata alle anfore, che offre una campionatura che va dal VI al I secolo a.C. (con anfore etrusche, greche, marsigliesi e puniche), dal 111 alla prima metà del I secolo a.C. (con anfore vinarie dell'Italia centrale e meridionale), per proseguire con la variata serie delle anfore d'epoca imperiale da vino, da olio, da salsa di pesce, da frutta.
Nel complesso questo museo marsigliese, sobrio ma efficace nell'allestimento e nell'apparato didattico, rappresenta molto bene uno strumento di conoscenza della vita commerciale dell'antica città. Alla visita si affianca inoltre un agile e completo catalogo alla cui realizzazione hanno collaborato, tra gli altri, Antoinette Hesnard, Michel L'Hour, Luc Long e Patrice Pomey.
Francesco Paolo Arata
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