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-310 mt al Pozzo del Merro
Luomo cede il passo alla macchina: la più profonda esplorazione speleosubacquea mai effettuata al mondo da un R.O.V. allinterno di una cavità carsica allagata, realizzata in occasione della collaborazione tra LUniversità la Sapienza ed il Nucleo Sommozzatori Vigili del Fuoco di Roma
di Riccardo Malatesta
Nei mesi di febbraio e aprile 2000 grazie
alla felice collaborazione tra lUniversità La Sapienza (Dipartimento Scienze delle
Terra) ed il Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Roma, è stato possibile estendere
lesplorazione speleosubacquea del sinkhole Pozzo del Merro. Infatti dopo limmersione che lo scorso anno ha portato Giorgio Caramanna e
Riccardo Malatesta a 100 mt, gli stessi hanno proposto al Nucleo Sommozzatori
VVF di Roma di partecipare allesplorazione del sito utilizzando il R.O.V. in
dotazione.
Dopo aver dedicato alcuni giorni a ricognizioni della zona, i Vigili del Fuoco nella prima settimana di lavoro hanno provveduto mediante lopera di specialisti del Gruppo S.A.F. (Speleo Alpino Fluviale) alla messa in sicurezza del sito, alla bonifica delle zone di lavoro ed i sommozzatori hanno realizzato una piattaforma galleggiante da posizionare poi sulla superficie dellacqua. Il supporto del Gruppo S.A.F. è stato prezioso per la realizzazione del sistema di trasporto delle attrezzature dal piano campagna al fondo della dolina; dopo attenta analisi è stato deciso di utilizzare il vecchio binario sopraelevato che collega la superficie allo specchio dacqua, realizzato dallACEA (azienda che gestisce le risorse idriche della Capitale) circa venticinque anni fa durante i lavori di costruzione dell impianto per la captazione delle acquee del Merro, progetto poi verificatosi improduttivo e quindi abbandonato; il trasporto sui binari è stato reso possibile grazie ad un carrello costruito per loccasione dai Vigili e manovrato mediante un sistema di calata e recupero realizzato con attrezzature di derivazione speleo.
Dopo il varo della piattaforma vengono effettuate ripetute immersioni dei sommozzatori fino ad una profondità massima di cinquanta metri necessarie alla rimozione di alcune sagole lasciate dagli speleosub nel tempo; questa pulizia è necessaria per impedire un probabile incaglio del R.O.V. durante le sue immersioni. Viene invece volutamente lasciata in loco la robusta cima azzurra che dalla superficie raggiunge i 60 e la sagola che da quella quota è stata portata dagli esploratori a 100.
Sono stati
necessari diversi viaggi del carrello per trasportare le pesanti casse contenenti gli
elementi costitutivi del sistema robotizzato ed infine il protagonista della profonda
esplorazione: il R.O.V. "MERCURIO". In poco tempo i sommozzatori rendono
operativo il robot ed appena calato in acqua dalla piattaforma vengono effettuate le prove
preliminari dimmersione che danno esito positivo: lassetto per acqua dolce è
ottimale, i motori, le luci, le telecamere e la pinza rispondono perfettamente ai comandi;
ancora un giro sotto la superficie turchese e poi
giù. Un sommozzatore lo
indirizza verso la cima azzurra intorno alla quale applica un anello realizzato con una
sagola invitando il MERCURIO ad afferrarlo con la pinza; questo sarà il
"guinzaglio" che permetterà alla macchina di orientarsi correttamente fino a
sessanta metri di profondità.
Raggiunta quella profondità il R.O.V. lascia lanello e prosegue la discesa con i suoi propulsori. La discesa è lenta, la visibilità buona, le luci permettono di apprezzare lottima qualità del segnale video e mentre le immagini scorrono gli speleosub rivivono dalla superficie limmersione fatta un anno prima.
