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RAGGIUNTO IL FONDO:

-107 METRI A SU GOLOGONE!

di Leo Fancello

Articolo estratto dal numero 12 (dicembre 1997) di "SARDEGNA SPELEOLOGICA", Rivista della Federazione Speleologica Sarda

Olivier Isler è stato di parola: quest'anno è tornato a Oliena per continuare l'esplorazione speleosubacquea della sorgente di Su Gologone. Il suo amore per la bellissima "valchiusana" risale al 1988, quando, rimasto"fulminato" dalle sue limpide e profonde acque, scese fino a -8Om. L'anno successivo in compagnia di Patrick Jolivet raggiunse quota - 104. Nel 1992 durante una sfortunata spedizione morì un suo grande amico: Jacques Brasey. Seguirono alcuni anni di silenzio, fino al 1996 quando, ripresa alla grande l'attività subacquea, Olivier volle chiudere il discorso con Su Gologone anche per onorare la memoria dell'amico scomparso. Ma il tempo eccezionalmente piovoso pose fine ai tentativi.

Nel mite e clemente autunno scorso, con Giove Pluvio sveglio a tratti, si è conclusa una fase importante delle esplorazioni speleosubacquee iniziate ben nove anni fa'...

Quest'ultima avventura è iniziata a metà settembre quando Olivier mi telefonò chiedendo subito quali sarebbero state le previsioni del tempo da lì a un mese sopra lo specchio d'acqua della sorgente. "Très bonnes", risposi, mentendo come un mercante dorgalese. Rassicurato, mi pregò di trovare sponsor e supporto logistico per le immersioni in un periodo compreso tra il 12 e il 22 ottobre.

Occorrevano pertanto (possibilmente gratis):

  1. 10 costosissimi bomboloni di elio e ossigeno;
  2. un alloggio tranquillo, rilassante e con un'antistante piazza d'armi per accogliere tonnellate di materiali e attrezzature, oltre a consentire il travaso dei gas e la ricarica delle bombole da usare per l'immersione;
  3. almeno tre speleosub italiani di supporto;
  4. tempo clemente.

Grazie a un laborioso giro di telefonate il gas è stato gentilmente offerto, e senza storie, come al solito, dalla sede cagliaritana dell'Air Liquide. Per l'alloggio, unicamente all'amico Maurizio, dello Speleo Club di Oliena, abbiamo preso misure, espletato indagini, blandito, pregato e pianto. Nessuno ha voluto sapeme di ospitare gratis il nostro eroe e la sua truppa. Senonché gli amministratori comunali di Oliena, nella persona dell'Assessore Fois, gentile e lungimirante signora, hanno pensato di deliberare un contributo per ospitare il Nostro e i suoi compagni. Così, come in tutte le storie travagliate e a lieto fine, abbiamo potuto finalmente trovare anche l'alloggio agognato presso l'Agriturismo Camisadu, (lo consigliamo a tutti quegli speleologi che abbiano voglia, oltre che di visitare le grotte di Oliena, anche di apprezzare l'ottima cucina sarda e la pace della campagna olianese; il telefono è 0368-3479502) a pochi chilometri dal paese. Sono stati così assicurati gas, relax, cibi genuini e spazi a perdita d'occhio dove disseminare attrezzature e bombole.

Però mancavano ancora gli speleosub: dovevano essere esperti, bravi, belli, forti, biondi e con gli occhi azzurri, in grado di sopportare la fame e la fatica. Purtroppo li ho trovati brutti, bassi, pigri, neri e pelosi, mangioni e attaccabrighe, in grado però di prestare a turno il supporto necessario. Tutti ovviamente della Delegazione Sarda della Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea, il meglio della gioventù di Bosa e Dorgali. Ecco i loro nomi per i libri di storia: Toto Addis, Roberto Congiu, Piero Fancello, Maria Masuri, Vincenzo Piras.

Infine, per assicurare tempo clemente alla spedizione, abbiamo sacrificato Mommotti, il cane di Maurizio, a Giove Pluvio.

