I relitti della Natière a Saint-Malo (Bretagna)
Diario di un giorno di scavo
articolo pubblicato sul numero 21 (set.-dic. 2001) della rivista
Saint-Malo.
Sei agosto, ore Otto. Tra meno di unora è prevista la prima immersione della
giornata. L'Hermine-Bretagne, la nave supporto per le operazioni a mare, lascia
lormeggio della cala di Solidor e si dirige verso la secca della Natière. Situata
al centro del canale daccesso al porto di Saint-Malo, essa ha da sempre
rappresentato un pericolo per i naviganti. In meno di mezzora saremo ormeggiati al
centro delle tre boe posizionate sul sito, giusto al di sopra del cantiere di scavo. Per
due mesi, due volte al giorno, unéquipe di archeologi e tecnici professionisti, ma
anche di studenti e volontari - che per un periodo di quindici giorni hanno la fortuna di
svolgere uno stage di formazione - raggiunge il sito della Natière. Qui si svolge lo
scavo archeologico subacqueo più importante della costa atlantica francese (il
Ponente" come si dice da queste parti). Uno scavo che è incominciato nel 1996, con
una prima campagna di accertamento, e che ha preso una cadenza annuale dal 1999. Sul ponte
fervono i preparativi. Elisabeth Veyrath, dellAdramar (Associazione per lo sviluppo
e la ricerca in archeologia marittima) e direttrice dello scavo insieme a Michel
LHour del DRASSM (Dipartimento per le ricerche archeologiche subacquee e
sottomarine), assegna a ciascuno i compiti. Michel si rivolge a Jerzy Gawronsky, del Museo
di Amsterdam (vedi Larcheologo subacqueo III, 7, pp. 13-14), a cui,
data la sua grande esperienza, sono affidate le operazioni più difficili e delicate: "Decidi
tu se è meglio recuperare quel piccolo secchio in legno che si trova in B]9, tra pochi
giorni si chiude e dobbiamo reinsabbjare". "Forse è meglio lasciarlo
dovè, incastrato tra i mattoni della cucina, coprirla bene e aspettare il prossimo
anno" risponde Jerzy. I nove subacquei, bombole in spalla, aspettano per tuffarsi
il segnale di Denis Metzger (DRASSM), responsabile delle operazioni iperbariche e della
sicurezza. Il primo della fila dovrà agganciare la manica della motopompa al satellite
che ripartisce la miscela daria e acqua sulle quattro sorbone. Oggi si proseguirà
il rilievo della struttura della nave e Charles Dagneau, archeologo canadese esperto in
dendrocronologia, completerà il prelevamento di alcuni campioni lignei. I Ciascuno sa con
precisione il lavoro che dovrà fare sottacqua e soprattutto il quadrato dove dovrà
intervenire.
Il coefficiente di marea non è molto alto per cui limmersione sarà piuttosto tranquilla, ma Denis ricorda a ciascuno di noi, prima del salto: ((50 minuti o 50 bars". Le consegne di sicurezza sono molto strette e devono essere fermamente rispettate per poter lavorare anche questo pomeriggio. Il giacimento si trova ad una profondità che oscilla tra 9 e 18 metri, a seconda della marea, con una vjsibjlità che arriva fino a due o tre metri. I relitti giacciono su un piano di sabbia conchiglifera affiancato a nord e a sud dalle due teste rocciose che formano il banco della secca della Natière e di cui soltanto la sommità a nord emerge puntualmente durante la bassa marea sigiziale (di forte coefficiente). Tenuto conto della forte escursione di marea, che a Saint-Malo supera i 13 metri, il sito è spazzato da una corrente molto forte che vieta qualunque immersione al di fuori delle fasi di stanca (ovvero quando si verifica il cambio di direzione). A queste condizioni marittime penalizzanti, saggiunge una correntologia specifica generata dal funzionamento della centrale a energia marina del fiume Rance, che è situata a monte del giacimento.
I relitti,
perché ormai si deve parlare di due insiemi distinti, sono stati battezzati Natière 1 (a
est) e Natière 2 (a ovest). Lo studio dei materiali e la datazione dendrocronologica
hanno confermato quanto era stato ipotizzato durante la campagna del 2000. "Lo scarto
cronologico tra i due giacimenti è molto stretto. La data di abbattimento del legno con
cui èstata costruita limbarcazione naufragata a est è compresa tra il 1678 e il
1690, mentre per Natière 2 essa ècompresa tra il i 736 e il 1750. Ma per quanto riguarda
lidentificazione dei relitti con una delle trentotto navi che fecero naufragio
nella baia di Saint-Malo tra il 1638 e il 1766 purtroppo siamo ancora In alto mare!",
spiega Elisabeth, "Questanno ci siamo concentrati sul relitto a ovest
nella speranza di poter studiare larchitettura navale".
Invece, come spesso avviene, qualsiasi previsione viene puntualmente smentita. La Natière 2 ha infatti riservato una grande quantità di materiali. Racconta ancora Elisabeth: "siamo arrivati sulla zona della cucina, e allora, in mezzo alla struttura del forno costituito da mattoni, barre in ferro e lastre in rame, abbiamo portato alla luce un intero servizio di piatti in stagno, un calderone in lega di rame, coppe in legno, due candelabri, oltre a numerosi reperti osteologici che contribuiranno alla nostra conoscenza della dieta dellequipaggio. Tra le cose più straordinarie", continua Elisabeth ((devo ricordare la brocca piena di piccoli semi, che faremo analizzare, e una bottiglia in vetro che conserva ancora il tappo e il contenuto!".
A tutto questo si devono aggiungere i numerosi pezzi
dellattrezzatura della nave, tra cui bozzelli e cordame, nonché gli oggetti appar-
tenuti allequipaggio, tra cui numerose scarpe in cuoio, pettini, bottoni... Ecco
perché gran parte del lavoro si svolge anche a terra, durante gli intervalli tra il
cambio di marea (che durano allincirca sei ore). Nella base logistica, ospitata
nella caserma della Scuola Nazionale di Polizia, il materiale recuperato viene
minuziosamente lavato, schedato, disegnato e fotografato. Le schede vengono inserite nel
computer, secondo un programma ideato da Denis Degez, un archeologo che dal 1999 lavora
sul database dei materiali. "Gli oggetti ricevono subito i primi interventi per
una conservazione ottimale fino al restauro" spiega Henri Bernard-Maugiron,
restauratore
presso lAtelier Arc-Nucleart di Grenoble "La ceramica e le ossa, dopo un
periodo più o meno lungo di dessalinizzazione in acqua dolce, vengono fatti essiccare. Il
vetro, invece, rimane immerso in acqua dolce soltanto dopo un graduale passaggio in bagni
a minore concentrazione salino. Manteniamo invece il cuoio, i cordami e il legno in
ambiente umido".
Soltanto dopo aver smaltito le varie operazioni sui materiali, la giornata può dirsi conclusa. La campagna di scavo di questanno finirà tra qualche giorno e léquipe si da già appuntamento allanno prossimo.
Giulia Boetto
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