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SPELEOLOGIA SUBACQUEA AMBIENTALE
NELLA SORGENTE DEL FORAME (Treviso)
Inquinamento e bonifica di una sorgente carsica
Alessio FILECCIA - ARIANNA speleologia esplorativa e di ricerca (Treviso)

PREMESSA
L'articolo descrive la prima fase di interventi per lo studio e la bonifica di una sorgente carsica inquinata da idrocarburi. Il Colle del Montello è noto per l'esteso sviluppo del carsismo sia superficiale che sotterraneo. Numerose sono le doline e le valli cieche, seminascoste dalla fitta vegetazione. Pochi sanno invece che in alcune aree sono situati dei depositi militari di carburante. Si tratta di opere che risalgono agli anni '50 ed ancora in esercizio. Nel Comune di Giavera, poco a nord del Cimitero Britannico, numerose dotine diventate la sede di enormi serbatoi cilindrici in calcestruzzo del diametro esterno di circa 20 m, profondità 10 - 15 mt e mimetizzate da una grande cupola ricoperta di terriccio erboso. Dalla sommità si dipartono a raggiera cavi metallici con funzione di parafulmine cui sono perennemente puntati delle lance antincendio. Attualmente il carburante è costituito da gasolio, benzina verde e, per ragioni di sicurezza, i serbatoi solno doppi. L'intercapedine è direttamente ispezionabile ed il liquido galleggia sopra uno strato di acqua: eventuali perdite, provocano in questo modo una fuoriuscita di questa, permettendo un pronto intervento. I contenitori sono collegati tramite chilometri di gallerie e tubature che, oltre al passaggio delle persone ne permettono lo svuotamento e il riempimento.
Tutto questo è oggi.
Circa venticinque anni fa, nell'estate del 1973, la situazione era un po' diversa. Molti serbatoi contenevano benzina, che non galleggiava sopra lo strato di acqua, anche se vi era sempre una piccola intercapedine tra le due pareti, non direttamente ispezionabile. Probabilmente a seguito di una perdita dal cilindro intemo, i vapori di benzina saturarono l'intercapedine e, durante un temporale estivo due fulmini, come affermò un soldato di guardia, colpirono contemporaneamente la cupola determinando una esplosione che provocò la fuoriuscita di 1.900 tonnellate di carburante. Quando, dopo poco tempo l'incendio fu domato, il bilancio era il seguente:
A poche ore dall'evento e per molti giorni di seguito, dalla vicina sorgente del Forame a 400 m di distanza e 70 m più in basso, fuoriuscì una miscela di schiumogeno e benzina. Col passare delle settimane il forte odore che si poteva sentire lungo il Torrente Giavera andò attenuandosi e il "caso" finì per non interessare più nessuno (o quasi). Come succede ancora oggi per episodi simili, la versione ufficiale fu che l'inquinamento si era assorbito "naturalmente". La sorgente non è infatti utilizzata a scopo potabile e dopo qualche centinaio di metri nel bosco, l'acqua si butta nei canali di irrigazione, sparendo così in modo anonimo nella pianura. Gli unici a segnalare ancora la presenza di forti quantità di benzina nell'intemo del sistema carsico furono gli speleosub che per anni continuarono ad effettuare esplorazioni nelle torbide gallerie del Forame.
Nel 1993, a seguito di un primo incarico, fu effettuato lo studio idrogeologico con lo scopo di valutare anche la situazione di inquinamento. A seguito di questo fu ufficialmente evidenziata la persistenza di idrocarburi che, dopo 20 anni erano ancora in concentrazioni variabili da 10 a 50 mg/lt. Dal 1995 si sovrappose anche la fuoriuscita di gasolio, in quantità elevate, anche se difficilmente quantificabili. Durante i periodi piovosi, l'odore di idrocaburi era avvertibile fino a 500 m a valle dallo sbocco. Lo studio idrogeologico e l'esplorazione della sorgente, compiuta da 4 speleosubacquei, permisero di preparare un primo intervento di bonifica effettuato nel settembre-ottobre del 1997, a cui seguirà un secondo nei prossimi mesi.
Sezione geologica probabile tra il
serbatoio di carburante e la sorgente
PROBLEMI PARTICOLARI
Lo studio e l'intervento effettuati hanno dovuto risolvere una serie di difficoltà principalmente di due tipi:
L'inquinamento era stato segnalato alcuni anni fa, da speleosub che erano giunti a 12 m di profondità, notando il forte odore di benzina anche in immersione. Fin dall'inizio abbiamo ritenuto pertanto opportuno topografare le gallerie. Il rilievo mostra uno sviluppo subacqueo di 120 metri con una profondità massima di 20 metri. Dal punto più distante (n. 11 in fig. 3), ostruito da tin deposito di ghiaia e sabbia, proviene il flusso idrico principale con gli idrocarburi.
