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IL PROBLEMA DELLE CAVITA' SOTTERRANEE A ROMA (Un rischio geologico)
1 - PREMESSA
L'area romana è frequentemente attraversata da gallerie prodotte da attività di coltivazione di pozzolane, orizzonti tufacei e, subordinatamente, di ghiaie e sabbie; inoltre sono diffuse gallerie relative a cunicoli drenanti e catacombe, legati alla bimillenaria storia di Roma. Altrettanto frequentemente si verificano voragini e frane in corrispondenza di dette cavità, le quali determinano nel contempo una condizione di rischio per la cittadinanza e problemi legati alla interruzione di strade e di reti di sottoservizi (fognature, reti idriche, elettriche, telefoniche, ecc.) ed alla stabilità degli edifici sovrastanti.
Le aree interessate dalla presenza di tali cavità sono prevalentemente quella orientale, settentrionale e meridionale dell'area urbana, ove si sviluppano i depositi piroclastici pozzolanacei del Vulcano Laziale, anche se non mancano segnalazioni, sia in destra che in sinistra idrografica, in corrispondenza delle vulcaniti del Vulcano Sabatino; le cave relative a coltivazioni di depositi di ghiaie e sabbie sono invece riferibili alle Unità di Ponte Galeria o del Paleotevere, diffuse per esempio lungo la Via Magliana.
Nel tempo si è persa la memoria della ubicazione e presenza di tali cavità e, soprattutto durante la intensa espansione edilizia degli anni 50-70, si è costruito un tessuto continuo di strutture urbane al di sopra di tali gallerie, non sempre con le opportune tipologie fondazionali; sovente infatti si riscontrano edifici costruiti con fondazioni dirette al di sopra di reti ipogee a piccola profondità ed in condizione di potenziale pericolo. Altre interazioni negative si realizzano fra le gallerie e le reti idriche e fognarie, sovente quest'ultime fatiscenti e con frequenti perdite di liquami.
Roma
- Quartiere CENTOCELLE - Pali di fondazione
E' ben evidente che tale situazione, del tutto particolare per l'area romana, avrebbe richiesto un più accorto uso del territorio e scelte urbanistiche più attente alla realtà geoambientale; invece il risultato odierno è che l'espansione edilizia disordinata del dopoguerra, soprattutto nei settori orientali di Roma, ha realizzato interi quartieri densamente popolati al di sopra di una estesa rete di gallerie.
La presenza di tali cavità, eventualmente evidenziate dalla solita e puntuale voragine, pone tutta una serie di problematiche geoambientali e geoapplicative di studio, di caratterizzazione geotecnica dei terreni, di valutazione del rischio e di impostazione dell'indagine, che sono di solito trascurate e sottovalutate, con la conseguenza che usualmente gli interventi sulle voragini si limitano, oltre ai sondaggi geognostici, alla esecuzione di perforazioni a distruzione di nucleo e al successivo riempimento delle voragini stesse.
Fino ad ora l'unico sistematico tentativo di fare il punto della situazione delle cavità e dei relativi metodi di coltivazione è stata fatta da U. VENTRIGLIA nella "Geologia della Città di Roma", dove si esaminano le modalità di coltivazione delle cave (base conoscitiva necessaria anche come elemento diagnostico) e sono presentate alcune mappe di gallerie, più carente appare nel suddetto testo l'analisi delle problematiche geotecniche e dei metodi di individuazione e valutazione della stabilità delle gallerie stesse (stima del rischio).
Prima e dopo tale importante contributo nella letteratura geologica e geotecnica non sono stati certo numerosi gli studi sia su casi reali che metodologici, sulle varie problematiche inerenti le cavità sotterranee. Tale carenza di indirizzi metodologici (di indagine, di valutazione del rischio, di tipologie di interventi di risanamento, ecc.) pone numerosi problemi ai geologi che debbono affrontare concretamente tali situazioni e dare risposte immediate e realistiche sugli interventi da approntare.
In questa memoria si esprimono brevemente alcune riflessioni e considerazioni su varie problematiche inerenti la presenza di cavità, sulla base della personale esperienza su molti interventi eseguiti ed in corso nelvarea romana ed in particolare nelle Circoscrizioni VI e XV (Via Buie d'Istria, Via Prenestina angolo Via Dignano d'Istria, Via Dulceri, Scuola Santa Beatrice, Via Giannetto Valli, Via di Generosa). Tali riflessioni e considerazioni hanno lo scopo di analizzare criticamente alcune delle problematiche relative alle metodologie di indagine, alla parametrizzazione geomeccanica dei terreni tufaceop ozzolanacei ed alla valutazione del rischio; inoltre si propone una metodologia di indagine che permette di superare alcuni di questi problemi.
di Maurizio Lanzini - (articolo pubblicato in "Geologia dell'Ambiente" n. 3 - lug./set. 1995)
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