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SPELEOLOGIA SUBACQUEA

ALLA RISORGENZA DELL’OLIERO

Massimo Bollati ed Alessio Fileccia

(Scuola Nazionale Speleosubacquea della Società Speleologica Italiana)

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Il sistema di risorgenze che si apre lungo il tratto finale della val Sugana nei pressi di Valstagna (VI), costituisce certamente il fenomeno carsico subacqueo tra i più interessanti e sviluppati in Europa. Disposte in prevalenza lungo il fianco destro della valle, sgorgano dalle rocce calcaree numerose risorgenze, alcune temporanee e situate sul ripido versante a 100 – 200 m di altezza ed altre perenni, più in basso. Queste ultime per l’estensione, l’ampiezza delle gallerie e la relativa limpidezza dell’acqua, costituiscono un polo di attrazione per moltissimi speleosub provenienti anche dall’estero. Le più conosciute sono le due sorgenti dell’Oliero: Cogol dei Siori e Cogol dei Veci. Situate a circa 200 m di distanza, le loro acque si uniscono poco dopo lo sbocco, per gettarsi sul fiume Brenta. Il Cogol dei Siori, fu esplorato nella parte aerea iniziale, dal nobile Alberto Parolini nel 1822, che tentò anche di immettere il famoso Proteus Anguinus, trasportandolo da Postumia, sua zona endemica. Purtroppo non seppe mai se l’esperimento era riuscito e bisognò aspettare il 1963 per vedere alcuni esemplari che nuotavano tranquilli, nelle fredde acque della grotta. Oggi non è difficile incontrarne qualcuno in immersione, mentre si lascia trasportare dalla corrente o s'intrufola in una fessura, disturbato dal rumore dalle bolle. Quest’anfibio dalla pelle rosata, lungo 20 – 30 cm, completamente cieco, vive nel buio delle gallerie allagate, si ciba di piccoli crostacei, insetti e larve fluitati dalla corrente ed ha un metabolismo talmente particolare, da permettergli di vivere fino ad 80 – 100 anni restando se necessario anche più di 4 – 5 anni senza cibo. Le due sorgenti sono inserite in un’area di parco gestita dalla Società Oliero Grotte. All’interno è situato un interessante museo di speleologia e carsismo diretto dalla dr.ssa Monica Celi. Grazie al contributo di numerosi speleologi e speleosub che lavorano da decenni nel sovrastante altopiano di Asiago, la Celi ha curato l’allestimento dei numerosi pannelli e plastici che aiutano il visitatore a comprendere il lungo viaggio compiuto dall’acqua, dal momento in cui s'infiltra nel terreno, 1000 m più in alto, a quando ricompare a giorno nelle vicine sorgenti. Ogni anno circa 30000 persone visitano il parco, soprattutto tra luglio ed agosto, attratte dalla tranquillità e dall’ombra della vegetazione che cresce lungo le rive dell’Oliero. In autunno ed inverno il luogo è quasi deserto ad eccezione di qualche raro "turista" che goffamente e sotto il peso di 40 – 50 kg di amenicoli vari, si dirige faticosamente verso l’acqua. Per raggiungere le due risorgenze si può trasportare tutto il materiale speleosubacqueo con un’imbarcazione (se si è fortunati), oppure inerpicarsi per un ripido sentiero che porta in 10-15 minuti ai due imbocchi. Delle due sorgenti, la più frequentata è il Covol dei Siori.

 

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La figura rappresenta la successione dei depositi rocciosi, immaginando un piano verticale che taglia l'altopiano di Asiago da est a ovest. Le rocce più antiche (in basso) sono le lave silicihe del Permiano a cui seguono verso l'alto i depositi calcarei e dolomitici di origine marina del Trias e Cretaceo. All'estrema sinistra è riportata la traccia della galleria principale della sorgente di Oliero lunga circa 1000 mt che segue la giacitura degli strati calcareo-dolomitici suborizzontali.

 

L’immersione inizia 40 m all’interno, nel laghetto, il tratto principale è ben sagolato, fino a 150 m dall’ingresso. I primi metri sono in una galleria di dimensioni approssimate 5 x 3 m, disposta lungo la superficie degli strati calcarei. La corda è fissata sul fondo in numerosi punti con chiodi da roccia e, durante le piene molto frequenti, permette di non essere trascinati via dalla corrente, dato che le pareti ed il fondo, sono molto levigati. A 150 m dall’entrata, il cunicolo si restringe e si abbassa e per un tratto di 10 m si entra nel "laminatoio", alto 70 – 80 cm. Passato questo, la morfologia della grotta cambia, le pareti si allontanano e le lampade anche da 50 W non riescono più ad illuminare il soffitto, il fondo è occupato da massi franati ed inizia lentamente a scendere per passare da 15 – 16 m ai 55 m, a circa 300 m dall’ingresso (punto più profondo), quindi risale per mantenersi sui 30 – 40 m. Dal laminatoio in avanti, la forza della corrente cala di colpo e se fino a qui sono necessari 15 – 20 minuti, oltre, la progressione si fa più veloce.

