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Si puo' affermare con una certa sicurezza che la storia delle esplorazioni speleosubacquee italiane ha avuto inizio nel Friuli Venezia Giulia e piu' precisamente nelle grotte del carso triestino. Esse seguirono gli sforzi compiuti nelle esplorazioni delle maggiori verticali dell'area nel tentativo di comprendere il reticolo idrologico sotterraneo e poterne sfruttare il potenziale idrico a scopo principalmente potabile.
Il primo importante tentativo di esplorazione speleosubacquea fu compiuto da Maucci e Bartoli della Sezione Geospeleologica della S.A.S. nel 1952 nelle acque del fiume Timavo intercettate a 329 metri di profondita' all'interno della grotta di Trebiciano.
Con questa notevole performance si apre ufficialmente l'epoca
delle esplorazioni speleosubacquee effettuate dagli speleologi.
In questa operazione denominata Corsaro furono utilizzate fredde e scomode mute
in foglia di gomma, 700 kg. di materiale e parteciparono 26 uomini. Si utilizzo'
dispositivi A.R.O. a ossigeno puro, fragile e ad alto rischio tossico, e non mancarono
momenti drammatici.
Venne superato il sifone a monte e raggiunto il lago Boegan. Fu per
l'epoca e per la tipologia dell'immersione un grandissimo risultato esplorativo. Gli
addestramenti si svolsero nelle risorgive del Timavo dove nel 1956 G.Cobol, G.Tomei e
G.Coloni della C.G.E.B. avanzarono fino a 145 m. (primo ramo).
Dopo queste prime storiche, le esplorazioni piu'
interessanti riprendono nella seconda meta' degli anni '60.
Notevole è la mole di lavoro eseguita da qui in poi ad opera principalmente dei gruppi
triestini (CRST, AXXXO, SAS, SAG) e del CSIF di Udine, nonche' di gruppi
extraregionali (CISG di Treviso). Ricordiamo pertanto solo le tappe principali
che hanno segnato l'evoluzione della speleologia subacquea regionale e che hanno fornito
la base e l'impulso per le esplorazioni piu` recenti.
L'immersione effettuata dalla AXXXO nel lago Azzurro della Fessura del Vento (4139 VG) nel 1966 e nel sifone "0" della grotta La Foos (Campone - PN, 229 FR) ad opera di A.Kozel. Sono sifoni non profondi e si eseguono i primi rilievi subacquei. Immersioni piu' impegnative si svolgono negli anni seguenti.
Si raggiunge nel 1970 la profondità di -20 m. nel pericoloso sifone della risorgiva dell'Acqua Negra (683 FR) per merito di G. Priolo della SAG.
Sono anni proficui per la speleologia subacquea e le esplorazioni si effettuano ad ampio raggio in molte importanti cavita' con sifoni. Ma alla fine degli anni '60 si avviano anche le esplorazioni profonde nelle risorgenze della regione.
Nel 1967 nella sorgente del Gorgazzo, Cobol raggiunse i - 64 m., mentre l'anno seguente C.Hayes, S.Piccini e W.May raggiunsero la profondita' di - 80 m. (C.I.S.G.).
Nel 1974 R.Carbonere e A.Fileccia supportati dal C.I.S.G. di
Treviso concludono un lungo ciclo di immersioni esplorative nella sorgente del Gorgazzo
realizzando non solo l'allora record italiano di profondita' in grotta raggiungendo i - 90
m. ma anche il primo e piu' completo studio della sorgente.
L'immersione era stata effettuata in aria e non era ancora avviato in Italia l'uso delle
miscele nelle esplorazioni profonde in grotta.
E' del 1981 il primo importante tentativo di svuotamento di un sifone mediante sistemi ad aspirazione. Fu compiuto nella grotta Buse da l'Ors ad opera del CSIF. Si svuoto' completamente il sifone profondo 9 m. e lungo circa 50 m. permettendo il momentaneo passaggio all'asciutto degli esploratori fino al sifone successivo.
Gli anni '80 segnarono una ulteriore tappa tecnica. Nel 1986 R.Tomè e S.Savio si immersero nel sifone terminale dell'abisso M. Gortani a - 920 m. rappresentando di per se' un record ed iniziando una proficua sequenza di esplorazioni di sifoni situati a grande profondita' negli abissi del M.Canin.
Una piccola tappa storica fu segnata nel 1988 dall'U.S.P. di Pordenone e dal G.S. Sacile con il superamento del gia' noto sifone terminale della Grotta Vecchia Diga da parte di D.Cirillo e I.Frattino.
Anche i gruppi grotte della provincia di Pordenone si affiancano quindi con questa esperienza alla nutrita attivita' delle altre provincie regionali.
L'utilizzo di miscele artificiali per le esplorazioni profonde ha avuto inizio nella nostra regione con L.Russo e M.Martini che raggiunsero nella sorgente del Gorgazzo i - 108 m. Fu un record in quanto era la prima volta anche che si usavano miscele artificiali per l'immersione profonda in grotta.
Tra le tappe fondamentali dello studio delle cavita' sommerse in
regione ricordiamo il Progetto Timavo realizzato tra il 1989 e il 1993 e
conclusosi con l'esplorazione e il rilievo dettagliato di oltre 2000 m. di gallerie nelle
sorgenti del fiume Timavo, con profondita' massime di - 82 m., realizzato da
A.Fabbricatore, G.Crevatin, S.Satta, L. Postogna in collaborazione con i teams della
Cecoslovacchia (guidato da M.Piskula), Francia (guidato da C.Touloumdjan), Germania
(W.Morloch e A.Mahler) e con il supporto di S.A.S., C.G.E.B.- S.A.G.
In questa occasione sono state eseguite numerose osservazioni scientifiche da parte
dell'Università degli Studi di Trieste e Istituti privati.
Tutti i dati sono stati pubblicati su "U.I.S. Cave Diving Magazine" nn. 3-4-5.
Per il futuro si prospettano notevoli conquiste nell'autonomia esplorativa italiana, sulla base degli scambi di esperienze e consigli tecnici con il resto d'Europa, per cercare di colmare almeno in parte l'enorme divario che ci separa dalle esperienze soprattutto francesi e svizzere per non parlare di quelle americane.
Daniele Cirillo (Delegato regionale Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea)
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SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA
(Società Speleologica Italiana)
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