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E' la piu' importante degli Alburni, posta sulla destra orografica del fiume Calore. Si hanno notizie certe di esplorazioni del 1972 ad opera di speleo-sub del CAI di Napoli che gia' la esplorano sino a 120 dall'ingresso toccando la profondita' massima di - 27 m.
Ma questa spedizione fu funestata da un terribile incidente in cui persero la vita tutti e tre i componenti della spedizione. Da allora vennero fatte soltanto alcune ripetizioni ad opera degli speleo-sub di Roma che ne ripercorsero i primi 60 m.
Con la nostra prima visita, mentre effettuavamo delle riprese ci rendemmo conto di esserci spinti oltre il limite, mai ripercorso, degli sfortunati speleo-sub di Napoli e la prosecuzione ci sembro' a portata di mano.
Con delle esplorazioni successive (Speleologia n. 26 del marzo 1992) scendemmo sino a - 70, un poco oltre il limite ragionevole per l'ARA. La condotta diventava sempre piu' grande e a - 60 c'era un ambiente di crollo ed un bordo oltre il quale uno scivolo in forte pendenza conduceva rapidamente in profondita'. Questa era la galleria piu' grande che avevamo mai scoperto: sicuramente non poteva finire cosi'!
Siamo tornati con una miscela trimix (ossigeno - elio -
azoto) per forzare il limite dei -70 e in quell'occasione scesi sino a - 91 dove un brusco
restringimento della sezione causava un sensibile aumento della corrente.
Grazie ad un corso della Scuola di Speleologia Subacquea della SSI con cui ci eravamo
specializzati nelluso di miscele ternarie e con i suggerimenti di Olivier Isler
abbiamo programmato un ultimo tentativo sino a - 100 con la speranza che la condotta
riprendesse a salire.
La miscela era composta dal 12,6 % di ossigeno, 29,4 % di
azoto e 58% di elio, nel sifone vennero disposti 5 relais da 10 lt. con NITROX 40 e NITROX
35 e due bombole di ossigeno puro una da 14 lt ed una da lt 7 per sicura. Per la
progressione con il TRIMIX sono stati utilizzati due 18 lt accoppiati caricati a 220 bar.
Esternamente alla sorgente erano stati disposti dei gruppi di sicurezza. Tutti i calcoli
dei parametri dellimmersione sono stati eseguiti con un software di nostra
produzione che oltre a calcolare le miscele determina tutti i dati per i travasi dei gas,
il consumo alle varie tappe, il consumo totale di ciascun gas, dove lasciare i relais,
ecc.
Il 10/1/93, Massimo Bollati, in meno di venti minuti, scende sino al vecchio termine dei - 91; con difficolta' riesce a collegare il nuovo filo al vecchio e poi ancora giu' velocemente tra i massi di frana in un tratto quasi verticale. La visibilita' nella zona fonda e' buona e poco piu' avanti la frana finisce ed inizia una bella galleria a sezione ellittica; nel pavimento ce' solo qualche cumulo di sabbia e la prosecuzione e' li' piu' che evidente.
I 110 m. di profondita' raggiunta ad oltre 300 m. dallingresso sono il massimo consentitogli dal suo ruolino di marcia. Solo il tempo per una rapida occhiata e inizia l'interminabile ritorno verso la superficie, raggiunta solo dopo cinque lunghe ore di decompressione.
Nel corso delle esplorazioni e' stato individuato anche un ramo a favore di corrente lungo una trentina di metri e tuttora in esplorazione; per ulteriori dettagli vedi Speleologia n. 26 e n. 28.
Al termine dell immersione il consumo totale delle varie miscele era questo: TRIMIX: lt. 4740; NITROX: 6829 lt; ossigeno: 2100 lt.; perfettamente centrati dalle previsioni fatte a tavolino.
Massimo Bollati (Delegato regionale Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea)
SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA
(Società Speleologica Italiana)
via G.da Coderta 15, 31100 Treviso (tel. 0422/411520)
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