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SPELEOLOGIA E ARCHEOLOGIA
di Mario Mazzoli
Notizia pubblicata sul n. 56 (marzo/aprile
1996) della rivista ![]()
Fino a non molto tempo fa si sentiva parlare di
speleologia come di un dominio per pochi votati all'avventura, di "gente che fugge la
realta' infilandosi nei buchi". D'altronde le cronache parlavano di speleologia solo
in caso di incidenti o di esploratori bloccati in grotta dalle piene. Succede anche
adesso, ma grzie alla tenace opera divulgativa degli stessi speleologi questa pratica e'
percepita in modo piu' realistico. Addirittura si riesce a vederla come una attivita'
interdisciplinare alla base della quale numerose competenze si integrano per la
comprensione di fenomeni complessi.
L'ambiente sotterraneo ha una sua dimensione geografica, di cui e' necessario valutare
tutti gli aspetti morfologici, climatici, faunistici e, perche' no, culturali e storici.
Grotte, pozzi e cunicoli offrono notevoli possibilita' di documentazione. Testimoninanze
di antiche culture sono rimaste sepolte in ambienti ipogeici, mentre determinate strutture
sono "nate" sotterranee come le catacombe, carceri, presidi militari, fognature,
necropoli e canalizzazioni. La necessita' di muoversi con padronanza in tali ambienti
rende opportuna la collaborazione tra tecnica speleologica e ricerca archeologica.
E' fondamentale l'esplorazione dei cunicoli per ricostruire i mutamenti delle strutture urbane e rurali, scoprendo la logica che ha portato alla localizzazione di edifici, tracciati di strade, scavi di gallerie, aerazione di passaggi artificiali e utilizzo di cavita' naturali. Come e' importante conoscere, oltre alle vicende degli uomini, la natura geologica, la portanza delle rocce, le vene d'acqua, e quanto altro fa parte del contesto naturale nel quale ci siamo insediati e delle modificazioni apportate dai nostri predecessori. Questa lettura del sottosuolo, visto nel suo complesso di preesistenze naturali e di trasformazioni operate in varie epoche, oltre a costituire un importante elemento di conoscenza storica puo' contribuire alla salvaguardia dell'ambiente fornendo le conoscenze per progettare un rapporto compatibile tra nuove destinazioni d'uso e presenze archeologiche.
Diamo ora uno sguardo alle tipiche aree di intervento della ricerca speleologica soffermandoci su quelle di piu' vasta applicazione.
La scoperta di insediamenti abitativi e di culto legati alla Preistoria trae un notevole contributo dalla ricerca speleologica. Molti lavori condotti da Soprintendenze, Istituti di Antropologia e Paleontologia, hanno avuto inizio grazie a scoperte di speleologi. In genere, i preistorici si insediavano nella prima parte delle cavita' naturali o in grotte di ridotta estensione; per cui sembrerebbe inconsueto che si possano rilevare delle tracce in zone di difficile accesso. Succede che a causa di modificazioni geologiche, crolli, allagamenti, ostruzioni e innalzamento del livello dei mari queste grotte vengano successivamente scoperte da speleologi e talvolta siano pane esclusivo degli speleosubacquei. In questi ambienti si possono rinvenire ossa umane o animali, oggetti fittili, ceramiche, punte di asce o frecce, materiali litici, frammenti ceramici, sepolture, pitture e decorazioni.
Le cave sono presenti in gran numero. Da noi in Italia per una buona parte sono limitrofe alle citta' o addirittura inserite nei contesti urbani. Quelle tipicamente romane, venivano scavate in gallerie sotterranee per ricavarne la pozzolana necessaria per impastare la calce, mentre quelle realizzate nel Medioevo venivano scavate sotto gli edifici anche da coloro che cercavano materiale edilizio da riutilizzare.
Oltre che nelle gallerie minerarie si opera di sovente nei cunicoli. Si tratta di gallerie in genere con sezione modesta e debole pendenza scavati essenzialmente per scopi idraulici. Potevano infatti rispondere a molteplici finalita' ma, in prevalenza, drenavano o adducevano acque. Alcuni erano destinati allo scorrimento di acque potabili ed altri invece venivano usati per lo smaltimento di acque in eccesso di tombe o altre opere.
