ASSONET - Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione NETwork Archeologia Subacquea
lin_ros.jpg (2033 byte)

SCOPERTE A SANTA SEVERA

articolo pubblicato sul numero 11 (set.-dic. 1998) della rivista L'ARCHEOLOGO SUBACQUEO

Particolarmente interessanti e ricche di sviluppi risultano le ricerche e le ricognizioni che da alcuni anni vengono da noi effettuate nei fondali antistanti il castello di S. Severa (Rm) e l'area dei santuari etrusco-arcaici di Pyrgi, poche centinaia di metri più a sud. Questi ultimi, com'è noto, divennero famosi a partire dal 1964, con la scoperta di tre larnine d'oro iscritte, di cui due in etrusco ed una in fenicio-punico; gli scavi si susseguono ortnai da 40 anni.

I fondali già da alcuni decenni hanno restituito un discreto numero di materiali archeologico compresi in un periodo che va dalla preistoria al medioevo, in massima parte conservati nell'Antiquarium adiacente al castello e nel piccolo museo civico archeologico all'interno dello stesso (vd. L'archeologo subacqueo IV, 1, p. 19).

Di recente, a causa del ritrovamento di due probabili fondi di capanne intagliate in un fondale di circa 4 metri davanti al Castello, la nostra attenzione è stata rivolta alla comprensione dell'evoluzione della linea di costa, conseguente all'innalzamento del livello del mare. In base allo studio di G. 'Schmiedt (Il livello antico del Mar Tirreno, Firenze 1972), stimando a ritroso un progressivo aumento del 1. m. del mare di 1,7 rnillimetri annui, si arriverebbe (valutando un necessario innalzarnento di almeno 5 metri) al 2 .600-2.500 a.C., ovvero all'Eneolitico antico.

Tuttavia la loro datazione potrebbe essere alquanto alzata per il ritrovamento poco più a sud del Castello, su un fondale di circa 3 metri, di un piccolo vano, o più propriamente di una mechia, in opera laterizia ancora in posto, larga m 1,05 e profonda m 1,60, risalente probabilmente al I sec. d.C. Di questa struttura rimane ancora visibile il lato occidentale composto da 5 filari di bessali (i mattoni quadrati di 20 centimetri di lato), mentre i lati settentrionale e meridionale sono gravemente compromessi. La caratteristica peculiare di questo manufatto sta nel fatto che l'opera laterizia nei lati occidentale e settentrionale poggia su travi di legno orizzontali della sezione di 20 x I I centimetri, unite con un incastro semplice.

Questa tecnica di fondazione può ricondursi al metodo su palafitta prescritto da Vitruvio per le zone paludose e i terreni molli (come nel nostro caso). Nella stessa area è stata rinvenuta inoltre un'impressionante sequenza di parti di colonne, di modanature, di murature in opera cementizia e laterizia anche di notevole grandezza, ed una stele alta 120 centimetri, larga 70 e spessa 35, con la parte superiore a doppio spiovente. Si può quindi pensare che oltre all'innalzamento dall'epoca romana ad oggi di circa 5060 centimetri del livello medio del mare (come dimostrato dallo Schmiedt), siamo in presenza di altri fenomeni (probabilmente circoscritti nella zona) che hanno portato ad un abbassamento del fondale.

A seguito di queste promettenti premesse, e per l'altissima rilevanza storico-archeologica dell'area, è in programma un'approfondita campagna di ricerche subacquee in collaborazione con la Soprintendenza archeologico per l'Etruria meridionale e con l'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.

Mauro Giorgi e Stefano Giorgi

 

Copyright © 1998 - Edipuglia - E' vietata la riproduzione totale o parziale dei testi e delle immagini

| Home Page | Indice rivista  |Indice di Archeologia Subacquea |Info posta per |
lin_ros.jpg (2033 byte)