Esplorata per i primi 50 m negli anni ’60, è stata cartografata fino al laminatoio a metà degli anni ’80 dai gruppi COVAS e CAI di Verona. Nel 1992 Bolantz e Casati, effettuarono una punta esplorativa fino a circa 1000 m sempre in immersione e risalendo ad una quota di – 20 m. Il Covol dei Siori è caratterizzato da ambienti grandi, discreta limpidezza (da 2 a 20 m) e bassa profondità nei primi 150 m di percorso. Non dimentichiamo però che siamo in grotta ed è quindi impedita una risalita diretta alla superficie. Il primo tratto fino al laminatoio è alquanto faticoso per la corrente, ed i consumi sono quindi maggiori del normale (70 – 90 lt/min). La galleria principale è già sagolata, ma dato il regime della cavità è sempre consigliabile controllare lo stato di usura della corda, in molti punti inoltre, le tacche distanziometriche e le indicazioni dell’uscita possono essere asportate dalla forza dell’acqua. Per quanto detto è sempre consigliabile usare la normale attrezzatura speleosubacquea basata sulla doppia sicurezza con le consuete tecniche di progressione. L’ampiezza delle gallerie permette di utilizzare appieno le procedure di esplorazione in distanza con l’uso di relais (riserve) ed eventualmente anche di scooters. Per immersioni impegnative nel tratto oltre il laminatoio lasciamo di solito ossigeno a 6 m ed utilizziamo inizialmente una miscela nitrox. Alla progressiva dei 150 m e 250 m vengono deposte delle bombole di riserva per proseguire poi con quelle in spalla.

 

SCHEDA GEOLOGICA

Posizione: prov. di Vicenza, lungo la Val Sugana, lato destro, ed ai piedi dell’altopiano di Asiago

L’altopiano di Asiago, nel Veneto, costituisce un’area carsica di 600 kmq in rocce calcaree vecchie tra i 70 e 180 milioni di anni. La sua caratteristica peculiare è l’assenza in superficie di corsi d’acqua, visibili solo per breve tempo e durante forti acquazzoni. Il motivo è da imputare all’elevata permeabilità del terreno, che permette un’intensa circolazione sotterranea diretta sia verso la Valsugana ad est sia la Val d’Astico ad ovest. Nell’altopiano sono state esplorate tra le più profonde grotte italiane, alcune sfiorano i 1000 m di profondità e sono in probabile comunicazione con le risorgenze lungo la Val Sugana, come ad esempio l’Abisso Malga Fossetta con la grotta/risorgenza della Bigonda. L’acqua superficiale s’infiltra a quote di 1000/2000 m sul mare ed attraverso una miriade di fratture nel sottosuolo, sgorga a volte dopo poche ore sul fondo delle valli che delimitano l’altopiano. Una prova di tracciamento per ricavare sommariamente l’ampiezza del bacino idrogeologico è stata fatta sciogliendo della fluorescina sodica in un corso d’acqua ipogeo sull’altopiano di Asiago a circa 1030 m. di quota.  Analizzando l’acqua delle sorgenti lungo la Val Sugana, la sostanza disciolta è stata ritrovata nella grotta Parolini (Covol dei Siori) con un massimo di concentrazione dopo 10-15 giorni dall’immissione, avvenuta ad 11 km di distanza. Un semplice calcolo mostra quindi una velocità media delle acque sotterranee di circa 50 m/ora ed un dislivello di quasi 900 m. Le portate del Covol dei Veci e dei Siori sono molto variabili da 0,2 a 100 mc/sec e le due sorgenti risentono delle precipitazioni con un ritardo di 1 – 2 giorni. Il Covol dei Siori è utilizzato come acquedotto: una tubazione a 3 m di profondità preleva 250 lt/sec per portarli ad una stazione di pompaggio dove vengono sollevati a 1000 m di quota fino all’altopiano di Asiago sovrastante.