DIARIO DELLA SPEDIZIONE

Domenica 12 Ottobre: in mattinata, Leo e Toto sàgolano la sorgente sino a -53m. Alle 4 del pomeriggio arriva Isler accompagnato da due forti speleosub: Yann, francese, e Reihnard, tedesco. Questi fanno un'immersione preliminare che li lascia piacevolmente sorpresi: Su Gologone ha infranto altri due cuori! Nel frattempo viene montata e calata in acqua la campana di decompressione pneumatica, messa a disposizione dal tedesco. Il Nostro è entrato a far parte del "Team Sector No Limits" (un gruppo esclusivo di sportivi finanziato dalla nota casa di orologi) ed è reduce da una sfortunata esplorazione nella risorgenza di Doux de Coly, in Francia, dove nel 1989 in una memorabile immersione durata 13 ore e mezza, percorse oltre 4 km sott'acqua. Quest'anno, nel tentativo di superare il limite precedente, a causa della visibilità ridottissima è andato a cozzare contro una lama di erosione che ha tranciato parti delicate della sua attrezzatura!

Lunedì 13 Ottobre: immersione di Isler a -80 per sagolare il percorso. Ha trovato qualche difficoltà nel trovare il camino che da -80m risale fino a -60. L'assistenza in profondità è stata fatta da Rheinard. Il sottoscritto, Toto, Roberto e Maria piazziamo tra i -35 e i -3m una quindicina di bombole per la decompressione, contenenti miscele nitrox (ossigeno e azoto con percentuali varie). Sempre io e Roberto sistemiamo anche un cavo guida dalla superficie fino al fondo, teso e fissato con uno spit. Su questo scorreranno i bloccanti ai quali verranno attaccate le bombole relais per la decompressione.

Martedì 14 Ottobre: immersione di Yann, che ha ritrovato il camino che risale a -60. Piero ed io sistemiamo le bombole relais e provvediamo, senza successo, a fissare la campana di decompressione con gli spit. La roccia, particolarmente corrosa e marcia, si sbriciola continuamente e facilmente. Uno spit viene fuori con il cono completamente infisso e con la corona dentata integra e non espansa !!!.

Mercoledì 15 Ottobre: si immergono Reihnard e Yann per sagolare un ulteriore tratto della grotta. Vincenzo, Toto e Maria forniscono il supporto portando le bombole relais e ritirandole a fine immersione. Maria e Vincenzo fissano la campana di decompressione con una corda dinamica e 6 moschettoni a un grosso masso, a -6m.

Giovedì 16 Ottobre: Isler raggiunge i - 102 m, assistito in profondità da Reihnard. Vincenzo, Maria e Roberto portano e ritirano un vagone di bombole relais, fornendo la necessaria assistenza durante la lunga decompressione, durata quasi sei ore.

Venerdì 17 Ottobre: gli italiani non si immergono! Immersione di Yann per sistemare meglio la sagola guida in alcuni punti in profondità. Olivier manifesta leggeri sintomi influenzali e la cosa preoccupa un po' tutti. Meno male che Toto, il più biondo di tutti, è pronto a sostituirlo per affrontare gli abissi in apnea!

Sabato 18 Ottobre: Yann e Reihnard portano una bombola relais di trimix (miscela di elio, ossigeno e azoto) nel camino che da -80 risale a -60; servirà a Isler per l'immersione di domani. Piero ed io ci occupiamo di posizionare e ritirare le bombole relais per la decompressione. Ci fa visita il nostro Presidente Angelo Naseddu che, dopo una meticolosa ispezione ed aver dispensato a caso elogi e reprimende, riparte scortato dalla Guardia Presidenziale, scomparendo in una nube di polvere tra squilli di trombe e nitriti di cavalli. Olivier preferirebbe fare l'immersione lunedì per essere al top della forma, ma le previsioni del tempo non sono buone. Nell'impresa di domani non verrà usato l'R.I. 2000, il rebreather a circuito semichiuso che gli consente autonomie incredibili: le dimensioni dell'apparecchio non consentono il superamento di alcune strettoie.