A -100 termina anche la sottile sagola frazionata su un vecchio trave di legno precipitato dalla superficie chissà quando e rimasto miracolosamente appoggiato su una piccola cengia. Da questo momento lo schermo mostra immagini che nessun uomo ha mai visto, laggiù nessuno è mai stato. La discesa continua verticale piuttosto lentamente con soste ogni cinque metri di profondità dove il MERCURIO effettua una rotazione di 360° che permette alla telecamera di inquadrare lambiente circostante per consentire in superficie di esaminare le caratteristiche, le dimensioni e landamento del condotto.
A 160 viene individuata una frattura orizzontale nella parete NNE che genera un tetto di roccia liscia e regolare mentre le pareti di questo meandro proseguono parallele verso linterno della cavità. Proseguendo lesplorazione verticale del condotto principale sono state notate vaste zone di roccia calcarea ricoperte da un sottile strato di deposito di colore rosso, residui di un processo di ossidazione del calcare in conseguenza dellelevata concentrazione di solfati disciolti in queste acquee moderatamente termali. Losservazione delle pareti conferma costantemente la natura carbonatica della struttura, e di tanto in tanto qualche modesto ed irregolare rilievo orizzontale mette ben in evidenza laggressione chimica cui è sottoposto il manto roccioso da parte dellacqua.
Giunto a -209, il R.O.V. si arresta davanti ad un tronco dalbero posto orizzontale tra le pareti che in quel punto non sono più distanti tra loro di tre o quattro metri. Oltre questo surreale ponte di legno, è possibile intravedere il buio del condotto che prosegue con la stessa inclinazione, ma la macchina finisce qui la sua esplorazione condizionato dalla lunghezza del cavo e dalla profondità: il MERCURIO ha raggiunto e superato il suo limite operativo di duecento metri di profondità, senza dare segni di cedimento ne facendo rilevare malfunzionamenti.
E stato quindi possibile proseguire lesplorazione successivamente grazie ad un diverso tipo di R.O.V. in dotazione ai sommozzatori del nucleo di Grosseto, operativo sino ad una profondità di trecento metri: lHYBALL 300. Nei primi giorni di aprile i Vigili del Fuoco tornano al Merro pronti a tuffare il nuovo Cyber-esploratore nelle acquee di quello che sembra già destinato a diventare un pozzo da record.
LHYBALL scavalca il tronco dalbero a 209 e svela subito dopo le vaste dimensioni e la totale verticalità del condotto dai 215 in poi.
Il sistema mantiene le medesime caratteristiche rilevate nei primi duecento metri mentre il robot prosegue il lavoro lasciato in sospeso dal suo collega. Limmersione del R.O.V. si estende oltre il suo limite operativo ed a 310 ancora chiede cavo, la sua telecamera digitale invia in superficie ancora le solite immagini di ampi spazi, pareti levigate verticalissime e sotto il nero: il Pozzo del Merro rimane inviolato.
Esattamente un anno dopo limmersione a 100 di Caramanna e Malatesta, un R.O.V. dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco riprende lesplorazione dal punto dove gli speleosub si erano fermati. Il risultato è incredibile, il paragone tra le difficoltà ed i rischi affrontati durante quel tuffo a cento metri di profondità e la relativa facilità con cui la macchina ha raggiunto i 310 senza rischi per nessuno, lascia spunti per costruttive riflessioni stimolando i ricercatori a perseguire su questa via. A testimonianza di questa operazione la Capmar Studios ha prodotto un documentario che il noto regista e documentarista Pippo Cappellano ha realizzato, ricostruendo tutte le fasi della ricerca (tema della tesi di laurea in Idrogeologia di Giorgio Caramanna) e che RAI3 ha recentemente mandato in onda in una puntata del programma Geo&Geo.
Lo studio continua con le operazioni di routine in attesa di trovare fondi o collaborazioni che permettano di raggiungere il fondo del sinkhole più profondo dEuropa.
Per maggiori informazioni:
riccardo.malatesta@tiscalinet.it

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