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Esplorazioni speleosubacquee alla grotta del

Bue Marino di Dorgali: Il ramo Sud

RILIEVO

Il primo tentativo al sifone terminale del Ramo Sud, risale al 1965, quando il G.S.P. percorre i primi 80 m. a - 12. Nel 1977 Hasenmayer supera i sifone terminale, che risulta di 630 m., con una profondita' di 32 m. Oltre, inizia una ampia galleria con numerosi sifoni: questi vengono superati in apnea. La galleria sembra finire a ridosso della Codula di Luna.

Nel 1981e 1982 e' la volta dei francesi Penez, Chouquet, Le Guen: ripercorrono le gallerie gia' esplorate da Hasenmayer scoprendo ulteriori prosecuzioni, sia aeree che sommerse, portando lo sviluppo di questa parte della grotta a 2500 m. Nei primi anni '90 il Gruppo Ricerche Ambientali Dorgali ed il Gruppo Speleologico Sassarese rifanno interamente il rilievo del Ramo Sud sino al sifone, riscontrando un errore di orientamento nel rilievo originale di Franceso Pisano e scoprendo quindi che il tracciato risulta spostato molto piu' ad est. Questo fa supporre che i rami esplorati da Hasenmayer e dai francesi superino la Codula, portandosi vicino al sistema sotterraneo della Codula di Luna, la cui parte nota consiste nelle grotte di Su Palu, di Su Spiria e della Risorgenza di Cala Luna.

A questo punto si rende necessario realizzare un esatto rilievo topografico delle parti post sifone e si effettua percio' una serie di spedizioni per il superamento del sifone terminale da parte dei nostri speleosub. Il primo attacco risale al 14 settembre 1991, quando Leo Fancello e Fabio Sagheddu del GRA e Roberto Loru del GSS compiono una immersione preliminare sagolando i primi 150 m. e scoprendo l'esistenza di un lungo tratto aereo che consente di nuotare in superficie e risparmiare sui consumi di aria. Purtroppo non si riesce ad organizzare un'altra spedizione in tempi brevi e le paurose piene invernali stracciano via la sagola, sbattendola sul soffitto al di qua' del sifone.

Passano così due anni, e si riprende nell'estate del 1993 con quattro spedizioni consecutive promosse dalla Federazione Speleologica Sarda. All'ultima (quella decisiva) partecipano 37 speleologi italiani e cecoslovacchi.

Con bombole e sacchi, la lunga comitiva percorre i 3000 m. del ramo Sud, avanzando sia a nuoto che in canotto. Raggiunto il sifone si conclude la fatica dei portatori ed ha inizio la grande attesa. I preparativi sono turbati da due lievi incidenti: un fugace incendio causato da una macchinosa lampada ad acetilene e lo scoppio di una frusta del manometro che fa sussultare i presenti.
Alle 14 si immergono i tre sub Lubomir Benysek, Milan Slezak di Olomuc e David Netusil di Brno. Loro compito e' quello di sagolare la parte terminale del sifone e proseguire nelle successive parti asciutte topografando. Fancello e Loru si immergono invece dopo un paio di ore con il compito di topografare completamente il sifone. Riemergono dopo 620 m. e tornano indietro dopo un'ora e mezza.

Il sifone principale e' composto da due distinti tratti sommersi, separati da un lago. La prima parte (S1) e' lunga circa 60 m. ed ha il fondo ricoperto di sabbia; la sezione trasversale media, ha dimensioni 4 x 3 m., con una profondita' massima di 8 m. Appena imboccato il sifone, sulla destra , e' presente un fangosissimo by pass, in parte subaereo, che comunica con il lago anzidetto, in corrispondenza della fine della prima parte di sifone.

Il lago e' lungo circa 90 m. ed al suo termine si diparte il secondo sifone (S2). Questo e' costituito da una galleria di interstrato sul cui fondo, a - 30 m., sono visibili diffuse infiltrazioni di acqua marina. La visibilita' e' pessima a causa del limo finissimo che ricopre tutto. La sezione media è di 8 x 3 m. Dopo altre lunghe ore di attesa riemergono, verso le ore 20, a 6 ore dalla partenza, i tre cecoslovacchi che vengono subito assediati dai presenti per il resoconto della esplorazione.

I dialoghi sono un po' difficoltosi con un inglese telegrafico. Hanno percorso la grande galleria principale asciutta per 520 m., sino ad un piccolo sifone lungo 16 m. e profondo 1,5 m. (S3). Dopo 620 m. di un'altra galleria asciutta hanno superato un quarto sifone di 10 m. (S4). Ancora 110 m. di galleria asciutta ed infine si sono bloccati per mancanza di tempo su passaggi stretti che forse proseguono. Il fondo delle gallerie sommerse e subaeree è costituito da sabbia, argilla e rocce calcaree. Non sono presenti tracce di colate basaltiche. Sono stati visti anche due topi (vivi), cosa che fa sperare sull'esistenza di un'altra via di accesso.

Leo Fancello (Delegato regionale Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea)

 

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SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA

(Società Speleologica Italiana)

via G.da Coderta 15, 31100 Treviso (tel. 0422/411520)

 

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