Profilo della sorgente e sezioni
TOPOGRAFIA E GEOMORFOLOGIA
Il colle del Montello costituisce una piatta dorsale che si alza dalla pianura a ca 15 km a NNW di Treviso. La sua forma ellittica in pianta, ha dimensioni di 13 x 6 km, la quota maggiore è di 371 m slm. Lungo il versante nord scorre il fiume Piave che poi piega bruscamente a SE in corrispondenza di Falzè, isolando il Montello dalle colline di Susegana. Dal punto di vista morfologico il corpo centrale della dorsale, presenta una zona sub-pianeggiante con quota media intomo a 170 m interessata da un esteso fenomeno carsico. Il margine occidentale è distinto da una serie di terrazzi fluvio glaciali che mostrano una intensità di carsificazione differente. Il fianco meridionale è interessato da solchi vallivi fortemente incisi, con pareti subverticali fino a IO m e che si sviluppano in senso NW-SE. Sempre lungo il lato meridionale, esiste una ampia fascia di depositi fluviali e fluvioglaciali (Riss) di colore arancio.
GEOLOGIA
Il Montello è situato lungo la propaggine meridionale delle prealpi venete. Esso è costituito da un substrato litoide in conglomerato poligenico a cemento calcareo, con intercalazioni argillose ed arenacee di età messiniana. Il conglomerato si presenta in banchi di spessore da 0,5 a 6 m, con ciottoli di 5 -1 0 cm di diametro. I passaggi con le altre fonnazioni al letto ed al tetto sono netti con frequenti strutture incrociate, tipiche dei depositi continentali. Tutta la struttura è piegata in ampia anticlinale, il cui asse tettonico coincide con quello orografico del colle. La giacitura degli strati è ondulata, con piano assiale verticale diretto E-W, tipo anticlinorio (Cucchi, Martinis). Secondo indagini effettuate per la ricerca petrolifera, il fianco sud dell'anticlinale assume i caratteri di piega faglia inclinata verso NW. La copertura superficiale è costituita da un terreno rossastro di alterazione ricco in ossidi di ferro ed alluminio, il cui spessore è variabile da pochi centimetri sulle culminazioni a qualche metro delle depressioni.
SPELEOLOGIA
L'importanza del Montello risiede anche nel gran numero di cavità che si aprono nel conglomerato e di cui ca 80 sono censite nel Catasto Cavità Naturali del Veneto. La particolarità di queste grotte è lo sviluppo prevalente orizzontale ed a piani sovrapposti. Un lavoro inedito (Boccalon, Forti 1986) indica come vi sia una buona rispondenza tra struttura geologica e sviluppo del carsismo. In pratica l'andamento delle principali fratture ha condizionato lo sviluppo delle gallerie, la cui morfologia è poi dipesa dal tipo di roccia inglobante. La maggior parte delle cavità è concentrata nella parte orientale e centrale e di queste le più estese sono nel quadrante sud orientale. Le sorgenti sono scarse e temporanee, localizzate lungo il bordo a nord, nord est e sud est. Sicuramente la più importante sia per portata che per sviluppo intemo è quella del Forame, poco a nord di Giavera.
IDROGEOLOGIA
L'idrogeologia nei terreni carsici, costituisce un argomento di difficile studio, data l'eterogeneità del mezzo in cui si sposta l'acqua sotterranea. La stratificazione e la rete di fratture determinano le direzioni preferenziali di scorrimento d'acqua. t quindi importante evidenziare in carta la struttura tettonica e l'andamento delle principali cavità, dei corsi d'acqua e delle sorgenti. Rifacendosi a studi precedenti, ancora in fase di completamento, si può presupporre l'esistenza di un unico spartiacque sotterraneo di tipo idraulico, la cui posizione in senso verticale ed orizzontale è legata ai regimi pluviometrici. Lo scorrimento dell'acqua può subire una inversione di senso nei periodi di forte siccità, influenzando il regime delle sorgenti ai bordi del colle. All'intemo del Montello esistono vari sottobacini di ampiezza variabile e contomo irregolare e che concorrono ad alimentare le diverse sorgenti ed una minima parte del deflusso è anche di tipo geologico al di sotto delle alluvioni pedecollinari. Le portate medie delle diverse sorgenti sono ridotte a pochi lt/sec e di tipo temporaneo. Fa eccezione il Forame con brevi picchi di 4-4,5 mc/sec e scorrimento quasi perenne (dr Drezzadore, tesi di laurea).
