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APOGON

APOGON

CENTRO DI SPELEOLOGIA SOTTOMARINA (O.n.l.u.s)


SCOPERTE BIOSPELEOLOGICHE NELLE GROTTE SOTTOMARINE DEL CAPO DI LEUCA (LECCE)

Una nuova scoperta biospeleologica conferma l’importanza delle grotte sottomarine del Salento. Il rinvenimento è stato effettuato dall’ormai affiatato team di Biologi e Speleosub, costituito dai ricercatori della Stazione di Biologia Marina del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (Di.S.Te.B.A.) dell’Università di Lecce e dagli speleosub del Centro di Speleologia Sottomarina "Apogon".

Pochi giorni dopo la scoperta di nuove spugne troglobie nel sistema sommerso del Cocito (Grotta Zinzulusa, a Castro Marina), diverse dall’unica specie al mondo che dagli stessi speleologi vi era già stata rinvenuta nel ’96 (Higginsia ciccaresei) (Pesce – Pansini ‘97), l’équipe di biologi e speleonauti salentini ha rinvenuto in una grotta sottomarina del Capo di Leuca un’altra novità faunistica. Si tratta di alcuni esemplari di Herbstia nitida, un piccolo granchio che vive nascosto sotto le pietre della grotta sottomarina, tra i 20 ed i 35 metri dall'ingresso. Questa è la prima segnalazione della specie per il Mediterraneo, dato che, fino ad oggi, era stata ritrovata, una sola volta, nelle acque atlantiche del Golfo di Guinea.

Gli esemplari rinvenuti nella cavità sono attualmente studiati dal dottor Michele Pastore, esperto carcinologo del C.N.R. di Taranto e dal dottor Francesco Denitto, del Di.S.Te.B.A. dell’Università di Lecce. I ricercatori hanno presentato i preliminari dei loro studi all’ultimo Convegno Internazionale di Carcinologia, che si è tenuto i primi di settembre in Grecia, riscuotendo il plauso dei partecipanti.

Quella del granchio Herbstia nitida è, in verità, solo l’ultimo di una lunga serie di rinvenimenti di specie nuove per la fauna italiana nelle grotte del Capo di Leuca. In molti di questi casi, si tratta di specie nuove per la Scienza, cioè che non sono state rinvenute in nessun’altra parte del mondo.

Le grotte sottomarine salentine, studiate in modo approfondito e continuativo da solo cinque anni, grazie al connubio intrapreso tra l’Università di Lecce ed il Centro Apogon, si stanno rivelando una vera e propria "miniera" di informazioni, sia speleologiche che biologiche.

Secondo il prof. Genuario Belmonte, del Di.S.Te.B.A., questi delicati ecosistemi costieri sono detentori di segreti ancora tutti da scoprire e, soprattutto, stanno mettendo in luce una biodiversità al di sopra di ogni aspettativa. Da ciò la necessità di approfondire gli studi di questi ambienti per meglio comprenderne il loro funzionamento ed inserirle correttamente in un programma di protezione e salvaguardia delle nostre coste che, in modo particolare oggi, è divenuto di priorità inderogabile. Molte specie animali che vivono nei nostri mari, siano esse note o meno, utilizzano le grotte marine come rifugi temporanei, siti di riproduzione e nursery in determinati periodi dell’anno, senza poi contare tutte quelle specie che conducono la loro intera esistenza nelle zone buie delle grotte, senza mai uscire in mare aperto. E’ dunque grazie alla presenza di grotte e cavità costiere se, oggi, molte specie di animali sono ancora presenti lungo i nostri litorali, nonostante la crescente presenza dell’uomo e delle sue attività.

 

Raffaele Onorato

 


CENTRO DI SPELEOLOGIA SOTTOMARINA "APOGON"

C. P. 100 - 73048 Nardò (Italy)

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