Domenica 19 Ottobre: Olivier arriva con un po' di ritardo, ma sta bene ed è motivato. I preparativi durano un infinità e vengono seguiti da una torma di spettatori invadenti e schiamazzanti. Nel frattempo Toto, Roberto e Maria portano giù, trasportandole sui fianchi, una quindicina di bombole relais con nitrox e ossigeno puro per la decompressione. Isler indossa nell'ordine: un completo di lana, un sottotuta di Pile, un giubbetto termico alimentato da un'enorme batteria che viene collocata a -35m, una grossa sottotuta felpata e infine la sua personalissima muta stagna in neoprene. Una maschera speciale, ugualmente in neoprene, proteggerà il suo viso. Olivier impartisce le ultime disposizioni e si immerge, accompagnato dagli applausi della folla di curiosi, con indosso quattro bombole da venti litri e un ventrale da 12 litri. Sono le 13 e 05. Qualche tempo dopo Reihnard controlla la risalita di Isler alle quote prestabilite di -50 m e -40m. L'assistenza e tutti gli altri controlli fino a - 12m vengono assicurati da Maria e Roberto. Alle ore 17 gli viene servita da Maria una borraccia di tè caldo attraverso una complicata attrezzatura inventata dal Nostro. Viene attivato anche un efficiente servizio di pony-sub express. Alla quota di -6 m è il turno mio e di Toto per assistere Isler, al quale vengono asportate le due bombole laterali da 20 litri, per permettergli di entrare nella campana. Diverse bombole relais vuote vengono riportate in superficie. Isler tenta, senza riuscirvi, di entrare nella campana che si rivela un po' angusta per la sua statura. La decompressione viene proseguita in acqua libera e per fornirgli energie supplementari si decide di portargli due banane, che con molta tecnica Olivier divora all'istante. L'immersione ha termine alle 21 e45', dopo oltre otto ore di permanenza in acqua. Un Isler un po' stanco e affamato, ma soddisfatto dell'impresa, ci comunica di aver raggiunto i -107m in corrispondenza di una frattura larga 10 m e alta solo 60 cm, impercorribile con le bombole sulla schiena. Ulteriori ricognizioni l'hanno portato a risalire alcuni camini fino a -85 senza trovare prosecuzioni accessibili.

Isler considera pressoché finita l'esplorazione di Su Gologone e un po' di rammarico traspare dalle sue parole, poiché era pronto e attrezzato perraggiungere i -150 m, in quella che considera una delle più belle risorgenze del mondo.

Lunedì 20 Ottobre: come previsto (dai miei reumatismi, non dai meteorologi .... ) è una bellissima giornata. Toto e Maria recuperano alcune bombole relais, il cavo e la campana di decompressione.

Martedì 21 Ottobre: Olivier tiene una conferenza stampa e una dimostrazione di immersione per la gioia dei giornalisti, RAI compresa.

Mercoledì 22 Ottobre: Isler tiene un'interessante conferenza, con l'ausilio di filmati e diapositive, agli alunni e ai docenti della scuola media statale di Oliena.

Adesso è veramente tutto finito. Isler si accomiata da noi, ringraziando tutti. Forse è l'ultima volta che lo vediamo all'opera. Gli speleosub sardi hanno vissuto con lui una fantastica e faticosa avventura. Un riconoscimento particolare va dato a chi ha reso "materialmente" possibile l'impresa:

CONCLUSIONE

Ancora una volta ha vinto Su Gologone. Non ha mai voluto aprire il suo cuore di pietra agli esploratori, respingendoli con la forza, talvolta con la violenza, spesso con l'inganno e infine levando loro, definitivamente, anche la speranza. Forse è meglio così: mistero e fascino rimangono intatti. Però la grande sorgente ha ancora una battaglia da combattere, la più importante: quella per la sua sopravvivenza, contro il Consorzio di Bonifica che vuole cancellarla dalle carte geografiche. Speriamo che vinca anche stavolta!

CRONISTORIA DELLE ESPLORAZIONI

Fin dagli anni '60 diversi spelcosub italiani avevano esplorato la sorgente, ma sempre a profondità modeste. Le prime performance di un certo livello risalgono al 1980 con il famoso speleosub tedesco J. Hasenmayer e al 1981 con gli speleosub inglesi che raggiunsero i 46 metri di profondità.

Nel 1982 gli spelcosub francesi Penez e Le Guen raggiungono quota -70m, affermando di aver trovato il fondo della risorgente.

Verso la fine degli anni '80 sono gli svizzeri e i francesi, guidati da Olivier Isier che con una serie di difficili ed estreme esplorazioni raggiungono i - 104m.

Nel 1992 nel corso di un tentativo di esplorazione, per una serie di tragiche e concomitanti fatalità perde la vita uno spelcosub svizzero del team di Isler: Jacques Brasey, che fu uno dei protagonisti delle esplorazioni precedenti e autore del rilievo esistente. Quell'evento sfortunato causò una lunga sospensione dei tentativi da parte dello stesso Isler.

Nel 1996 0livier Isler riprende l'attività speleosub e ritorna a SuGologone utilizzando l'R.I. 2000, un rebreather (apparecchio che ricicla in parte i gas respirati) che gli consente una lunga autonomia. Purtroppo il maltempo impedisce la riuscita dell'impresa.

Nell'ottobre del 1997 sul libro delle esplorazioni viene scritto il capitolo conclusivo: l'immersione che porta Isler al fondo della grande sorgente, a ben - I 07 metri di profondità.

Descrizione della risorgenza e rilievo

 

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