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Preprint del convegno: "Le cavità sotterranee nell'area urbana di Roma e della Provincia. Problemi di pericolosità e gestione" (Roma, Sala di Palazzo Valentini, 12 marzo 1999)

 

yellowba.gif (996 byte) INDIVIDUAZIONE DI CAVITA' NEL SOTTOSUOLO CON METODI MICROGRAVIMETRICI

Il caso di Via Buie d'Istria - Villa Gordiani (Roma)

La città di Roma, come altri centri urbani edificati in aree vulcaniche, è caratterizzata dalla presenza di numerosissime cavità ipogee di origine antropica e dalle diverse funzioni. L'esistenza di molte di queste cavità spesso non è nota oppure se ne è persa la conoscenza nel corso dei secoli.

Negli ultimi cento anni si sono frequentemente verificate fenomenologie relative a cedimenti e dissesti di edifici, o semplicemente di aree, sotto le quali giaceva una cavità della quale si ignorava la presenza. La frequenza delle interferenze tra opere o attività in superficie e le cavità del sottosuolo è andata aumentando con il progressivo sviluppo dell'urbanizzazione della città di Roma.

Tali fenomeni assumono notevole importanza in vista della realizzazione di opere in sotterraneo della città, in particolare nella escavazione delle gallerie e delle stazioni per la metropolitana, poiché i diversi tipi di cavità, per lo più cave e catacombe, si concentrano principalmente entro i primi 15 metri dal piano campagna. Il problema viene ad essere ancora più evidente se si considerano i fenomeni di degrado che il tempo ed altri fattori hanno indotto sulla stabilità delle cavità del sottosuolo. Le cave dei materiali da costruzioni, tufi e pozzolane, sfruttavano generalmente i livelli teneri compresi tra livelli più resistenti: i pilastri, a volte, mostrano evidenti segni di degrado, soprattutto per ciò che riguarda distacchi a cuneo che inducono fenomeni di assottigliamento con conseguente diminuzione della capacità portante degli stessi.

Da quanto evidenziato sopra si comprende come sia di notevole importanza uno studio per indicare e circoscrivere le zone più a rischio e la relativa localizzazione delle cavità ipogee.

Tra le indagini geofisiche, per l'esplorazione del sottosuolo in aree urbane, la prospezione gravimetrica risulta essere la più vantaggiosa in quanto si misurano unicamente variazioni di un campo di forze naturali, non è necessaria alcuna energizzazione del terreno ed i valori misurati non risentono dei disturbi indotti dalla presenza di tubature metalliche interrate, di correnti vaganti nel sottosuolo, della vicinanza di linee ferroviarie, o di cabine di trasformazione. Le anomalie rilevate sono determinate dalla non omogenea distribuzione delle masse all'interno della Terra ed il metodo microgravimetrico ben si presta per individuare anomalie di gravità generate da strutture e cavità sepolte di modeste dimensioni a piccola profondità che abbiano un sufficiente contrasto di densità con le rocce incassanti.

A tale scopo è stata effettuata una prospezione microgravimetrica nell'area di Villa Gordiani, lungo la via Prenestina, in una zona fortemente antropizzata alla periferia di Roma, per verificare la possibilità di utilizzo di questo metodo geofisico per la localizzazione e la stima delle dimensioni delle cavità ipogee al fine di poter valutare il rischio di crollo.

La dettagliata prospezione microgravimetrica eseguita nell'area di Villa Gordiani ha permesso l'elaborazione di una carta delle anomalie residue da cui risultano evidenti due minimi gravimetrici correlabili a due cavità delle quali, attraverso la realizzazione di un modello tridimensionale del quale è stato calcolato l'effetto gravimetrico, è stato calcolato il volume, le dimensioni e la profondità alle quali sono ubicate.

 

Prof. Geol. Beniamino Toro, Prof. Geol. Michele Di Filippo (Dipartimento di Scienze della Terra - Università degli Studi "La Sapienza" - Roma)

 

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