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Si riporta, per sommi capi, la descrizione dei lavori condotti sulla Grotta di Pastena, di particolare interesse per la complessita' delle operazioni che hanno comportato anche la successiva rettifica dei sifoni.
Nei pressi dell'abitato di Pastena si aprono le omonime Grotte che fungono da scarico naturale ad un ampio bacino imbrifero. Le acque compiono un percorso sotterraneo di circa 2200 m. e rivedono la luce da un lago-sifone per scaricarsi infine nel vicino fiume Sacco. Il ramo fossile della grotta venne sommariamente attrezzato per le visite turistiche gia' negli anni trenta.
Erronee sistemazioni idrauliche del bacino imbrifero effettuate alla fine degli anni '50 avevano provocato un forte incremento delle piene all'imboccatura delle grotte con allagamenti del ramo turistico e compromissione degli impianti relativi. Lo smaltimento sempre piu' lento delle acque di piena che si innalzavano fino a 30 m. sommergendo il maestoso portale di ingresso, facevano pensare alla presenza di strettoie lungo il ramo attivo, che si sarebbero potute occludere definitivamente con gravi conseguenze per la grotta e soprattutto per la vasta piana antistante.
Studente in geologia e gia' esperto autodidatta di esplorazione di grotte sottomarine, venni a conoscenza del problema e dei vani tentativi condotti per forzare i sifoni del ramo attivo. Il problema era affascinante poiche' presentava anche risvolti pratici di notevole interesse.
Condussi una prima ricognizione del sifone iniziale, situato a circa 200 m. dall'inghiottitoio, e del sifone della risorgenza, trovandoli semiostruiti e di sezione decisamente ristretta. Giudicai possibile la loro esplorazione, ma avevo necessita' di validi collaboratori: provvidi quindi ad istruire alcuni speleologi del Gruppo URRI di Roma alle pratiche subacquee, a sperimentare idonee metodologie esplorative e attrezzature appositamente costruite per quel particolare tipo d'intervento, fino a costituire una efficiente squadra di speleosub (Nome da me coniato nel 1963 per indicare la precipua specialita' di chi si dedica a questa pratica esplorativa).
Numerose e fortunate spedizioni, condotte tra il 1964 e il 1967, mi consentirono di esplorare l'intero corso del ramo attivo che risulto' sbarrato da ben 7 sifoni successivi. Le difficolta' incontrate furono innumerevoli, quali la presenza nei sifoni di ingentissimi depositi di fango, ramaglie, rifiuti urbani putrescenti che inquinavano l'acqua. Vi era inoltre sul ripido fondo dei sifoni materiale ghiaioso in equilibrio precario che, franando, avrebbe potuto occludere i condotti. Venne inoltre riscontrata una notevole concentrazione di CO2 nel tratto aereo compreso tra due sifoni, che non consentiva l'accensione di fiamme e che provocava malessere agli operatori. Le sezioni dei condotti risultarono talora ridottissime, tali da consentire a malapena il passaggio degli speleosub. La visibilita' massima per il primo attraversamento si aggirava intorno al metro, per poi ridursi in breve a zero.
Un paziente lavoro di contatti con le Autorita' si concluse con l'incarico, da parte della Cassa del Mezzogiorno, di redigere un progetto esecutivo per la sistemazione idraulica e turistica della grotta, che comporto' anche un preciso rilevamento dei sifoni. A seguito degli interventi effettuati sei sifoni furono rettificati ed al settimo fu creato un by-pass: le piene arrecano oggi danni contenuti per il deciso miglioramento del deflusso delle acque, mentre è stato eliminato del tutto il pericolo di ostruzione definitiva del ramo attivo.
Gli impianti turistici, realizzati contestualmente lungo un primo tratto del ramo attivo e nella diramazione fossile, hanno portato il flusso dei visitatori da poche centinaia ad oltre 70.000 presenze annue, con prospettive di un'ulteriore crescita che, a sua volta, giustificherebbe un ampliamento del percorso attrezzato. Il ramo attivo risulta oggi percorribile senza autorespiratori e potra' anche essere sistemato per le visite turistiche in un prossimo futuro.
Lamberto Ferri Ricchi
SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA
(Società Speleologica Italiana)
via G.da Coderta 15, 31100 Treviso (tel. 0422/411520)
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