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Preprint del convegno: "Le cavità sotterranee nell'area urbana di Roma e della Provincia. Problemi di pericolosità e gestione" (Roma, Sala di Palazzo Valentini, 12 marzo 1999)
PROBLEMATICHE DI STABILITA' IN RETI CAVEALI ADIBILITE A
FUNGAIA E DI RETI CAVEALI DI TIPO CATACOMBALE
L'argomento qui trattato è il risultato di ricerche scientifiche affrontate negli anni in campi operativi (taluni enunciati qui nel titolo), solo apparentemente diversi e dotati, invece, grazie al contributo delle possibili e nuove metodologie di ricerca, di mutui e stretti collegamenti e originali rendimenti pratici. Richiamo, in sintesi ordinata i temi che qui vengono trattati:
Le fungaie trovano un luogo ideale, per la produzione, nelle gallerie antropiche ipogee. Si tratta quasi sempre di cave (latomie) di materiali utili alla costruzione edile (più spesso ratti dagli strati di deposizione del piroclastico volatile dei vulcani: tufi, pozzolane, ecc.), che risalgono, talora, sino al periodo romano. Lo studio di questi complessi, talora estesissimi, ha portato a saperne di più di quanto sino ad ora se ne conosceva, fornito dalla semplice applicazione di un calcolo teorico matematico (utilissimo per la comprensione dei parametri tensionali di base), come riferimento ideale, astratto, delle stratificazioni originarie di deposizione. Da quei lontani tempi le gallerie hanno subito tremende vicissitudini soprattutto dovute ai sismi, secondo una dinamica distruttiva, che è, finalmente, nota, grazie, appunto alla possibilità di ricerca capace di indagare l'intimo stratigrafico.
Le Catacombe, studiate anch'esse con idonei strumenti, rivelano, obiettivamente, prove alla mano, le ragioni e i punti intimi, di estrema debolezza e pericolo per i frequentatori (si immagini cosa potrebbe accadere con gli affollamenti previsti per il Giubileo!).
Le costruzioni che poi, talora sovrastano questi vuoti sotterranei (fungaie, grotte in genere, catacombe), quasi sempre si trovano in grave e gravissimo dissesto, a ragione di eventi distruttivi silenti, antichi e moderni, più spesso misconosciuti o ignorati, a cui conseguono cedimenti differenziali.
Ecco quindi le tre questioni di cui bisogna rapidamente preoccuparsi, pena le pesanti conseguenze che conosciamo. Purtroppo i tecnici (ingegneri, geometri, ecc.) sovente non sono aggiornati sulle più recenti e specialistiche acquisizioni tecnico-scientifiche di indagine che si sono sviluppate sulla base di esperienze concrete si studio.
Si tenga, in fine, presente che queste nuove applicazioni scientifiche hanno dimostrato l'assurdità che deriva dalla "frammistione" con il cemento armato che, preminentemente viene introdotto per il consolidamento di strutture vetiste in mattoni: l'uno elemento di "costrizione rigida" el'altro, invece, dotato di una ben diversa elasticità e flessibilità, che il cemento cancella ("mummificate"). La bravura starà allora bel rispettare e potenziare l'elasticità del corpo. Legate a tutto quanto detto sono le critiche che il relatore fa al "patentino di stabilità degli edifici".
Ing. Ennio E. Cerlesi
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