REGIME DELLA SORGENTE
Fino alla fine degli anni '50 il Forame era captato a scopo potabile per il comune di Giavera. La bocca di presa è ancora presente e situata a 0,5 m sotto il livello normale di magra. Come tutte le sorgenti carsiche la portata è molto variabile da 0 a 4,5 mc/sec. I valori massimi più frequenti sono comunque intorno ad I mc/sec e quelli medi di 0,05-0,08 mc/sec. Le variazioni sono rapide e seguono le precipitazioni con una sequenza di questo tipo:
Da studi precedenti risulta che il regime è collegato esclusivamente alle precipitazioni esteme e non a quello del fiume Piave. La natura carsica del luogo è quindi causa delle rapide oscillazioni, della elevata velocità e scarsa depurazione delle acque circolanti. Sulla base degli idrogrammi di piena relativi ad alcuni eventi, abbiamo calcolato un'ampiezza del bacino idrogeologico di ca 7 kmq.
CHIMISMO DELLE ACQUE
I numerosi prelievi di acqua e sedimenti anche all'intemo delle gallerie hanno mostrato le seguenti concentrazioni di inquinanti:
IL BACINO IDROGEOLOGICO
La definizione dell'area di alimentazione è stata effettuata anche con l'utilizzo di traccianti chimici (fluoresceina e leucophor) disciolti in corsi d'acqua all'interno della cavità. La scelta dei punti di immissione è stata fatta esaminando la disposizione delle grott e il drenaggio sotterraneo prevalente e la geologia. t possibile infatti riconoscere uno spartiacque generale allineato NE-SW lungo la parte più alta della dorsale del Montello.
Esaminando le foto aeree e le carte topografiche a scala l:5.000 si sono riconosciuti i sottobacini e gli allineamenti di doline. In questo modo e sulle indicazioni ricavate dai dati idrologici, abbiamo definito il bacino idrogeologico riportato in fig 4, con una ampiezza di 6 kmq. Le prove di tracciamento sono state effettuate dalle grotte di Castel Sotterra e del Bò di Pavei, mettendo i captori nelle sorgenti del Forame, dell'Abbazia e nella grotta del Bus delle Fratte. Le velocità ricavate per il deflusso idrico sottettaneo sono dell'ordine di 12 m/ora.
Prove di tracciamento con fluorescina
DESCRIZIONE DELLA CAVITA
Il nostro gruppo effettua da vari anni immersioni nella sorgente. La scarsa visibilità dell'acqua in molti periodi ha però limitato le esplorazioni al tratto ascendente iniziale. L'esistenza di passaggi angusti già a 20 m dall'ingresso insieme all'inquinamento da benzina che si nota anche dal sapore dell'aria respirata in immersione, hanno limitato molto le esplorazioni tanto che fino a poco tempo fa la sorgente si poteva considerare praticamente sconosciuta. A seguito dell'incarico ricevuto, abbiamo effettuato una serie di immersioni sia a fine esplorativo che topografico. Il rilievo dell'ingresso e dei primi 20 m risale al 1975 (Catasto Regionale delle Cavità del Veneto, n. 0075 V TV, area MT03, Coord. O' 17'30" W; 45'48'22" N,).
La cavità si apre in comune di Giavera (TV) a quota I 00 m slm ed è riportata sulla tavoletta IGM Volpago del Montello (38,III,NE) con il nome di Sorgente del Forame, 500 m a NW del Cimitero Britannico. Essa è situata alla testa di una stretta valle allungata in senso NW-SE, sul cui fondo scorre il Torrente Giavera alimentato dalle acque della sorgente ed in minima parte da quelle provenienti da una valletta laterale in destra, orientata est ovest. La cartografia di riferimento è la Carta Tecnica Regionale, elemento n.084142 Sacello, alla scala l:5000 le riprese sono del 1983. A circa 100 m più a nord è situato il Secondo Deposito Carburanti con il serbatoio esploso nel 1973 (fig.1). Il Forame è raggiungibile dopo 20 minuti di percorso a piedi da Villa Morassi. Poco prima di raggiungere la scaturigine, si incontrano in sinistra orografica i serbatoi di accumulo del vecchio Acquedotto. L'ingresso misura 0,7x4 m ed è in parte chiuso da una griglia in ferro che protegge il vecchio tubo di presa; si apre alla base di un pendio che con inclinazione iniziale di 45'-500 sale verso quota 150 m. Il primo tratto della galleria sommersa, fino a 12 m di profondità è inclinato di 45', largo 7-8 m ed alto 4-5 m; dal punto 2 del rilievo, in avanti, assume un andamento suborizzontale con passaggi stretti (altezza 0,6-0,8 m) di interstrato. Tra i punti 3-4 un deposito di ghiaia media mista a limo sul fondo e fango argilioso sulle pareti, provoca sempre intorbidamento dell'acqua portando a proseguire verso un cunicolo di 0,5 m di altezza che continua per qualche metro a visibilità molto ridotta. La prosecuzione è invece poco più in alto. La galleria, a parte due passaggi stretti ma brevi, assume infatti, dimensioni più ampie (altezza 1-3 m, larghezza 4-7 m).