 

PROBLEMI ESPLORATIVI

Un’immersione fino al "laminatoio" non è particolarmente difficile, ma va pianificata a tavolino, come tutte quelle speleosubacquee d’altronde. Il fatto che per i primi 150 – 170 m si resta entro i 18 m di profondità, non ci autorizza ad usare una bombola sola (per quanto grande possa essere). Ricordiamoci che sopra di noi c’è un tetto di roccia e non si può uscire in apnea. Va applicata la regola del terzo e l’attrezzatura consigliata, oltre a quella classica, prevede:

Con quest’equipaggiamento si può rimanere tranquillamente per 40 - 50 minuti senza dover patire troppo il freddo né fare decompressione. A parte alcuni brevi periodi invernali, una certa corrente è sempre presente e per fare i primi 120 – 150 m dovete mettere in previsione il consumo anche di 1000 – 1200 lt di aria. La galleria è ovunque ampia, ad eccezione del laminatoio, alto circa 70 – 80 cm. Oltre questo punto il percorso principale continua a destra. A sinistra invece chiude dopo una trentina di metri s’intorbida facilmente. Se si prevede di proseguire fino a – 30 m (250 m dall’ingresso) è consigliabile fare l’immersione con almeno 5500 lt. Si può utilizzare una bombola relais fino al laminatoio e recuperarla al ritorno. Il profilo della galleria è regolare, quindi vanno bene anche le tabelle. Per immersioni più impegnative, e distanti, va prevista una bombola di ossigeno a 6 m utilizzata seguendo i tempi di decompressione forniti dal computer (respirando aria sotto i 6 m ed ossigeno a 6 m e 3 m)

A titolo esemplificativo mostriamo i risultati di una immersione a 50 m di profondità (a circa 350 m dall’ingresso).

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Ribadiamo inoltre il carattere didattico dell’esempio e la necessità di una preparazione specifica ottenuta per gradi e sotto il controllo di un istruttore di speleologia subacquea.  Il grafico allegato è la restituzione dei dati rilevati dal computer Aladin pro, in ascissa c’è il tempo d’immersione in ordinata la profondità. L’immersione è stata compiuta in condizioni ambientali ottime: poca corrente eccellente visibilità, sagolatura impeccabile! La scorta d’aria principale era costituita da due monobombola da 10 lt caricati a 220 bar, vi era inoltre un'altra bombola di sicurezza lungo il percorso. I due sub che si sono immmersi hanno consumato esattamente la stessa quantità di aria, arrivando al limite della regola del terzo, ad una profondità di 50 mt. Tale profilo rappresenta quindi il limite massimo di autonomia con un bibo da 10 + 10 lt, e qualcosa oltre il limite, per profondità, tutto ciò, come già detto, in condizioni ottimali. In realtà è consigliabile accedere nella grotta a piccoli passi, es.: la prima volta spingersi sino a –18 m, la seconda percorrere il laminatoio ed, eventualmente, in seguito spingersi un po’ più in la. Il profilo si mantiene pressochè simmetrico, tranne che nel ritorno da 10 a 0 m dove, oltre al tempo speso in decompressione c’è quello speso per il recupero di alcuni materiali. L’Aladin pro alla profondità massima segnalava la fine del tempo di non decompressione, personalmente riteniamo che il calcolo dello strumento non sia abbastanza conservativo per le immersioni in grotta, percui la raccomandazione è quella di effettuare comunque delle soste.  In questo caso l’immersione potrebbe essere facilmente pianificata con un software di decompressione che attualmente rappresenta la soluzione più razionale per le multilivello, come quelle speleologiche.

 

BIBLIOGRAFIA

Fileccia A. Speleologia Subacquea, attrezzature e tecniche esplorative, Vallardi & C editore, 1996

Juvenspan H., Thomas C. Plonger aux Mélanges, Eau Noir, 1992

Palmer R., An Introduction to Technical Diving, Underwater World Publication, 1994

 

Massimo Bollati ed Alessio Fileccia svolgono l’attività speleosubacquea da oltre 20 anni seguendone l’evoluzione in Italia, fin dagli inizi.

L’esperienza acquisita va dalle immersioni fond de trou in sifoni posti fino a –600 m di profondità) a quella in trimix a –110 m.

Collaborano con la Scuola Nazionale di Speleologia Subacquea nell’organizzazione di corsi base ed avanzati ed insieme ad altri 3 colleghi operano in campo esplorativo e scientifico in una associazione per lo studio del mondo sotterraneo.

 

Vedi anche la Relazione Esplorativa sulla Grotta Parolini

 

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