Gli acquedotti sono caratterizzati da evidenze di tutte le epoche, in particolare etrusche, romane e medioevali e dai rifacimenti ai quali sono stati sottoposti. Queste realizzazioni ci offrono sensazioni di grandezza ed ingegnosita inimmaginabili. Si consideri che gli acquedotti romani, ad esempio, sono stati progettati e costruiti come un complesso sistema di canali lunghi decine di chilometri, coordinati in modo tale da permettere una distribuzione dell'acqua per gravita'. In questo contesto possiamo inserire gli emissari artificiali scavati sottoterra in tempi antichi per "regolare" il livello delle acque di alcuni laghi. Tra questi, costruiti dai Romani nel centro Italia, spiccano quello del lago di Nemi (lungo 1650 mt) la cui costruzione si fa risalire alla fine del VI inizio del V secolo a.C.; quello iniziato intorno all'inizio del IV sec a.C. e oggi ancora in funzione che perfora per 1400 metri il cratere che contiene il Lago Albano; l'emissario del Lago di Martignano eseguito nel 2 a.C.; quelli dei laghi di Giulianello, del Lago Regillo, del Lago di Turno e del Lago di Gabi. Una menzione speciale la merita poi l'emissario Claudiano-Torlonia del Lago, oggi piana del Fucino.
I pozzi rispondono ad una vasta gamma di necessita': rituali, funerarie, di assorbimento, di bonifica, idrauliche, di accesso e ventilazione. Lo scavo e l'esplorazione subacquea possono evidenziare ritrovamenti di materiale ceramico, armi, monete e, seppure raramente, corredi funerari. Sono state fatte in alcune citta' italiane delle esperienze di ricerche in tal senso rilevando modalita' costruttive, stato di conservazione, tipo di reperti rinvenuti e situazione ambientale di pozzi e cisterne. Le cisterne hanno forme e strutture piu' complesse rispetto ai pozzi. Alimentate dagli acquedotti, dalle acque piovane o sorgive, hanno origini molto antiche, in relazione all'esigenza dell'uomo di ogni tempo di approvvigionarsi di acqua in maniera sistematica. Riservano meno scoperte e meno difficolta' di ispezione rispetto ai pozzi.
La speleologia consente di ottenere un ausilio anche nell'esplorazione delle tombe. Le necropoli o le sepolture in genere, costituiscono un campo dove, in maniera piu' evidente che in altri giacimenti, alla speleologia va abbinata una precisa e attenta tecnica di ispezione. L'analisi del contesto geologico-architettonico e l'esasperata lentezza della progressione costituiscono una prerogativa tipica di questi sopralluoghi. In questi ambienti, come nelle grotte che hanno accolto degli insediamenti umani o animali, ogni minimo errore puo' alterare il contesto archeologico e quindi cagionare danni irreparabili al giacimento. Motivo di interesse particolare e' costituito dalle catacombe o altri luoghi ipogeici che per la loro promisquita' di ambienti (sepolture, cunicoli, aree di culto) richiedono un variegato tipo di studi. Per catacombe si intendono abitualmente gli antichi sepolcreti sotterranei cristiani. Questi cimiteri si sono estesi progressivamente fino a raggiungere dimensioni enormi con reti di gallerie che in alcuni casi si estendono per chilometri.
I sotterranei costituiscono spesso veri e propri sistemi di comunicazione, fuga e immagazzinamento che caratterizzano il sottosuolo di antiche e moderne costruzioni. In genere queste strutture hanno subito trasformazioni, crolli e allagamenti per cui lo speleologo e lo speleosub possono meglio disimpegnarsi di altri. Va considerata la possibilita' che la speleologia offre di riscoprire aree dimenticate o sepolte dalle ristrutturazioni urbane; Genova ne e' stata un esempio.
Anche se poco eccitante per ovvi motivi, e' difficile parlare di speleologia metropolitana senza citare le fognature. Una rete di fognatura costituisce per le citta' cio' che il sistema venoso e' per il corpo umano: smaltisce quanto il sistema arterioso, gli acquedotti, adduce. Considerando che Roma, ad esempio, ha circa 5000 km di fognature e' facile intuire gli spunti che posso venire dallo studio di queste testimonianze.
Mario Mazzoli - A.S.S.O.
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