Il fondo è costituito da sabbie e limo e talvolta da ghiaia media (punti 5-6), la visibilità si mantiene buona per i primi minuti ed a patto di non utilizzare le pinne. Tra i punti 6 e 7 a ca 60 metri dall'ingresso e - 12 m di profondità, si apre una fessura sulla volta, larga alla base 2 m ed orientata N 150 E. Il camino è stato risalito per ca 8 m, giungendo a -2 m di profondità dove risulta impraticabile e con visibilità nulla. In base al sedimento ritrovato sulle pareti, riteniamo che questo sia un punto di accumulo di benzìna fuoriuscita dopo l'incidente del 1973, dal sovrastante serbatoio militare. Dal punto 7 in avanti la galleria mantiene caratteristiche simili in ampiezza, degradando fino a -20 m di profondità dove si chìude in un deposito di sabbia e ghiaia a 120 m di distanza dall'ingresso.
A tutt'oggi non abbiamo trovato percorsi in risalita o rami laterali.
INTERVENTO DI BONIFICA
Questo prìmo intervento aveva lo scopo di conoscere con più precisione la quantità dì idrocarburi presenti. Normalmente infatti, l'acqua in uscita è limpida ad eccezione dei periodi di piena, in cui oltre al forte odore è presente anche una fase surnatante. Sull'alveo del torrente ed all'intemo, si sono depositate alghe in decomposizione di colore bruno verdastro (foto n. 3). Data la struttura a sifone e l'assenza di campane d'aria raggiungibili in immersione, è stato ipotizzato che la maggior parte degli idrocarburi rimanesse bloccata oltre il tratto sifonante ostruito da ghiaia e sabbia (punto I I del rilievo in fig. 3) per il minore peso specifico. La bonifica prevedeva dapprima uno svuotamento quasi completo delle gallerie ed il prelievo del liquido in galleggiamento. Per fare questo e considerando il regime passato era necessario attendere un periodo di secca, verificantesi di solito in invemo o tarda estate. Nel settembre del 1997, con la portata naturale scesa a 2-4 It/sec furono inìziati i lavori, trasportando una pompa sommersa da I 0 It/sec e 70 kg di peso, ad I I m di profondità. Per ottenere questo è stato preparato un contenitore stagno da usare come equilibratore. La pompa sarebbe stata poi riposizionata oltre, a livelli più bassi. All'estemo fu posta una pompa centrifuga, tale da provocare un primo abbassamento di 7 m. Tutto il liquido prelevato era incanalato in una condotta di 1600 m attraverso il bosco, fino ad un depuratore presso la base militare.
Allestimento della pompa sommersa
Il pompaggio, ad una portata media di 8 lt/sec, proseguì come previsto con le seguenti conseguenze:
Si decise pertanto di utilizzare subito una terza pompa antidefiagrante per asportare la fase in galleggiamento. In questo modo furono prelevati alla fine dei lavori 7.760 mc di liquido, mentre la frazione oleosa è stata stimata a poco meno di 7 tonnellate.
Purtroppo e per motivi esclusivamente economici, (i nostri committenti avevano finito i soldi!) i lavori di cantiere sono stati interrotti dopo circa un mese, senza avere recuperato tutto il sumatante che continuamente si forrnava.
I dati ottenuti in questo intervento hanno mostrato una situazione di degrado superiore a quella prevista; è stata pertanto riconosciuta la necessità di una seconda e si spera definitiva fase dei lavori, per l'asporto completo delle sostanze inquinanti. Questa prevede l'utilizzo di miscele surossigenate di acqua e batteri, da iniettare in corrispondenza al serbatoio lesionatosi nel 1973.
RINGRAZIAMENTI
Questo lavoro ancora in fase di completamento, è stato possibile grazie alla collaborazione dei seguenti speleosub: G. Maran (Arianna speleologia esplorativa e di ricerca), G. Contessa, T. Piovesan (G.G.T.) e della ditta Varisco Well Point, Padova. Le analisi delle acque per le prove di tracciamento sono state fatte dal prof. B. Vigna (Dipartimento Georisorse, Pol. Torino).
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Nella galleria parzialmente svuotata, il livello è sceso di 11 metri. A causa della saturazione in vapori di idrocarburi, G. Contessa utilizza un autoprotettore per effettuare dei controlli. Lo strato galleggiante sulla superficie dell'acqua è gasolio. Dietro l'operatore è visibile uno dei 3 tubi delle pompe stesi nella galleria. Ottobre 1997. |
SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA
(Società Speleologica Italiana)
via G.da Coderta 15, 31100 Treviso (tel. 0422/411520)
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