ASSONET - Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione NETwork Archeologia Subacquea
lin_ros.jpg (2033 byte)

I relitti della Natière a Saint-Malo (Bretagna)

Diario di un giorno di scavo

articolo pubblicato sul numero 21 (set.-dic. 2001) della rivista L'ARCHEOLOGO SUBACQUEO

smalo01.jpg (26484 byte)Saint-Malo. Sei agosto, ore Otto. Tra meno di un’ora è prevista la prima immersione della giornata. L'Hermine-Bretagne, la nave supporto per le operazioni a mare, lascia l’ormeggio della cala di Solidor e si dirige verso la secca della Natière. Situata al centro del canale d’accesso al porto di Saint-Malo, essa ha da sempre rappresentato un pericolo per i naviganti. In meno di mezz’ora saremo ormeggiati al centro delle tre boe posizionate sul sito, giusto al di sopra del cantiere di scavo. Per due mesi, due volte al giorno, un’équipe di archeologi e tecnici professionisti, ma anche di studenti e volontari - che per un periodo di quindici giorni hanno la fortuna di svolgere uno stage di formazione - raggiunge il sito della Natière. Qui si svolge lo scavo archeologico subacqueo più importante della costa atlantica francese (il Ponente" come si dice da queste parti). Uno scavo che è incominciato nel 1996, con una prima campagna di accertamento, e che ha preso una cadenza annuale dal 1999. Sul ponte fervono i preparativi. Elisabeth Veyrath, dell’Adramar (Associazione per lo sviluppo e la ricerca in archeologia marittima) e direttrice dello scavo insieme a Michel L’Hour del DRASSM (Dipartimento per le ricerche archeologiche subacquee e sottomarine), assegna a ciascuno i compiti. Michel si rivolge a Jerzy Gawronsky, del Museo di Amsterdam (vedi L’archeologo subacqueo III, 7, pp. 13-14), a cui, data la sua grande esperienza, sono affidate le operazioni più difficili e delicate: "Decidi tu se è meglio recuperare quel piccolo secchio in legno che si trova in B]9, tra pochi giorni si chiude e dobbiamo reinsabbjare". "Forse è meglio lasciarlo dov’è, incastrato tra i mattoni della cucina, coprirla bene e aspettare il prossimo anno" risponde Jerzy. I nove subacquei, bombole in spalla, aspettano per tuffarsi il segnale di Denis Metzger (DRASSM), responsabile delle operazioni iperbariche e della sicurezza. Il primo della fila dovrà agganciare la manica della motopompa al satellite che ripartisce la miscela d’aria e acqua sulle quattro sorbone. Oggi si proseguirà il rilievo della struttura della nave e Charles Dagneau, archeologo canadese esperto in dendrocronologia, completerà il prelevamento di alcuni campioni lignei. I Ciascuno sa con precisione il lavoro che dovrà fare sott’acqua e soprattutto il quadrato dove dovrà intervenire.

Il coefficiente di marea non è molto alto per cui l’immersione sarà piuttosto tranquilla, ma Denis ricorda a ciascuno di noi, prima del salto: ((50 minuti o 50 bars". Le consegne di sicurezza sono molto strette e devono essere fermamente rispettate per poter lavorare anche questo pomeriggio. Il giacimento si trova ad una profondità che oscilla tra 9 e 18 metri, a seconda della marea, con una vjsibjlità che arriva fino a due o tre metri. I relitti giacciono su un piano di sabbia conchiglifera affiancato a nord e a sud dalle due teste rocciose che formano il banco della secca della Natière e di cui soltanto la sommità a nord emerge puntualmente durante la bassa marea sigiziale (di forte coefficiente). Tenuto conto della forte escursione di marea, che a Saint-Malo supera i 13 metri, il sito è spazzato da una corrente molto forte che vieta qualunque immersione al di fuori delle fasi di stanca (ovvero quando si verifica il cambio di direzione). A queste condizioni marittime penalizzanti, s’aggiunge una correntologia specifica generata dal funzionamento della centrale a energia marina del fiume Rance, che è situata a monte del giacimento.

smalo02.jpg (30157 byte)I relitti, perché ormai si deve parlare di due insiemi distinti, sono stati battezzati Natière 1 (a est) e Natière 2 (a ovest). Lo studio dei materiali e la datazione dendrocronologica hanno confermato quanto era stato ipotizzato durante la campagna del 2000. "Lo scarto cronologico tra i due giacimenti è molto stretto. La data di abbattimento del legno con cui èstata costruita l’imbarcazione naufragata a est è compresa tra il 1678 e il 1690, mentre per Natière 2 essa ècompresa tra il i 736 e il 1750. Ma per quanto riguarda l’identificazione dei relitti con una delle trentotto navi  che fecero naufragio nella baia di Saint-Malo tra il 1638 e il 1766 purtroppo siamo ancora In alto mare!", spiega Elisabeth, "Quest’anno ci siamo concentrati sul relitto a ovest nella speranza di poter studiare l’architettura navale".

Invece, come spesso avviene, qualsiasi previsione viene puntualmente smentita. La Natière 2 ha infatti riservato una grande quantità di materiali. Racconta ancora Elisabeth: "siamo arrivati sulla zona della cucina, e allora, in mezzo alla struttura del forno costituito da mattoni, barre in ferro e lastre in rame, abbiamo portato alla luce un intero servizio di piatti in stagno, un calderone in lega di rame, coppe in legno, due candelabri, oltre a numerosi reperti osteologici che contribuiranno alla nostra conoscenza della dieta dell’equipaggio. Tra le cose più straordinarie", continua Elisabeth ((devo ricordare la brocca piena di piccoli semi, che faremo analizzare, e una bottiglia in vetro che conserva ancora il tappo e il contenuto!".

A tutto questo si devono aggiungere i numerosi pezzi dell’attrezzatura della nave, tra cui bozzelli e cordame, nonché gli oggetti appar- tenuti all’equipaggio, tra cui numerose scarpe in cuoio, pettini, bottoni... Ecco perché gran parte del lavoro si svolge anche a terra, durante gli intervalli tra il cambio di marea (che durano all’incirca sei ore). Nella base logistica, ospitata nella caserma della Scuola Nazionale di Polizia, il materiale recuperato viene minuziosamente lavato, schedato, disegnato e fotografato. Le schede vengono inserite nel computer, secondo un programma ideato da Denis Degez, un archeologo che dal 1999 lavora sul database dei materiali. "Gli oggetti ricevono subito i primi interventi per una conservazione ottimale fino al restauro" spiega Henri Bernard-Maugiron, restauratore
presso l’Atelier Arc-Nucleart di Grenoble "La ceramica e le ossa, dopo un periodo più o meno lungo di dessalinizzazione in acqua dolce, vengono fatti essiccare. Il vetro, invece, rimane immerso in acqua dolce soltanto dopo un graduale passaggio in bagni a minore concentrazione salino. Manteniamo invece il cuoio, i cordami e il legno in ambiente umido".

Soltanto dopo aver smaltito le varie operazioni sui materiali, la giornata può dirsi conclusa. La campagna di scavo di quest’anno finirà tra qualche giorno e l’équipe si da già appuntamento all’anno prossimo.

Giulia Boetto

Copyright © 2001 - Edipuglia - E' vietata la riproduzione totale o parziale dei testi e delle immagini

| Home Page | Indice rivista  |Indice di Archeologia Subacquea |Info posta per |
lin_ros.jpg (2033 byte)