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Rapido flash di una spedizione speleosub ad Ispinigoli
"Sono rientrato stanotte da una esplorazione speleosub, al sifone finale del ramo principale della grotta di Ispinigoli-S.Giovanni Su Anzu. Alla spedizione hanno partecipato una quindicina di speleologi del mio gruppo (tra cui, nell'insolita veste di "sherpa vulgaris", gli speleosub Toto Addis, Roberto Congiu, Piero Fancello e Antonio Pinna, tutti brevettati SNSS) a supporto del sottoscritto e di Vincenzo Piras. La grotta, in breve, è un sistema carsico di 15 km, attualmente ancora in fase di esplorazione, formato da tre diverse cavità collegate fra loro. L'accesso avviene dalla voragine di Ispinigoli, per poi estendersi in diverse direzioni. Il sifone esplorato ieri si trova a circa 2000 m dall'ingresso, alla fine del corso d'acqua principale. Tutto l'avvicinamento avviene con le mute subacque, in quanto quasi tutto il percorso si sviluppa in acqua. Il sifone era stato visto da Minciotti questo Dicembre scorso; mi raccontò di un sifone brevissimo (15 m circa) che collegava ad una grande galleria emersa da Lui non esplorata, in quanto preferì tornare subito indietro. Fatto sta che la spedizione di ieri, è stata organizzata per esplorare e rilevare la galleria anzidetta. Superato il fangosissimo sifone, siamo emersi in un lago di una decina di metri di diametro, prendendo terra su una cengia merdosa dove si affondava sino al ginocchio. Liberati delle bombole siamo andati ad esplorare la galleria, che ho scoperto essere la ben conosciuta "Galleria Giovanna". Grande delusione e istinti suicidi per non affrontare le ira degli sherpa. Rientrati nel lago, abbiamo meglio esplorato le sue pareti, scoprendo un cunicolo subaereo (altezza aerea 60 cm, altezza acqua 70 cm) lungo una decina di metri, sifonante su un interstrato sifonante alto appena 50-60 cm al massimo, merdoso quanto il primo. Meglio il sifone merdoso che le botte degli sherpa. Ci infiliamo nel cesso, non trovando con disappunto un cazzabubbolo qualunque sul quale fissare la sagola, penso che al ritorno saranno testate tra noi e la grotta. Chissà chi vincerà. Emergiamo dopo appena una quindicina di metri, su un bel condotto impostato su faglia, al fondo del quale scorre il corso d'acqua che alimenta il fiume della galleria principale di cui sopra. Ci liberiamo delle bombole e ne esploriamo oltre trecento metri, tra strettoie ciottolose, arrampicate e slalom tra grossi massi di frana, sino ad un terzo sifone uguale in tutto e per tutto al secondo. Si torna indietro con le ginocchia a forma di ciottolo. Il ritorno a visibilità zero, dopo circa 4 ore di esplorazione, è una brevissima quanto cruenta battaglia di testate e gomitate. Rivediamo il cancello della grotta dopo 16 ore di muta in neoprene.
Leo Fancello, Delegato Sardegna Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea
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