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La risorgenza di Rio Torretta

RILIEVO

La risorgenza di Rio Torretta e' conosciuta nella Val d'Astico da tempo immemore. Si apre e si sviluppa nei calcari dolomitici sulla sinistra orografica della valle, alla base della propaggine sud dell' altopiano di Luserna, a 450 metri sul livello del mare. Si presenta all' esterno con un comodo e spettacolare ingresso, aperto in una ripida parete rocciosa alla cui base ha inizio il greto del torrente che dopo aver formato alcune spettacolari cascate confluisce nell'Astico.

In regime idrico normale dall' ingresso e' possibile inoltrarsi all' interno per circa trenta metri, fino a giungere dinanzi al laghetto ove inizia la parte sommersa. Le acque dalla risorgenza sgorgano da alcune sorgenti intransitabili poste una decina di metri al di sotto dell' ingresso, che solo in rari casi di piene particolarmente violente e consistenti funziona da emittente. L' origine del fiume sotterraneo e' sconosciuta, cosi' come non si conosce il bacino di assorbimento della risorgenza e neppure le sue portate. Da quanto abbiamo appreso non esistono studi idrogeologici ne' del sistema ne' della zona. Nel sovrastante altopiano di Luserna - Vezzena non si conoscono grotte di rilievo; i notevoli depositi morenici misti a detrito presenti hanno probabilmente ostruito molti ingressi.

Durante l'anno il laghetto, ove termina la grotta aerea, ha variazioni di livello considerevoli, che raggiungono escursioni anche di sette, otto metri. Queste consistenti variazioni hanno importanti ripercussioni sulla situazione idrica dei sifoni: da una differenza di tre metri dipende se lunghi tratti di grotta si trovano sommersi oppure liberi dalle acque.

La grotta si e' sviluppata in regime freatico, solo nella parte che normalmente non e' allagata sono presenti alcune morfoligie di erosione vadosa. Le nostre esplorazioni alla grotta di Rio Torretta sono iniziate il 27 febbraio 1993, prima di allora la parte sommersa conosciuta era limitata ad una relativamente comoda galleria orientata orientata a nord, che dopo circa 70 metri, a 12 metri di profondita', presenta un basso passaggio da cui si accede ad un ambiente notevolmente ampio con considerevoli depositi di fango.

Qui le esplorazioni non sono mai proseguite poiche' al minimo movimento il limo finissimo si solleva annullando completamente la visibilita'. Era stato sporadicamente visitato anche un ramo della grotta orientato ad est, a cui era possibile accedere solo nei periodi di eccezionale siccita', quando il livello delle acque si abbassava notevolmente liberando cosi' parecchi metri di galleria. Al termine di questo ramo, un secondo sifone era stato oggetto di una breve immersione di sopralluogo approfittando di uno di questi periodi di magra eccezionale. Le notizie riportate da questa occasionale visita facevano nutrire un cauto ottimismo sulle prospettive esplorative in quella grotta.

Poiche' sono estremamente rari i momenti di magra cosi' importante da consentire l'accesso al ramo, era essenziale trovare un passaggio sommerso per raggiungerlo, solo cosi' si sarebbe potuto programmare un' attivita' continuativa e dare adeguato impulso alle esplorazioni.

STORIA ESPLORATIVA E DESCRIZIONE
 
Si ritorna a Rio Torretta con l'intento innanzi tutto di trovare un passaggio agibile per accedere al ramo est e quindi arrivare al misterioso secondo sifone. Con grande soddisfazione alla prima immersione riusciamo a raggungere il ramo est, superando il primo sifone della risorgenza. Il percorso subacqueo e' ragionevolmente agevole, quello per raggiungere il secondo sifone un po' meno, ci sono alcuni passaggi disagevoli ed angusti, estremamente scomodi da superare con tutte le attrezzature necessarie pesanti e soprattutto delicate.

Aperta la strada le immersioni si susseguono a ritmo incalzante.

Si esplora il secondo sifone, il primo tratto e' un po' tortuoso e complicato, normalmente l'acqua e' limpida, l'ambiente non e' ampio ma non presenta nemmeno problematici passaggi in strettoia; percorsi circa venticinque metri dall'ingresso, dopo una svolta a sinistra ci si immette in un'ampia galleria di interstrato, che si segue fino a raggiungere lo specchio d'acqua che ne indica il termine e da cui si emerge per accedere in una sala. L'approdo, a meno che non ci sia parecchia acqua, e' scomodo. Il fondo della sala e' sconnesso, ma dopo pochi metri di percorso in equilibrio sui massi scivolosi si giunge al terzo sifone.

Scoperto l'ingresso del terzo sifone l'esplorazione viene sospesa per dedicare alcune immersioni alla documentazione dei risultati conseguiti. Dopo aver rilevato tutta la grotta, sia le parti gia' conosciute che quelle recentemente esplorate e fatto un sufficiente e soddisfacente numero di riprese fotografiche, si inizia con l'esplorazione del terzo sifone. E' primavera inoltrata quando organizziamo la punta, il livello dell'acqua si e' notevolmente alzato e la parte normalmente aerea tra il primo e il secondo sifone e' completamente allagata, dovremo percio' percorrere in immersione anche quel tratto. Per avere una ampia e rassicurante quantita' d'aria decidiamo di utilizzare quattro bombole a testa: due per raggiungere e ritornare dalla sala alla fine del secondo sifone e due per l'immersione nell' inesplorato terzo sifone.

Con tutta quell'attrezzatura siamo un po' impensieriti per i passaggi stretti che dovremo superare nella parte ora allagata tra i due sifoni. Comunque tutto fila liscio nonostante la fatica. Il terzo sifone e' molto largo ma piuttosto basso, con acqua limpida e quindi buona visibilita'. Dopo circa venti metri piega a sinistra, la galleria, sempre di interstrato quì e' orientata in direzione nord.

L'ambiente e' molto bello, il sifone si mantiene sempre largo, proseguendo degrada in profondita' ed aumenta in altezza. Dopo aver percorso cento metri circa si giunge alla base di un caos di blocchi di frana, in concomitanza di una frattura che taglia ortogonalmente la galleria. Risalendo tra i blocchi si ha la netta impressione di essere arrivati ad una nuova uscita in qualche ambiente aereo, ma non e' cosi': alla sommita' la volta di roccia che chiude la galleria e' ancora completamente sommersa, e poco piu' avanti il passaggio obbligato costituito da una strettoia verticale attende.

Dopo alcuni tentativi infruttuosi la fessura viene superata ed oltre il sifone ritorna ad avere dimensioni agevoli.
A causa di piene ripetute e violente le esplorazioni vengono riprese nel 1994 quando le condizioni idriche si ristabiliscono e la quiete dell'acqua consente il ripristino di buone condizioni di visibilita'. Purtroppo pero' tutta la sagolatura e' stata demolita, nello stendere le nuove sagole curiamo di posizionarle su percorsi a quote inferiori per limitare i consumi ed i carichi di inerte. Terminati i lavori preparatori iniziamo una serie di immersioni che aggiungono altri 110 metri di sviluppo al terzo sifone fino ad una profondita' massima di 26 metri. Oltre la strettoia l' ambiente cambia fisionomia e diventa piu' complicato ed articolato, non piu' gallerie di interstrato, ma fratture non molto ampie, inclinate o verticali, con molto detrito sul fondo, fino a raggiungere un tratto impostato su condotte di forma piu' regolare. L'asse su cui si sviluppa questa parte e' orientato a nord - nord - ovest.

Le prospettive esplorative sono ancora interessanti, anche se ora le immersioni per raggiungere il punto estremo non sono banali, per il profilo, per i tempi di permanenza e per i trasporti delle attrezzature necessarie ad operare in massima sicurezza, con ampie riserve d'aria per ogni evenienza.

Giuseppe Minciotti (Gruppo speleologico CAI di Verona)

 

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SCUOLA NAZIONALE di SPELEOLOGIA SUBACQUEA

(Società Speleologica Italiana)

via G.da Coderta 15, 31100 Treviso (tel. 0422/411520)

 

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